Diary of an italian wannabe-writer teenager.

Here is a sneak peek into my dreams, my thoughts, my fears, my hopes.. a sneak peek into my world. I'm gonna talk about whatever comes to my mind, whatever I either love, hate or just feel like I have something to say about. It's gonna be random. It's gonna be sarcastic. It's gonna be harsh, sad, ruthless, disorganized. It's gonna be me.
Hope you enjoy it.

Feel free to comment.

I.

lunedì 18 novembre 2013

STRUGGLE

A quanto pare quello che mi serve per mettermi a scrivere è un allarme tornado. Già, è tutto il pomeriggio imperversa una bufera di quelle che vedi solo nei film sull'apocalisse. No ok sono un'esagerata. E' che mi sto annoiando a morte e come tutti mi rifugio nella mia mente, dove tutto è perfetto e la mia vita non è mai sotto l'altezza delle mie aspettative. Dove questo tornado mi prende e mi riporta a casa anche solo per cinque minuti. La nostalgia si fa sentire. Eccome se si fa sentire. Sarà che sto attraversando la mensile 'settimana no', sarà che sono passati già tre mesi, sarà che sono semplicemente una normale diciassettenne e non un pezzo di ghiaccio, ma mi manca casa. Mi mancano i miei amici e le mie abitudini. Mi manca svegliarmi e trovare la colazione pronta, il sorriso della mamma, le battute di papà per cui mi arrabbiavo sempre ma che in fondo in fondo devo ammettere facevano ridere. Mi manca sedersi tutti insieme sul divano al giovedì sera per guardare x factor, mi mancano gli abbracci, le parole di conforto. Mi mancano i miei amici, quei pomeriggi tutti uguali, tra aperitivi e chiaccherate, di cui ero tanto stufa.
Con questo non sto dicendo che mi pento della mia scelta, assolutamente. Amo essere qui. Amo questo mondo. Solo che a volte è davvero difficile. E' difficile quando per quanto ti sforzi non riesci a far andare le cose come vuoi tu. Quando cerchi sempre di essere forte, perchè è quello che tutti si aspettano da te. Quando vorresti urlare, sfogarti ma invece ti tieni tutto dentro, mastichi e mandi giù. Perchè non vuoi creare problemi, devi stare attenta a tutto quello che fai, a quello che dici, a come lo dici e cerchi di accontentare tutti, ti senti costretto a annullare la tue opinione, i tuoi pensieri, perchè non sono mai abbastanza importanti, i tuoi problemi non sono abbastanza importanti, quell'insieme di piccole cose che ti fa diventare matta non è abbastanza importante. Gli altri vengono prima. Perchè loro stanno facendo un sacrificio per averti qua, perchè sei tu che arrivi nel loro mondo e lo scolnvolgi. Arrivi, scombini le carte e poi te ne vai, lasciando dietro di te un grande vuoto, un castello distrutto. E tutto questo fa paura. Loro sanno che affezionarsi a te significa poi doverti lasciare andare. L'hanno fatto tante altre volte. E sono stufi, stanchi. Vogliono qualcosa che non sia effimero, che duri, vogliono una roccia, un'ancora, una colonna. Vogliono la casa di mattoni del terzo porcellino: nonostante gli sbuffi del lupo resta sempre in piedi. Ma tu questo non glielo puoi dare, no. Tu tra sette mesi salirai su un aereo e puff ..svanita. Adios. Di nuovo nella tua vecchia vita. 
Sembra assurdo eh?
Ecco perchè più ti sforzi di avvicinarti più ti sembra che si allontanino. Forse tu stessa hai paura di aprirti a loro per lo stesso motivo. Ci hai mai pensato? Probabilmente si, ci pensi ogni giorno. Cerchi di metterti nei loro panni, cerchi di trovare un modo per aprire una breccia nelle loro barriere.
Forse siete troppo diverse. Ma continuerai a provare vero? Perchè non puoi fare altrimenti. Non hai un altra scelta. Essere forte. Stringere i denti. Non mollare. Impedire a chiunque di prendersi il tuo sogno e calpestarlo. No, non succederà. 
Ecco spiegato il titolo di questo post. Assurdo come ormai per me una parola inglese sortisca più effetto di dieci italiane. Struggle. Battaglia. Grande sforzo. Combattere. Dibattersi. Lottare. 
Come mi sento, racchiuso in otto semplici lettere. 

giovedì 7 novembre 2013

I'M BACK

Credo sia ora di dare una rispolverata al mio italiano e ricominciare a scrivere prima che il mio blog faccia la muffa.

L'autunno veloce come è arrivato se ne sta andando. Tirate fuori dagli armadi le giacche pesanti, stasera è prevista una nevicata!

Stasera non ho davvero tempo di raccontarvi tutto quello che è successo durante i miei due mesi di blocco dello scrittore, ma prometto per la fine della settimana sarete completamente aggiornati..

Kissesss

I.

sabato 21 settembre 2013

FALLING IN LOVE

Hi lovely folk!
Long time no seeing..
Scusate, ma qua la vita viaggia veramente a un ritmo folle!

Ci sono un bel po' di novità dall'ultima volta che ci siamo lasciati.
Per prima cosa, terrorizzata dalla qualità del cibo, mi sono iscritta alla squadra di cross country (corsa campestre per chi non lo sapesse).. dov'è il problema direte voi? 
Il problema è che a me non è mai piaciuto correre. 
Perché mi sono inscritta allora?
Perchè le squadre sportive dopo scuola sono il miglior modo per fare amicizia.. 
Chi immaginava che anche una cosa faticosa e individuale come la corsa potesse invece trasformarsi in uno dei momenti più attesi della mia giornata?
Due ore di allenamento dal lunedì al venerdì, che ci sia sole, pioggia, neve o un uragano.
E mi tocca ammettere che inizia pure a piacermi!

Mi mancavano le bellissime sensazioni che solo uno sport ti può dare. 
La soddisfazione che si prova nel vedere i propri miglioramenti giorno dopo giorno.
La gioiosa spossatezza alla fine di ogni allenamento.
Spingersi ogni volta un po' oltre i propri limiti, non mollare.
Il calore di una squadra, la pacca sulla spalla di chi sa quanto impegno ci vuole.
Stringere i denti, passo dopo passo, le gambe che fanno male, il tuo orgoglio che non ti permetterebbe mai di fermarti proprio adesso.
Non serve arrivare primi per essere dei campioni.
Un campione è chi non molla, è chi si rialza ogni volta, è chi ha il coraggio di affrontare le sfide.
Un campione è chi scopre i suoi limiti e non ha paura di superarli.
Un campione è chi tira fuori i suoi sogni dal cassetto e inizia a renderli realtà.

Bisogna però dire che la scuola qua non è certo quella dei campioni. Non so se sia per le classi che ho scelto io, ma fino a adesso non ho avuto nessuna particolare difficoltà.
La mia schedule prevede AP Biology, Psichology, Study Hall (un ora dove studiare o fare compiti), Photography, US History, Trigonometry e English 4.
I ragazzi sono tutti gentili e mi fanno morire dal ridere con le loro strane idee sull'Italia, tipo 'avete la pizza?', 'Vivi in una casa?', 'Credo che sia una delle isole più belle'.

Tutto questo mi fa davvero riflettere su quanto sono fortunata ad aver sempre avuto la possibilità di viaggiare, di vedere il mondo, di conoscere culture diverse.
Per molti di questi ragazzi, che non sono quasi mai usciti da questo minuscolo paesino di 3000 anime, anche le due ore per andare a Chicago sono un emozione.
Vorrei tanto sapere cosa pensano di me, che parlo tre lingue e ho visto posti che loro possono solo immaginare attraverso una fotografia. 
Vorrei sapere cosa pensano di questa ragazza che viene dalla 'gettonatissima' Italia, paese delle mille avventure.
Vorrei sapere cosa pensano di una diciassettenne che lascia la romantica città di Romeo e Giulietta per andare a vivere in un anonimo paesino nella campagna americana.
Devo sembrargli impazzita.
Invece per me, anche la più piccola cosa, dai semplici sorrisi nei corridoi della scuola ai marshmallow sul fuoco, dalle uova con il bacon alle canzoni country, tutto quanto è una nuova emozione.
Quando mai mi capiterà ancora di vedere carrozze di famiglie Amish su una strada asfaltata e non trovarle fuori posto?
Quando mai mi capiterà ancora di tifare la squadra di football al venerdì sera?
Quando mai mi capiterà ancora di andare a scuola in ciabatte, con addosso una maglia oversize e dei vecchi pantaloni della tuta e non essere squadrata dall'alto al basso?
Quando mai mi capiterà ancora di sentire l'inno nazionale ogni giorno a mezzogiorno su ogni stazione radio?
Quando mai mi capiterà ancora che un ragazzo mi chieda di recitare in un cortometraggio perché 'your italian accent is so cool'?
Di mangiare i cookies più buoni del mondo? Di dover finire i miei compiti seduta su un autobus giallo perché ho passato il pomeriggio a una gara di cross country?
Di essere sgridata perché 'quando si attraversano le rotaie del treno non si deve parlare'? Di partecipare a un bonfire?
Di cantare canzoni country a squarciagola non azzeccando una parola? Di sognare in una lingua che non è la mia? 

Certo, non è tutto rose e fiori.
Ci sono momenti in cui la nostalgia e la tristezza prendono il sopravvento.
Momenti in cui senti le lacrime pungerti gli occhi, momenti in cui non hai più nessuna certezza.

Ma non sono niente comparato a quello che sto vivendo. 
E' davvero difficile spiegare quello che sto provando, non sono sicura che chi non lo abbia vissuto sulla propria pelle possa capire.
Tutto quello che mi viene da dire e che mi sto innamorando.

Mi sto innamorando della mia America.


"One day, in retrospect, the years of struggle will strike you as the most beautiful."

-Sigmund Freud
I.

lunedì 2 settembre 2013

SUMMER IS OVER

Sono passati già 21 giorni da quando sono salita su quell'aereo. 
504 ore da quando la mia avventura è cominciata.
Questa America, la mia America, la sto appena conoscendo.
La mia storia qui è ancora tutta da scrivere.

Mi sento come quando stai guardando il foglio di quell'esame importante che ti è appena stato consegnato.
Le uniche cose scritte sono il tuo nome, la data, magari la tua classe. Hai le richieste degli esercizi, chiamiamole 'linee guida' : quando arrivo, dove vado, quando inizia la scuola, il giorno del ringraziamento, gli stereotipi presi dai mille telefilm che adoro guardare. 
Il resto è bianco. Pulito. Vuoto. Pronto a essere riempito. Non importa che tu sia pronto o no, in qualche modo te la dovrai cavare. Non importa quanto hai studiato, quanto tu ti sia impegnato, c'è quel momento in cui lo stomaco si stringe e le mani ti iniziano a sudare. La testa completamente vuota, anche se il problema che hai davanti è il più semplice del mondo. Si sa, spesso ciò che facciamo più fatica a vedere è ciò che si trova proprio di fronte a noi. 
Poi però i tasselli cominciano a prendere posto e la tua penna inizia a scrivere in modo fluente, quasi come se sapesse da sola le risposte. Certo ogni tanto sbaglierai, dovrai tornare indietro, cancellare, riscrivere.
Ma non ti spaventa più, perché ormai sai che ce la puoi fare e tutto andrà per il meglio.
Ecco come mi sento. Solo che di fronte a me non c'è un esame su carta, ma uno che devo vivere.
C'è un paese, una lingua, una cultura che devo scoprire. 
La mia America.
La mia storia.
E sto iniziando a scriverla.

E' una storia che parla di verde, alberi, campagna.
Parla di un paesino, parla di una famiglia.
Parla di motocross, di wakeboard, di laghi.
Parla di marshmallow sul fuoco, di biscotti alla menta, di patatine all'aceto.
Parla dei cheeseburger più buoni del mondo, degli hot dog, del pollo marinato.
Parla di pasta scotta e caffè annacquato, parla di burro d'arachidi.
Parla di pick up, di canzoni country a tutto volume. 
Parla dello sconcerto nel sentire le voci vere degli attori. 
Parla di partite di football, del basket in televisione.
Parla di congelare per colpa dell'aria condizionata troppo forte, parla di odiose punture di zanzare.
Parla dei messaggi con gli amici in Italia, di videochiamate, di nostalgia.
Parla di tanti piccoli momenti quotidiani, parla di una vita che si intreccia con molte altre.
Parla di una ragazza di diciassette anni che cerca di dimostrare a se stessa di potercela fare.
Parla di me, delle mie paure e delle mie speranze. Della mia felicità e dei momenti di sconforto.
Parla di come domani entrerò per la prima volta nella mia nuova scuola. 
Da sola, in mezzo a mille ragazzi che non conosco e che parlano una lingua diversa dalla mia. 
Credo sia normale quest'ansia che comincio a sentire. 
Farò amicizia facilmente? Ci metterò mezz'ora ad aprire il mio armadietto? Riuscirò a salire le scale senza inciampare? Troverò tutte le mie classi? O mi perderò in quel labirinto di scuola?
Più ci penso, più mi agito, più mi ripeto che andrà tutto bene.

La mia estate è ufficialmente finita e per la prima volta, ne sono felice.


I.

venerdì 23 agosto 2013

FIRST WEEK

Cosa mi manca di più dell'Italia?
Non lo so.
Mi mancano mote cose, dipende dai momenti.
Però non ho ancora avuto nessuna crisi di nostalgia, nessun pianto incontrollabile, nessuna voglia di tornare a casa.
Per fortuna la mia famiglia è gentile e simpatica. Beh un po' tutti lo sono.

Qui è così diverso.
Non migliore o peggiore, semplicemente diverso.
Ogni tanto mi sembra di guardare un film, di guardare la vita di qualcun'altro.
Ogni tanto sono quasi sicura di essere lì lì per svegliarmi nel mio letto, nella mia camera, nella mia solita vita.
Sarà perché qui mi sento come se fossi a casa. 
Mi sento come se questa cultura, questa lingua mi appartenessero da sempre. Come se fossero state qui ad aspettarmi.

Ma adesso vi racconto dei primi giorni nella mia casa oltreoceano.
Tanto per iniziare, devo ancora finire di disfare le valigie (scusa mamma).
Non so bene perché ma credo che averle lì sia una sorta di difesa, un modo per non rendermi conto che starò lontano dall'Italia per tutto questo tempo. 
Credo che sia la mia barriera contro la nostalgia.
Non so bene perché ma mi sento come se, appena le mie valigie saranno vuote, appena mi sarò ambientata, il mio sogno svanirà.
Perché è questo che succede con i sogni.
Passi talmente tanto tempo ad aspettarli che quando sono qui, reali, quando li stai finalmente vivendo, hai il terrore che ti svaniscano tra le mani.
Hai il terrore di non viverli appieno.
Perché i sogni sono effimeri. Brevi. Transitori. Fugaci.
Eppure continuiamo a inseguirli, perché ne vale la pena. 
Eccome se vale.

Ma mi sono di nuovo allontanata da quello che in realtà è lo scopo di questo post: raccontare i miei primi giorni in questa terra "straniera".
Beh, quando sono arrivata ero decisamente stonata.
Forse per il fatto di non aver dormito per 30 ore, forse perché mi rendevo conto che quello era in realtà il vero inizio della mia avventura.
All'aeroporto c'era tutta la famiglia e siamo andati a mangiare l'immancabile enorme cheeseburger.
" Benvenuta in America Ilaria! ".

In questa settimana ho già provato motocross, wakeboarding, tubing (viene attaccato un ciambellone dietro alla barca e ti trainano) e un gioco che non mi ricordo come si chiama.
Ha più a meno le regole del golf, solo che invece di usare mazza e palline devi lanciare un frisbee. 
Il che non sarebbe neanche male se non lo giocassero in mezzo al bosco. 
Questo vuol dire che il mio caro frisbee, visto che sono negata, continuava a finire tra i rovi oppure andava a sbattere contro un albero.
Ciliegina sulla torta, avevo deciso di mettere le ciabatte e.. ho pestato su un serpente!
Credo di aver fatto un mezzo infarto ahah

Non sono mancate le classiche figura di merda, i classici 'misunderstanding' , non sono mancate le risate e piccoli momenti di sconforto.
Ho scelto le materie per la scuola. 
Ho conosciuto altri exchange e le loro famiglie ospitanti. 
Sono andata a farmi un giro per la cittadina in bicicletta.
Ho mangiato schifezze. 
Mi sono sentita in colpa. 
Sono andata a comprarmi della verdura. 
Ho cucinato la pasta. 
Ho chiamato i miei amici in Italia. 
Ho visto il più stupido film mai girato.
Mi sto abituando ai ritmi della mia nuova vita.

Cos'altro c'è da fare in una settimana?

Stay tuned!

I


venerdì 16 agosto 2013

PORTRAIT OF NYC

Scrivo di nuovo dall'aereo, il terzo di questa settimana. Ma non ancora l'ultimo.
Mi piace volare, ti fa vedere il mondo da un'altra prospettiva.
Ti permette di avere la testa fra le nuvole senza staccare la spina al cervello.

Ma torniamo a parlare di New York City. 
Per prima cosa cosa i grattacieli sono troppo alti. 
Finalmente capisco come si deve sentire una formica, piccola e insignificante. In cerca del modo per sembrare più maestosa e importante. 
Beh in realtà credo che le formiche cerchino solo il modo di sopravvivere, mentre sono io che, abituata alla mia vecchia Verona, mi trovo spaesata, non so come reagire di fronte a una città così.
Se dovessi paragonare NYC a qualcosa di reale, di tangibile, credo che probabilmente sarebbe un liquido. 
Qualcosa senza una forma definita, qualcosa in continua metamorfosi. 
Qualcosa che non si ferma mai.
Cambia, si adatta, si allarga. Un cantiere a cielo aperto. La città che non dorme mai.
La città di chi va di fretta, la città di chi non si ferma, la città di chi vuole di più.
La città dove puoi essere che vuoi.
Nessuno fa caso a come ti vesti, al tuo taglio di capelli. 
Sei solo uno dei tanti sguardi in un immenso oceano di volti.
Ma per questo stesso motivo è una città dove è facile sentirsi spaesati, soli.
Finchè non trovi il treno diretto dove vuoi andare tu, e inizi un viaggio con persone che suonano la tua stessa canzone. 
E se non esiste, nessuno ti impedisce di farne partire uno nuovo.

NYC è una città difficile da capire.
Cosa si nasconde dietro tutte quelle luci ammalianti e accecanti?
Dove vanno tutti quei taxi gialli? Dove corre tutta questa gente?

NYC è dove il vecchio e il nuovo si fondono in un armonia perfetta. 
È dove sopravvivere è un arte non da tutti.
È dove devi imparare a guardare oltre alle belle luci, oltre alle apparenze, fino al cuore pulsante di questa città.

NYC non è una città dove vivrei tutta la vita.
È un passaggio, una stazione di transito. 
È dove capire cosa vuoi fare, dove trovare il coraggio e la forza di realizzare i tuoi sogni. 
È l'esaltazione della personalità individuale, se non ne hai vieni inghiottito.
Ma non puoi restare qui per sempre, perché tu ad un certo punto tu ti fermerai, mentre lei no.
E tu diventerai una semplice ombra, grigia e spenta, in una città in esplosione. 
Diventerai parte dei muri, parte del contorno della vita di altri.
Devo ammettere che questa città mi incute un po' di timore, ti sprona a metterti in gioco, ad affrontare la paura di non potercela fare, ma cosa succede se non sei tu ad avercela vinta?

Ma cambiando argomento.. i propositi di non ingrassare?
Tutti in fumo.

Appena finisci la frase "Beh oggi a pranzo mi prendo un'insalatina leggera dai", ecco che arriva subito qualcuno che inizia un monologo su quanto sarebbe meglio per te , per l tua felicità e per la pace nel mondo se tu mangiassi uno dei suoi deliziosi hot dog. Un diavolo tentatore con delle ottime motivazioni non credete? Come si può dire di no?

martedì 13 agosto 2013

TODAY IS THE DAY

Eccoci qua. Il tanto atteso quanto temuto giorno della partenza è arrivato finalmente.  
Sto scrivendo dall'aereo, in questo momento dovremmo essere da qualche parte sopra l'oceano atlantico, vicino alla Groenlandia stando a quello che dice il monitor di fronte a me.
Forse sarebbe meglio se dormissi un po', visto che stamattina la sveglia è suonata alle sei.
Per fortuna i miei hanno deciso di andare a dormire in albergo vicino a Malpensa (da dove partiva il primo aereo), altrimenti sarebbe stata una levataccia ancora peggiore. 
Devo dire che il mio ultimo giorno in Italia è stato alquanto sofferto. 
Mi aspettava la tanto rimandata preparazione della valigia!
Non vi nascondo che è stata una faticaccia. Non immagino cosa avrei pensato se fossi stata nei panni di mia madre quando, entrando in camera mia, si è trovata davanti una figlia esasperata, seduta su una valigia che oggettivamente non si sarebbe chiusa neanche se avesse pregato in arabo.
Per fortuna questa scena patetica ha scatenato il suo istinto materno e mi ha aiutata prima che buttassi tutto fuori dalla finestra dal nervoso.

Ovviamente nel mio ultimo giorno non sono mancati i pianti, i saluti alle persone più importanti della mia vita sono stati veramente difficili. Mi sembra impossibile non vederli più per così tanto tempo.
Mi sembra impossibile che un esperienza così importante dovrò viverla senza di loro. Anche se in realtà saranno sempre con me, grazie al supporto che tutti mi danno. La vivranno attraverso i miei occhi.

La sera i miei genitori e mio fratello mi hanno portato fuori a cena e mi sono resa conto che sarà dura pensare di rimanere senza vero cibo italiano per dieci mesi! Ho mangiato così tanto che ero convinta mi sarebbe venuto un abbocco di quelli fotonici, il che non mi dispiaceva perché almeno mi sarei risolta il problema della temuta insonnia per l'ansia da partenza. La speranza è l'ultima a morire, no?
Beh la mia è morta appena mi sono distesa a letto e il mio cervello ha cominciato a girovagare fuori controllo. Neanche mi ricordo a cosa pensassi, un po' di tutto potremmo dire. Ricordi, speranze, progetti, emozioni.. cercavo di realizzare che la mia vita sta per cambiare drasticamente.
In realtà neanche ora che sono qua, sospesa a 36000 piedi di altezza, mi rendo conto che non tornerò a casa per dieci mesi. Mi sembra di stare partendo per una qualsiasi vacanza. Mi sento come in una bolla di sapone, sembra che le cose succedano senza che io me ne accorga. Ho preso l'aereo a Malpensa, tre ore di scalo a Francoforte, qualche nugget al Mac Donalds dell'aeroporto (giusto per entrare in un 'american moood'), e poi di nuovo in aereo verso New York. 
Sembrava tutto così lontano, ipotetico, che ora che è qui davanti a me non mi sembra vero. 

Mi aspettano tre giorni nella Grande Mela, il che mi elettrizza dato che non l'ho ancora mai visitata. 
E dopo via, verso la mia nuova casa, la mia nuova famiglia, la mia nuova vita.
Via, verso nuove emozioni, verso una nuova me stessa.  
Via, verso l'esperienza che mi cambierà, che mi farà crescere.
Via, via verso il mio sogno finalmente diventato realtà.

Ai miei amici e a tutti quelli che mi sono stati vicini ci tengo a dire solo che tutti i messaggi che mi avete scritto, tutte le volte che mi avete detto di non preoccuparmi, che sarebbe andato tutto bene, che avreste voluto venire via con me, non sono state parole al vento. Non è stato fiato sprecato. Mi avete dimostrato che non sono sola. Ogni 'ti voglio bene', ogni 'mi mancherai', ogni 'sarò qui a aspettarti', è importante. È importante perché è grazie a voi se sono salita su questo aereo, è grazie a voi se ho creduto in me stessa. È grazie a voi che mi avete ascoltato, consolato e rassicurato fino alla nausea, è grazie a voi che mi avete sopportato che io sono qua. Non ce l'avrei fatta senza di voi. Vi voglio bene, ci rivedremo presto ve lo prometto. 



NEW YORK CITY,
ORE 22.46 locali
         04.46 italiane

Non dormo da 24 ore. Dire che sono stanca sarebbe riduttivo. 
Dire che sono felice sarebbe riduttivo.
Dire che che amo questa città sarebbe riduttivo.
Mi sento molto americana in questo momento, non ho più le mezze misure. 
Tutte le mie sensazioni mi sembrano così enormi, quasi come se stessi per scoppiare. 
Amo tutto questo. Ed è solo l'inizio.


Last night in Verona




Times squareee




First true american hot dog 





Good morning NYC <3



giovedì 8 agosto 2013

DREAMS COMING TRUE

Ore 05.17
Non riesco a dormire. È da un paio di giorni che mi succede. 
Diciamo che appena mi stendo a letto il mio cervello parte per la tangente. Comincio a pensare a tutte le cose che devo fare, alla valigia che devo ancora preparare, agli ultimi regali che devo ancora comprare, alle persone che devo ancora salutare. Comincio a immaginarmi la mia vita la, mi immagino quello che dirò, mi faccio degli assurdi filmini in testa sulle peggio scene che in realtà non succederanno mai( ..o almeno spero).
Mi metto nei panni dei miei genitori e li ringrazio, perché fanno di tutto per non mostrarmi la loro tristezza. Ogni tanto vorrei solo dargli un abbraccio e dirgli che va tutto bene. Solo che non riesco a capire se voglio farlo per rassicurare loro o me stessa.

Ore 11.37
Come da copione il risveglio è un disastro. Diciamo che ho avuto momenti migliori, momenti in cui non mi sembrava che mi fosse appena passato sopra un tir e non assomigliavo alla versione spettinata di un panda. 
Cerco sempre di acchiappare i rimasugli dei miei sogni, ma oggi sarebbe stato meglio non farlo. 
Perdevo l'aereo, mi dimenticavo a casa tutte le scarpe (credo che solo le donne possano capire il mio terrore), arrivavo in aeroporto e lo trovavo deserto.. Molto inquietante a dire la verità. 
Che siano premonizioni? Speriamo di no.

Certo che il subconscio è un bello stronzo. Più cerchi di tranquillizzarti più lui tira fuori le tue paure più assurde, quelle che non ti immaginavi neanche di avere o quelle che hai sempre cercato di chiudere nei punti più remoti del tuo cervello. 

E poi ci sono tutti i tuoi adorabili amici che non fanno altro che ripeterti:
"Ma sei pronta?" 
"Ma non hai paura?" 
"Io sarei terrorizzata"
"Ti immagini se ti trovi male?" 
"Ti immagine se.. blablabla"

Non sono pronta. Non al 100% almeno. Potremmo dire che sono 'abbastanza pronta'. E questo non vuol dire che io non abbia una voglia matta di partire, ma sono molto nervosa più che altro. In ogni caso credo che sia decisamente normale per cui non mi preoccupo.
Non ho paura. Non al 100% almeno. Potremmo dire che ho 'abbastanza paura'. O meglio potremmo dire che una piccola parte di me se la sta letteralmente facendo sotto.
Non mi immagino che mi troverò male. Mi piace partire ottimista, e non sono masochista. Perché dovrei torturarmi? Là avrò una famiglia fantastica e conoscerò un sacco di gente nuova. L'autoconvinzione prima di tutto ragazzi! Vi immaginate partire sicuri che andrà male? Si finirebbe per porsi nel modo sbagliato, in modo negativo, e allora si che tutto comincerebbe a andare storto. Si troverebbe in tutto qualcosa di sbagliato, si continuerebbe a lamentarsi, e no, non sono il tipo.

Però non riesco ancora a credere che tra una cinque giorni sarò qui a raccontarvi della mia notte insonne prima della partenza.
Ecco credo che la sorpresa sia l'emozione che provo di più in questi giorni. 
Mi sorprendo nel vedere un enorme albero solitario in mezzo a un campo al lato della strada per tornare a casa, strada che peraltro faccio tutti i giorni da ormai 10 anni. Non l'avevo mai visto.
Mi sorprendo a ammirare la bellezza della mia città al tramonto, un grande spettacolo che ho davanti agli occhi tutte le sere ma che non ho mai veramente guardato.
Mi sorprendo a vedere che amici su cui contavo non si fanno sentire, mentre vengono a salutarmi persone con cui magari scambiavo solo un semplice 'ciao'.
Mi sorprendo a scoprire le mie reazioni, il turbinio di emozioni che provo man mano che il conto alla rovescia si esaurisce.
Mi sorprendo a rendermi conto di essere stata capace di portare a termine il mio primo grande progetto. Di essere stata capace di tirare fuori uno dei miei sogni dal cassetto e farlo diventare realtà.

Perché tra poco è questo che sarà la mia ora immaginaria vita in America. Sarà finalmente realtà.

martedì 30 luglio 2013

GOODBYES

Tempo di vacanze anche per me, finalmente. Niente di che, quattro giorni al Grand Hotel Carezza da una mia amica (<3).
Relax più totale.
Devo dire che ne avevo bisogno, ora che lo stress della partenza comincia a farsi sentire. 
Mancano 14 giorni, ci credete? 
È arrivato il momento dei saluti. I tanto odiati. 
Sono la parte più difficile, sia per chi saluta sia per chi viene salutato.
Sono ciò che non vorresti mai dover fare.
Per quanto mi riguarda io non li sopporto.
Non li sopporto perché fanno nascere in me la paura che, quando tornerò, non ritroverò chi ho lasciato.
La paura di perdere le persone a cui voglio bene.
Non li sopporto perché so benissimo che, durante questi dieci mesi, se qualcuno di loro avrà bisogno di me, io non ci sarò. 
Non ci sarò nei loro momenti più belli. 
Non ci sarò a tenergli la mano quando saranno emozionati.
A asciugare le loro lacrime.
A condividere i loro sorrisi.
E loro non saranno con me. 
Non saranno con me in questa importante esperienza.
Ma forse è proprio questo che la rende così importante, il fatto che dovrò farcela da sola.
E sono sicura che là troverò tante altre persone con cui condividere i miei migliori e peggiori momenti.
Troverò chi mi aiuterà, chi mi sosterrà durante tutta questa esperienza.
Chi mi aiuterà a crescere.
Chi mi insegnerà.
Chi mi asciugherà le lacrime.
Chi riderà con me.
Troverò chi mi mostrerà quel nuovo mondo in cui ho deciso di buttarmi.
Troverò chi me lo farà amare.

‟ 'Addio' gli ho detto,  
e in quelle cinque lettere c'era un mare infinito. „
 - Antonia Gravina

I.

mercoledì 17 luglio 2013

MESS IN MY HEAD

Non mi sembra vero che mancano solo 27 giorni.
27 giorni e poi vivrò dall'altra parte del mondo.
VEN-TI-SET-TE. Oddio.
Mi sembra impossibile.
Mi sembra quasi di guardare un film, di essere spettatrice alla vita di qualcun'altro.
È andato tutto così in fretta.
Non riesco a credere di aver trovato il coraggio di portare avanti un progetto simile.
Per la prima volta dall'inizio di questa esperienza non riesco a esprimere quello che sto provando.
Non riesco neanche a spiegarlo a me stessa. Non riesco a capire cosa mi passi per la testa.
Non riesco a immaginare come sarà la mia vita là.
Non riesco proprio a mettere in ordine i pensieri che mi affollano la testa.
Spero solo di essere veramente forte come dicono.
Spero solo di riuscire a godermi quest'esperienza al meglio.
Spero solo di riuscire a maturare e crescere.

Cristo alla fine non so neanche io cosa spero! Il punto è che mi sto trovando a non sapere più niente.
Non so cosa significhi la stretta allo stomaco che sento ogni volta che penso alla partenza. Ansia? Paura? Felicità?
Non so niente. E mi agito. E vorrei sfogarmi ma non trovo le parole per farlo. Pensavo che scrivere mi avrebbe aiutato a chiarirmi le idee ma non è cambiato un granché.
Alla fine spero solo che leggendo le mie paranoie qualche altro povero exchange student che si trova nella mia situazione si senta un po' rincuorato. Si senta meno solo. Sappia che qualcuno che lo capisce c'è.
Alla fine spero solo che qualche buon anima dica a me lo stesso. Che qualcuno mi dica che capisce davvero. Che lo ha vissuto. Che lo sta vivendo. Qualcuno che mi dica che davvero andrà tutto bene.

Perché andrà tutto bene vero? Certo che si.
..o almeno spero.

Sto delirando!
Non trovo le parole per descrivere come mi sento. E non mi succede mai.
Ho sempre qualcosa da dire, ma oggi no.
Oggi niente. Vuoto totale.

Il fatto è che sono sicura solo di due cose. E si oppongono una all'altra, ecco il perché di tutta questa confusione.
La prima è che mi mancherà tutto da morire. Mi mancherà la mia famiglia, i miei amici, il disordine della mia camera, i colori della mia bellissima città. Mi mancherà tutto da togliere il fiato.
E l'altra? Beh ragazzi, io non vedo l'ora di salire su quell'aereo.


















I.

lunedì 15 luglio 2013

LUCKY THIRTEEN

È arrivata anche la conferma della mia data di partenza. Il 13 Agosto.
Devo dire che un po' me l'aspettavo. O forse sarebbe meglio dire che ci speravo.
Il 13 è sempre stato il numero della mia vita, il mio numero fortunato.
Compio gli anni il 13 giugno, mio fratello il 13 maggio, mio papà il 13 luglio e mia mamma il 31 luglio (la solita bastian contraria).
Da piccolina ero davvero ossessionata.
Alla lotteria sceglievo sempre il numero 13.
Nell'elenco della classe quasi tutti gli anni sono stata il numero 13.
Per calmarmi contavo fino a 13. Bevevo 13 sorsi d'acqua.
Ogni volta che facevamo un viaggio, contavo quello che vedevo fuori dal finestrino: 13 alberi, 13 macchine rosse, 13 cartelli. E arrivata al 13 o cambiavo oggetto o mi rifiutavo di andare avanti, smettevo di contare.
Poi mi ricordo ancora come mi arrabbiavo quando mi dicevano che era un numero sfortunato!

Non so bene perché io mi sia attaccata morbosamente a questo numero. Non sono una persona superstiziosa. Sono abbastanza sicura di me, non cerco scuse per quello che mi succede. Credo che ogni avvenimento, anche il più piccolo, sia semplicemente una conseguenza delle scelte che ognuno fa, e una causa di ciò che verrà dopo.
Eppure il numero 13 è per me una rassicurazione, un modo per convincermi che andrà tutto bene.
Probabilmente il ripetersi di questo numero è solo una strana coincidenza. Probabilmente molte delle volte che mi sembra di averlo trovato sono solo ricordi distorti da bambina. Probabilmente sto scrivendo la cosa più stupida del secolo. Ma in ogni caso, sapere che partirò per gli Stati Uniti quel giorno mi rassicura. Mi sento protetta, some se niente potesse andare storto.

Alla fine dei conti evidentemente ho solamente una gran paura. Sono terrorizzata.
Tutto di questa esperienza in realtà mi terrorizza.
Mi terrorizza non entrare più nel sicuro disordine della mia stanza.
Mi terrorizza non sedermi al solito banco, nella solita classe, con le solite facce.
Mi terrorizza la possibilità di non farcela, la possibilità di fare un solo stupido passo falso e mandare tutto all'aria.
Sono sempre stata abituata ad avere delle certezze, dei paletti, dei punti di riferimento. Sono sempre riuscita ad avere la mia vita abbastanza sotto controllo. Ma tra poco non sarà più così. Sto per saltare nel vuoto, e diciamo che schiantarsi al suolo farebbe male tanto quanto riuscire a superare questa prova mi renderebbe fiera di me. Tanto quanto mi farebbe crescere. Tanto quando mi darebbe la spinta per fare qualsiasi altra cosa.

Ecco perché ho bisogno del 13. Perché è una certezza. Insignificante certo, ma sempre una certezza.
È il mio paletto, il segno che mi indica che sto andando nella direzione giusta.
È un 'in bocca al lupo'.
È la mia conferma. L'appiglio che alla fine cerchiamo tutti quanti.
Io l'ho trovato.
E per quanto possa sembrare stupido, è un semplice, inutile numero.

E resta sempre il fatto che, partire sotto una 'buona stella' non ha mai fatto male a nessuno.
E resta sempre il fatto che, ogni volta che incrocio il numero civico 13 mi scappa un sorriso.


venerdì 5 luglio 2013

INDIPENDENCE DAY

Ieri, 4 luglio negli Stati Uniti si festeggiava l' Indipendence Day.

Che quello Americano sia un popolo nazionalista e patriottico, è un fatto risaputo in tutto il mondo. Questo deriva probabilmente dal fatto che non hanno una vera e proprio storia culturale, ma sono un miscuglio di usi, costumi e tradizioni provenienti dai luoghi più disparati.
Così la gente ha cercato di identificarsi in qualcosa di più grande e di cogliere ogni momento, soprattutto le ricorrenze storiche, per ostentare orgogliosamente la propria devozione alla bandiera a stelle e strisce.
Tutto questo raggiunge il suo apice proprio il 4 luglio.
Questo è il giorno in cui si celebra l'adozione della Dichiarazione d'Indipendenza, con la quale le Tredici Colonie si distaccarono dal Regno Unito di Gran Bretagna.
Questo è il giorno in cui si celebra l'essere americani, nella buona e nella cattiva sorte.

Durante la giornata le istituzioni non indispensabili vengono chiuse, per permettere a tutti di festeggiare. 
La mattina gli americani assistono e partecipano alle parate organizzate nelle città più grandi, poi le famiglie si riuniscono per grigliate, barbecue o picnic. La giornata viene trascorsa quasi interamente all'aria aperta, fino alla sera quando vengono sparati i tanto spettacolari fuochi d'artificio, accompagnati dall'inno nazionale e altre canzoni patriottiche. 

Il tributo militare, detto 'Salute to the Union', avviene in tutte le basi e consiste nello sparare un colpo di pistola per ogni stato americano. Questa tradizione viene presa direttamente dal 1777, quando a Bristol vennero sparati 13 colpi, uno per ogni colonia, all'alba e al tramonto.

Credo che il patriottismo americano sia un elemento da lodare e imitare, soprattutto da noi italiani.
Perché viviamo in uno dei paesi più belli del mondo, pieno di storia, tradizioni e diversità culturali che lo rendono imperfetto ma unico. Ma noi non ce ne rendiamo conto.


dedicato a chi è fiero di essere ciò che è.

I.

sabato 29 giugno 2013

THIRST FOR KNOWLEDGE


«Perchè parti Ilaria?»

Sinceramente non so rispondere a questa domanda, non so risponderti amico mio. Vorrei poterti spiegare come mi sento, la felicità e l'eccitazione che provo, ma è impossibile. Vorrei farti capire che parto perchè è come un bisogno viscerale, incontrollabile. Come un' insaziabile fame di conoscere, di vivere, di rischiare.
Sai, una volta mi è stata detta una frase:
"Se amate qualcuno per la sua bellezza non è amore ma desiderio,
 se amate qualcuno per la sua intelligenza non è amore ma ammirazione,
 se amate qualcuno per la sua ricchezza non è amore ma interesse,
 se amate qualcuno e non sapete il perché, questo è amore."
Ecco, diciamo che è un po' come mi sento riguardo alla mia partenza. Non c'è un perchè, ci sono tante piccole cose che non so spiegare, tante grandi emozioni che non riesco a controllare. 
Potremmo dire che il motivo per cui voglio farlo si trova nel nome stesso di quest'esperienza: EXCHANGE STUDENT.

Exchange. Change. Cambio. Cambio di casa, cultura, amici, abitudini. Cambio della proprio vita, cambio di se stessi. Ma anche scambio. Qualcosa dai e qualcosa ricevi. Intreccio di culture. Compromessi. 
Imparare, insegnare. Donare un pezzettino di se stessi, del proprio paese, del poco che puoi aver imparato. Scambiarlo, sostituirlo con ciò che ti viene offerto.
Paura. Non capire più chi si è, non sentirsi a casa da nessuna parte. Paura di perdere la propria cultura, le proprie radici. 
Crescere. Imparare dai propri errori. Imparare che il mondo è casa tua. Ovunque. 
Sperimentare. Emozionarsi. Conoscere. Scoprire. Un mondo nuovo. Un nuovo te stesso. Nuove prospettive, nuovi valori, nuovi pensieri. Chi sono? Chi sarò? 
Guardare al di là del proprio naso. Staccarsi dalle sottane di mamma, volare via dal nido. 
Ricordarsi da dove si è venuti, come si è arrivati qui, grazie a chi si è arrivati qui. E quando ci si sentirà persi, smarriti, ricordarsi qual'è il proprio obiettivo. 
Credere. Credere in se stessi. Credere di riuscirci. Credere di poter volare da soli, di poter fare tutto ciò che si vuole. D'altronde, 'l'unico limite è quello che tu poni a te stesso'.
Superare questi limiti. Rialzarsi ogni volta che si cade. Avere il coraggio di fare un salto nel vuoto. 
Viaggiare. Il viaggio della vita. Il viaggio più importante: il mio.

Capisci ora perchè parto? Capisci perchè non riesco a rimanere qua? Io spero che tu ci riesca amico mio, perchè niente mi tratterrà. Lo so che mi ritieni egoista, ma questo è quello che devo fare. E' quello che ho bisogno di fare. Per me. Mi dispiace ferirti, renderti triste, farti sentire abbandonato. Ma questo non è un semplice anno della mia vita, è la mia vita in un anno.

dedicato agli amici ritrovati.



I.



lunedì 17 giugno 2013

FRIENDSHIP

Sabato c'è stata la mia festa di compleanno, e mi sono resa conto di quanto sarà difficile andare via.

Mi mancherete tutti, mi mancheranno le serate, le risate, gli abbracci. 
Mi mancheranno quelle poche parole con cui riuscite a farmi stare bene.
Mi mancherà ascoltare i vostri problemi, le vostre delusioni, i vostri successi.
Mi mancherà vedervi, mi mancherà anche semplicemente stare seduti al Mercedes, tra un aperitivo e un caffè.
Nonostante tutto, mi mancherà anche questa città, con i suoi difetti, i turisti, le solite quattro facce che mi danno una certezza.
Mi mancherete amici miei, grazie di tutto. 
Vi ringrazio per avermi capito, sopportato.
Vi ringrazio per avermi consolato, per avermi fatto ridere. 
Vi ringrazio per riempire le mie giornate, per essere la mia 'ancora di salvezza'.
Vi ringrazio per tutto quanto, siete la cosa più importante che ho. 
Mi ricorderò di voi, promesso. E tornerò presto.
Spero di trovarvi ancora qui, spero che mi aspetterete. 
E' difficile spiegare come mi sento, un altalena di emozioni tra felicità, tristezza, euforia e paura. Un miscuglio che, lo so, a volte mi rende insopportabile.
Però so anche che voi siete qua, e questo mi fa sentire fortunata.

Mi mancherete amici miei, non c'è altro da dire. Non ci sono altre parole.
Vi voglio bene.

‟ Ci sono persone che hanno un'anima speciale che le illumina,
 sono le persone pure con un grande cuore che emana dolcezza ed un'infinita bontà: 
sono solo quelle che conquistano il tuo cuore senza nessuna spiegazione. „

- Soumaya Serena


dedicato a chi mi è sempre affianco, anche quando diventa difficile. 

I.

venerdì 7 giugno 2013

ANOTHER YEAR OVER

Oggi è finita la scuola. FINITA. Niente più sveglie a orari improponibili, niente più verifiche, interrogazioni, niente più compiti. Niente di niente.
L'unica cosa che mi resta è una grande ansia. Già perchè la prossima volta che metterò piede in una scuola sarò dall'altra parte del mondo, sola, impaurita, nostalgica e non capirò una parola di quello che mi diranno.

Gli ultimi giorni di scuola sono arrivati troppo in fretta, il tempo è volato. E questo per me vuol dire che i due mesi di estate che ho davanti saranno ancora più veloci. Voleranno via in un attimo. 
Stamattina nella mia testa è scattato un campanello d'allarme, non so perchè ma ancora faceva fatica a rendermi conto dell'incombenza della mia partenza. Mancano 67 giorni. 1675 ore. Troppi pochi minuti. Troppi pochi secondi.
Pensieri pensieri pensieri che mi affollano la testa. Speranze, paure, ansie, progetti, cose da fare. Sarà all'altezza delle mie aspettative? O sto costruendo castelli in aria? Sarò capace di vivere 10 mesi senza la mia famiglia, i miei amici? E le persone là, mi guarderanno come un alieno? O mi capiranno e mi accoglieranno? 

Gli ultimi giorni di scuola mi fanno sempre guardare indietro, un altro anno è passato. Mi trovo a valutare tutto questo tempo. Quanto ne ho sprecato? Quante cose sono cambiate? Sono dove volevo essere? Come volevo essere? Quanti sogni, quanti progetti ho dimenticato in fondo a un cassetto? 
Quest'anno sono soddisfatta. Ho fatto delle scelte. Ho incontrato persone, alcune le ho ritrovate, altre le ho perse. Ho vissuto esperienze nuove. Ho acquistato fiducia in me stessa e nelle mie capacità. Ho passato momenti brutti e momenti indimenticabili. Ho viaggiato, ho visto. Sono cresciuta.
Tutto è molto diverso da come me lo immaginavo un anno fa. Ma non ho rimpianti. Nessuno. Perchè ogni scelta, ogni salto nel vuoto, ogni piccola cosa, l'ho fatta con la mia testa. L'ho fatta seguendo le mie idee, niente sguardi indietro, niente cambi di rotta. Non mi sono fatta mettere i piedi in testa, ho saputo reagire davanti alle difficoltà. Lungo la strada ho perso persone che consideravo importanti, mi ha sono resa conto di quanto poco io lo fossi per loro. E no ho trovate di migliori. Si sa, la gente viene, la gente va. Pochi sono quelli che restano. Ma sono felice di poter dire a tutti quelli che hanno cercato di cambiarmi, di farmi sentire inadeguata, che non ci sono riusciti. 

Gli ultimi giorni di scuola creano nuove speranze, nuovi progetti, nuove aspettative per l'anno che verrà. I miei prossimi ultimi giorni di scuola sarò a 7150 km di distanza da qui, in una cultura diversa, con una famiglia diversa, con amici diversi, con pensieri diversi. L'unica speranza che ho è quella di poter dire di avere appena finito l'esperienza più bella della mia vita. Di poter dire di non aver sprecato neanche un secondo. Di aver colto ogni attimo, ogni emozione. Di poter dire di essere cresciuta, maturata, cambiata. Di poter dire che sono riuscita a cavarmela da sola. Di poter dire di avere appena passato l'anno più incredibile, difficile e indimenticabile.



‟ per scoprire il valore di un anno, chiedilo a uno studente che è stato bocciato all'esame finale,
per scoprire il valore di un mese, chiedilo a una madre che ha messo al mondo un bambino troppo presto,
per scoprire il valore di una settimana, chiedilo a un padre lavoratore,
per scoprire il valore di un' ora, chiedilo agli innamorati che stanno aspettando per vedersi,
per scoprire il valore di un minuto, chiedilo a qualcuno che ha perso il treno, l'autobus o l'aereo,
per scoprire il valore di un secondo, chiedilo a qualcuno che è sopravvissuto ad un incidente,
per scoprire il valore di un millisecondo, chiedilo a un atleta che alle olimpiadi ha vinto la medaglia d'argento.
Il tempo non aspetta nessuno. Raccogli ogni momento che ti rimane, perche ha un grande valore. Condividilo con persone importanti e diventerà ancora più importante. 
-Anonimo



 


I.

mercoledì 15 maggio 2013

TIME FLIES

L'altro giorno mio fratello ha compiuto 18 anni. Diciotto. 'Il grande passo'. L'inizio dell'età adulta. Il giorno speciale.
..in realtà quando compi 18 anni non cambia molto. Non è che ti svegli e ti senti diverso. No. Non c'è niente che scatta, nessuna svolta. L'unica cosa è che ora devi rendere conto delle tue azioni non solo a mamma e papà, ma anche a tutti gli altri, anche allo Stato. Hai delle responsabilità più grandi.
Ma non credo che tu te ne renda conto subito. Ci vuole tempo, ci vogliono le delusioni, le porte in faccia, le cadute, a ricordarti che non sei più un bambino. Allora, piano piano, ti accorgerai che qualcosa è cambiato. Il tuo ruolo è cambiato. E anche il tuo modo di vedere il mondo deve farlo.

Mentre guardavo mio fratello spegnare le candeline, mi sono improvvisamente resa conto di quanto il tempo voli. Ieri eravamo due piccoli mostriciattoli, oggi invece siamo quasi entrambi adulti.
Tutti diciamo 'il tempo corre', 'il tempo non aspetta'.
Tutti abbiamo fretta, vogliamo risparmiare tempo.
L'unica risorsa che ancora non riusciamo a controllare, a riprodurre, a plasmare: non possiamo fermarlo, non possiamo riavvolgerlo. Scorre inesorabile e silenzioso, incidendo sulle nostre vite più di ogni altra cosa.
Tutti ce ne rendiamo conto, ma tendiamo a ignorare questa situazione. Ci spaventa.
Tutti spesso sprechiamo il nostro tempo. Tutti. Nessuno escluso.
Lo sprechiamo ogni giorno.
Lo sprechiamo quando non siamo in movimento.
E per movimento non intendo lo spostamento fisico, ma i nostri cambiamenti.
Conoscere cose nuove porta a un cambiamento.
Quando resti incastrato in una grigia e noiosa routine, sei fermo. Stai sprecando il tuo tempo.
Quando hai paura di sperimentare, paura di sognare, sei fermo.
Ma il tempo no. Lui non si ferma mai. E nessuno te lo darà indietro.

Quando una giornata non è sprecata?
Quando a letto la sera puoi dire di aver fatto qualcosa di nuovo. Una nuova esperienza, nuove emozioni.
Quando puoi dire di aver visto un pezzetto di mondo che ieri non conoscevi. Anche minuscolo, basta una piccola cosa.
Quando sei un exchange student, che sia per tre, sei o nove mesi, devi poterlo dire tutti i giorni. Devi vivere ogni giorno.

Ho fatto una lista, si chiama 'Living-in-the-USA bucket list'. È l'elenco di tutte le cose che voglio fare quando sarò negli Stati Uniti. Tutte quelle che mi vengono in mente, dalle più stupide alle più importanti. Sono davvero tantissime, e ogni giorno aggiungo qualcosa. Per spuntare tutta la lista ho solo nove mesi. Nove mesi?! Sono niente. Credo che non mi basterebbe neanche una vita intera.
Per questo mi sono resa conto di quanto non sprecare il mio tempo sia importante. Perchè un'esperienza cosi non puoi fare altro se non viverla fino in fondo.
Non puoi fare altro che lasciarti travolgere.
Non puoi fare altro che assorbire ogni palpito, ogni emozione.

Partirai che sarai un foglio bianco, un film in bianco e nero.
Dovrai tornare assomigliando al miglior colossal mai esistito. Con storie emozionanti, commuoventi ed esilaranti. Con i colori più vividi e i migliori effetti speciali.
Dovrai tornare a casa con un bagaglio enorme di sogni realizzati.
Dovrai tornare a casa con la sola voglia di ripartire.



I.

sabato 11 maggio 2013

A BIG THANK YOU.

Questo post vorrei dedicarlo alle due persone che, con i loro sacrifici e le loro fatiche, mi hanno fatta diventare la ragazza che sono oggi, mi hanno dato l'opportunità di diventare un exchange student.

Grazie per avermi insegnato ad essere curiosa.
Grazie per avermi fatto viaggiare, conoscere.
Grazie per darmi un appoggio ogni giorno.
Grazie per essere stati presenti in ogni momento, per essere sempre dalla mia parte.
Grazie per avermi dato dei valori, per avermi insegnato a distinguere tra giusto e sbagliato.
Grazie per avermi insegnato a credere in me stessa e nelle mie capacità.
Grazie per avermi insegnato a non avere paura dei cambiamenti.
Grazie per avermi insegnato a inseguire i miei sogni.
Grazie per avermi dato tutte le possibilità.
Grazie per avermi insegnato a fare delle scelte.
Grazie per avermi insegnato che la mia opinione conta.
Grazie per sopportarmi tutti i giorni da ormai 17 anni.
Grazie perchè, nonostante per voi sia difficile lasciarmi andare, mi avete sostenuto nella mia scelta di vivere un anno all'estero.
Grazie perchè so che voi ci sarete sempre e comunque.

Grazie.
Non ve lo dirò mai abbastanza.
Come non vi dirò mai abbastanza che vi amo con tutto il mio cuore.

Quindi grazie mamma, grazie papà.

dedicato a Bruno e Alessandra.



I.

giovedì 9 maggio 2013

EXTREMELY FAR BUT INCREDIBLY CLOSE

Distanze.
Si può conservare un rapporto di amicizia, di amore, quando ci si trova separati da un oceano?
Si possono provare le stesse emozioni, le stesse sensazioni, anche se i giorni passano senza vedersi, senza parlarsi?
Frasi famose, aforismi, citazioni raccontano che tutto questo è possibile.
Raccontano che se i legami sono forti allora possono resistere contro il tempo, contro le distanze.
Raccontano che se solo le persone non cambiassero, allora nemmeno l'amicizia o l'amore potrebbero.
Raccontano che se si continuasse a chiamarsi o a scriversi messaggi si potrebbe essere aggiornati sulla vita dell'altra persona e si potrebbe dire 'io ti ho ascoltato', 'io ti ho consigliato'.
Ma la verità è diversa.
La verità è che i legami, con il tempo, diventano sempre più sottili, sempre più fragili.
La verità è che le persone cambiano, si trasformano, diventano altre persone che nemmeno tu conosci più.
La verità è che un 'ti ho ascoltato' o un 'ti ho consigliato' non potranno mai sostituire un 'ci sono stato', un 'ti ho guardato negli occhi e ti ho capito', un 'sono qua e ci sarò finchè vorrai'.
La verità è un'altra, ma spesso è più facile illudersi.
Illudersi che niente cambierà.
Illudersi per trovare il coraggio di staccarci dalle persone che amiamo.
Illudersi per sentirsi meno egoisti.
Illudersi perchè la vita ci sembri un po' più facile.
Illudersi per poi riuscire a capire che possiamo andare avanti da soli, un passo dopo l'altro.

Durante un intero anno da exchange student non si può passare le ore su skype o al cellulare, a cercare di mantenere uguali rapporti a miglia di distanza. Bisogna metterli in pausa, uscire a crearne di nuovi, altrettanto fantastici, altrettanto forti.
Non si può restare attaccati ai vecchi ricordi, bisogna crearne di nuovi, ancora più indimenticabili.
Perchè una cosa è sicura sulle distanze: sono rivelatrici.
Grazie a loro capiremo finalmente chi con noi è protagonista della nostra vita e chi invece è solo di passaggio, come una scritta sulla sabbia.

dedicato ad A.

I.

mercoledì 8 maggio 2013

BE BRAVE: LIVE.

Che cos'è la paura?
La paura è istinto.. viscerale, incontrollabile istinto. Istinto di sopravvivenza, istinto di difesa.
La paura è buio, nulla, è l'infinito rincorrersi di scuse e occasioni perse.
La paura è una maschera.
La paura è necessità, istinto di conservazione.
La paura è intrisa in ogni cosa che facciamo, in ogni scelta.
Ci sono paure comuni, come la paura del buio, la paura di affezionarsi, la paura di essere deboli. La paura dell'ignoto, della fine, degli addii. La paura di sognare.
Ma la paura più diffusa è chiamata dagli psicologi METATHESIOFOBIA: la paura dei cambiamenti.
Non esiste paura peggiore di questa. Lei ti costringe a rimanere incastrato in un lavoro che non ti piace, in una relazione che ti consuma. Ti costringe a rimanere attaccato a dei valori in cui ormai non credi più, ti fa perdere occasioni, rende la tua vita grigia, monotona.
Perchè abbiamo questa paura?
Semplice, perchè abbiamo il terrore di fallire, di rimanere soli, di non avere più l'appiglio sicuro, il rifugio, l'appoggio sotto i piedi. Il terrore di non avere la forza di rialzarci.
Abbiamo paura di rischiare, paura di volare, paura di vivere.

Io il coraggio l'ho trovato, non so bene come, ma una mattina era li. Mi tendeva la mano e mi ricordava che gli unici limiti nella vita sono quelli che noi poniamo a noi stessi.
Perchè alla fine è questo che vuol dire essere un exchange student: avere coraggio.
Coraggio di cambiare vita, amici, paese.
Coraggio di cambiare se stessi, di credere in se stessi.
Coraggio di adattarsi.
Coraggio di fare delle scelte.
Coraggio di crescere.
Coraggio di coprire la distanza che separa la persona che sei da quella che vorresti essere.
Coraggio di rischiare, volare, vivere.

Essere un exchange student significa avere il coraggio di inseguire e realizzare i propri sogni.

Perchè il prossimo anno sarà il più bello della nostra vita.
Ma anche il più difficile.
Il più doloroso.
Il più indimenticabile.

I.

martedì 7 maggio 2013

lunedì 6 maggio 2013

GOODNIGHT FOLKS!

Uno dei punti della mia 'AMERICAN BUCKET LIST' è andare a vedere un concerto country, e la mia mamma americana ha promesso di portarmici! <3
Loro sono dei veri e propri appassionati e mi hanno assicurato che non posso considerarmi una vera MICHIGAN-GIRL se non divento country addicted! ;)

Tutti insieme la settimana scorsa sono andati a sentire il concerto di Kenny Chesney, cantante che io non conoscevo ma che merita davvero! In più lo scopo era raccogliere fondi per le famiglie che hanno perso tutto nelle inondazioni che poche settimane fa hanno colpito il Michigan.. come si suol dire 'uniamo l'utile al dilettevole' !

Questa è Reality, ascoltatela!

http://youtu.be/_sD2BjnbveM

GOODNIGHT!

I.

Vicksburg, MICHIGAN

Ed ecco a voi (voi chi poi.. nessuno starà leggendo quello che scrivo)... RULLO DI TAMBURI!
Le foto della mia host family e della mia futura casa!

HOME




FAMILY 


DOGS


SCHOOL



I JUST CAN'T WAIT TO BE THERE!

I.





SOMETHING ABOUT ME

Mi sono appena resa conto che non vi ho ancora raccontato niente di me! 
Partiamo dalle cose basilari..
Mi chiamo Ilaria Giustacchini, ho quasi 17 anni e vivo a Verona.
Sono una ragazza molto sportiva, la mia passione è la BMX Racing, che pratico da ormai 12 anni. Amo la neve e lo snowboard, sono malata di X-factor e di shopping online (I LOVE ASOS) - non per questo disdegno una camminatina per negozi - .
Ho un fratello, Tommaso, di 18 anni che è la mia spina nel fianco ma contemporaneamente l'unico uomo che in tutta la mia vita non mi deluderà mai.

Ecco un elenco delle prime cose che mi sono venute in mente su di me:
  1. amo il mio motorino
  2. amo la mia gatta Engine - guai a chi dice che i gatti neri portano sfortuna! -
  3. amo qualsivoglia tipo di bigiotteria - mia mamma dice che ormai sembro un vucumprà - 
  4. amo i cappelli di lana - ne ho una montagna -
  5. amo leggere libri
  6. amo il mio I-Phone
  7. amo viaggiare
  8. amo incontrare persone nuove
  9. amo studiare le lingue straniere 
  10. amo parlare inglese
  11. odio le verdure cotte
  12. odio la maggior parte degli insetti - soprattutto le cimici -
  13. odio le doppiefacce
  14. odio la mia intolleranza ai latticini e allo zucchero
  15. ho il fidanzato più dolce del mondo - ..non parliamo di quanto sarà dura lasciarlo in Italia -
  16. sono super permalosa
  17. in casa mia non abbiamo avuto la televisione finchè non sono stata in 2° media
  18. ho scritto una BUCKET LIST delle cose che voglio fare negli Stati Uniti
  19. .. ne ho scritta una anche di quelle che voglio fare prima di partire
  20. NON VEDO L'ORA DI VIVERE IN AMERICA
questa sono io ;)


BMX <3


 SNOWBOARD <3


 FAMILY <3


A <3



Credo che sia abbastanza per ora!

KISSESSS

I. 

domenica 5 maggio 2013

'THAT CALL'

Hi guys, prima di farvi vedere le foto della mia famiglia americana, voglio raccontarvi di come mi è arrivata la grande notizia..
Era un tranquillo martedì di Febbraio, classica giornata a scuola, pranzo fuori con gli amici.. niente di che.
Ma appena arrivata a casa, ricevo la telefonata che ogni exchanger teme e aspetta di più, la telefonata che inizia con: 'Ciao ti chiamo perchè abbiamo trovato una famiglia per te!'
Tutti sapete (o potete immaginare) quanta ansia mi avesse messo l'attesa..
Però oltre alla trepidazione, il mio stato d'animo prevalente era terrore pure.
Il terrore di finire in Alaska o in una famiglia con cui non mi fossi trovata bene.
Il terrore perchè conoscere la mia famiglia significava che era tutto vero, stavo davvero facendo la pazzia di andare un anno negli Stati Uniti!
Ammetto che la mia ansia era però dovuta anche ad un'altra cosa: la settimana prima un' operatrice WEP mi aveva chiesto se per me fosse un problema andare una famiglia molto religiosa.
Premettendo che non ho problemi con le persone religiose, loro hanno le loro idee e le rispetto, però io non sono cresciuta in quel modo. Non ho mai fatto catechismo, niente confessione comunione o cresima, ho partecipato alla messa solo in occasione di matrimoni, battesimi o (purtroppo) funerali.
Quindi credo possiate facilmente immaginare quanto mi spaventasse l'idea, più che altro perché non ero sicura di potermi adattare al loro stile di vita, e avevo paura di trovarmi in contrasto con il loro modo di pensare. Cioè in fondo io non so neanche cosa voglia dire essere molto religiosi! Bisogna dire la preghiera prima dei pasti? Andare a messa tutte le domeniche? HELP!
Dopo una lunga telefonata con le operatrici WEP in cui mi spiegavano come la chiesa fosse parte integrante della cultura americana, mi raccontavano storie di ragazzi che la pensavano come me e che ora seguivano un corso doposcuola di 'lettura della Bibbia' e blablabla.. mi ero rassegnata e stavo cominciando a prepararmi psicologicamente a diventare una suora di clausura.
E invece successe tutt'altro! Durante quella fatidica chiamata mi dissere che la mia famiglia viveva a Vicksburg (un paesino di 3000 persone nel sud del Michigan), ed era composta da mamma Carolyn, papà Brian e tre figli Michael (16) Riley (21) e Andy (24). Tutti quanti vanno in motocross e hanno il pistino dietro casa! Giocano anche a tennis, pallavolo e football, fanno wakeboard sui laghi e hanno uno di quei mega camper/camion con cui girano un po' ovunque..
Ah in più hanno tre odorabili e pelosissimi cani.
Sono un po' dei matti ma sono la famiglia perfetta per me!

Credo che ci sarà da divertirsi, quindi..

STAY TUNED!

I.

COUNTDOWN

Quando ho parlato per la prima volta con i miei genitori di voler fare il quarto anno all'estero, sembrava una cosa molto lontana.. si una bella idea ma non pensavo di trovare il coraggio di renderla reale, lasciando qua tutta la mia vita per fare questo 'salto nel vuoto'. 
E invece adesso sono qui, e mancano solo 100 giorni alla partenza! 
Dire che mi sto agitando vi assicuro che è riduttivo..

I.


sabato 4 maggio 2013

CHEERS

Hi everyone!
- anzi forse dovrei dire 'NO-ONE' visto che probabilmente nessuno si metterà mai a leggere il mio blog -
Comunque mi chiamo Ilaria e sono qua per tenere un diario delle mia esperienza di EXCHANGE student negli Stati Uniti. Mi aspettano (anzi ci aspettano) nove mesi tra i gli orsi polari, visto che la mia famiglia ospitante vive nel Michigan, verso il confine con il Canada!
Vi dico solamente che sono previsti una cosa come venti tornado all'anno, neve praticamente da Ottobre ad Aprile e bufere che chi ne ha più ne metta!

STAY TUNED!

I.