Diary of an italian wannabe-writer teenager.

Here is a sneak peek into my dreams, my thoughts, my fears, my hopes.. a sneak peek into my world. I'm gonna talk about whatever comes to my mind, whatever I either love, hate or just feel like I have something to say about. It's gonna be random. It's gonna be sarcastic. It's gonna be harsh, sad, ruthless, disorganized. It's gonna be me.
Hope you enjoy it.

Feel free to comment.

I.

venerdì 23 agosto 2013

FIRST WEEK

Cosa mi manca di più dell'Italia?
Non lo so.
Mi mancano mote cose, dipende dai momenti.
Però non ho ancora avuto nessuna crisi di nostalgia, nessun pianto incontrollabile, nessuna voglia di tornare a casa.
Per fortuna la mia famiglia è gentile e simpatica. Beh un po' tutti lo sono.

Qui è così diverso.
Non migliore o peggiore, semplicemente diverso.
Ogni tanto mi sembra di guardare un film, di guardare la vita di qualcun'altro.
Ogni tanto sono quasi sicura di essere lì lì per svegliarmi nel mio letto, nella mia camera, nella mia solita vita.
Sarà perché qui mi sento come se fossi a casa. 
Mi sento come se questa cultura, questa lingua mi appartenessero da sempre. Come se fossero state qui ad aspettarmi.

Ma adesso vi racconto dei primi giorni nella mia casa oltreoceano.
Tanto per iniziare, devo ancora finire di disfare le valigie (scusa mamma).
Non so bene perché ma credo che averle lì sia una sorta di difesa, un modo per non rendermi conto che starò lontano dall'Italia per tutto questo tempo. 
Credo che sia la mia barriera contro la nostalgia.
Non so bene perché ma mi sento come se, appena le mie valigie saranno vuote, appena mi sarò ambientata, il mio sogno svanirà.
Perché è questo che succede con i sogni.
Passi talmente tanto tempo ad aspettarli che quando sono qui, reali, quando li stai finalmente vivendo, hai il terrore che ti svaniscano tra le mani.
Hai il terrore di non viverli appieno.
Perché i sogni sono effimeri. Brevi. Transitori. Fugaci.
Eppure continuiamo a inseguirli, perché ne vale la pena. 
Eccome se vale.

Ma mi sono di nuovo allontanata da quello che in realtà è lo scopo di questo post: raccontare i miei primi giorni in questa terra "straniera".
Beh, quando sono arrivata ero decisamente stonata.
Forse per il fatto di non aver dormito per 30 ore, forse perché mi rendevo conto che quello era in realtà il vero inizio della mia avventura.
All'aeroporto c'era tutta la famiglia e siamo andati a mangiare l'immancabile enorme cheeseburger.
" Benvenuta in America Ilaria! ".

In questa settimana ho già provato motocross, wakeboarding, tubing (viene attaccato un ciambellone dietro alla barca e ti trainano) e un gioco che non mi ricordo come si chiama.
Ha più a meno le regole del golf, solo che invece di usare mazza e palline devi lanciare un frisbee. 
Il che non sarebbe neanche male se non lo giocassero in mezzo al bosco. 
Questo vuol dire che il mio caro frisbee, visto che sono negata, continuava a finire tra i rovi oppure andava a sbattere contro un albero.
Ciliegina sulla torta, avevo deciso di mettere le ciabatte e.. ho pestato su un serpente!
Credo di aver fatto un mezzo infarto ahah

Non sono mancate le classiche figura di merda, i classici 'misunderstanding' , non sono mancate le risate e piccoli momenti di sconforto.
Ho scelto le materie per la scuola. 
Ho conosciuto altri exchange e le loro famiglie ospitanti. 
Sono andata a farmi un giro per la cittadina in bicicletta.
Ho mangiato schifezze. 
Mi sono sentita in colpa. 
Sono andata a comprarmi della verdura. 
Ho cucinato la pasta. 
Ho chiamato i miei amici in Italia. 
Ho visto il più stupido film mai girato.
Mi sto abituando ai ritmi della mia nuova vita.

Cos'altro c'è da fare in una settimana?

Stay tuned!

I


venerdì 16 agosto 2013

PORTRAIT OF NYC

Scrivo di nuovo dall'aereo, il terzo di questa settimana. Ma non ancora l'ultimo.
Mi piace volare, ti fa vedere il mondo da un'altra prospettiva.
Ti permette di avere la testa fra le nuvole senza staccare la spina al cervello.

Ma torniamo a parlare di New York City. 
Per prima cosa cosa i grattacieli sono troppo alti. 
Finalmente capisco come si deve sentire una formica, piccola e insignificante. In cerca del modo per sembrare più maestosa e importante. 
Beh in realtà credo che le formiche cerchino solo il modo di sopravvivere, mentre sono io che, abituata alla mia vecchia Verona, mi trovo spaesata, non so come reagire di fronte a una città così.
Se dovessi paragonare NYC a qualcosa di reale, di tangibile, credo che probabilmente sarebbe un liquido. 
Qualcosa senza una forma definita, qualcosa in continua metamorfosi. 
Qualcosa che non si ferma mai.
Cambia, si adatta, si allarga. Un cantiere a cielo aperto. La città che non dorme mai.
La città di chi va di fretta, la città di chi non si ferma, la città di chi vuole di più.
La città dove puoi essere che vuoi.
Nessuno fa caso a come ti vesti, al tuo taglio di capelli. 
Sei solo uno dei tanti sguardi in un immenso oceano di volti.
Ma per questo stesso motivo è una città dove è facile sentirsi spaesati, soli.
Finchè non trovi il treno diretto dove vuoi andare tu, e inizi un viaggio con persone che suonano la tua stessa canzone. 
E se non esiste, nessuno ti impedisce di farne partire uno nuovo.

NYC è una città difficile da capire.
Cosa si nasconde dietro tutte quelle luci ammalianti e accecanti?
Dove vanno tutti quei taxi gialli? Dove corre tutta questa gente?

NYC è dove il vecchio e il nuovo si fondono in un armonia perfetta. 
È dove sopravvivere è un arte non da tutti.
È dove devi imparare a guardare oltre alle belle luci, oltre alle apparenze, fino al cuore pulsante di questa città.

NYC non è una città dove vivrei tutta la vita.
È un passaggio, una stazione di transito. 
È dove capire cosa vuoi fare, dove trovare il coraggio e la forza di realizzare i tuoi sogni. 
È l'esaltazione della personalità individuale, se non ne hai vieni inghiottito.
Ma non puoi restare qui per sempre, perché tu ad un certo punto tu ti fermerai, mentre lei no.
E tu diventerai una semplice ombra, grigia e spenta, in una città in esplosione. 
Diventerai parte dei muri, parte del contorno della vita di altri.
Devo ammettere che questa città mi incute un po' di timore, ti sprona a metterti in gioco, ad affrontare la paura di non potercela fare, ma cosa succede se non sei tu ad avercela vinta?

Ma cambiando argomento.. i propositi di non ingrassare?
Tutti in fumo.

Appena finisci la frase "Beh oggi a pranzo mi prendo un'insalatina leggera dai", ecco che arriva subito qualcuno che inizia un monologo su quanto sarebbe meglio per te , per l tua felicità e per la pace nel mondo se tu mangiassi uno dei suoi deliziosi hot dog. Un diavolo tentatore con delle ottime motivazioni non credete? Come si può dire di no?

martedì 13 agosto 2013

TODAY IS THE DAY

Eccoci qua. Il tanto atteso quanto temuto giorno della partenza è arrivato finalmente.  
Sto scrivendo dall'aereo, in questo momento dovremmo essere da qualche parte sopra l'oceano atlantico, vicino alla Groenlandia stando a quello che dice il monitor di fronte a me.
Forse sarebbe meglio se dormissi un po', visto che stamattina la sveglia è suonata alle sei.
Per fortuna i miei hanno deciso di andare a dormire in albergo vicino a Malpensa (da dove partiva il primo aereo), altrimenti sarebbe stata una levataccia ancora peggiore. 
Devo dire che il mio ultimo giorno in Italia è stato alquanto sofferto. 
Mi aspettava la tanto rimandata preparazione della valigia!
Non vi nascondo che è stata una faticaccia. Non immagino cosa avrei pensato se fossi stata nei panni di mia madre quando, entrando in camera mia, si è trovata davanti una figlia esasperata, seduta su una valigia che oggettivamente non si sarebbe chiusa neanche se avesse pregato in arabo.
Per fortuna questa scena patetica ha scatenato il suo istinto materno e mi ha aiutata prima che buttassi tutto fuori dalla finestra dal nervoso.

Ovviamente nel mio ultimo giorno non sono mancati i pianti, i saluti alle persone più importanti della mia vita sono stati veramente difficili. Mi sembra impossibile non vederli più per così tanto tempo.
Mi sembra impossibile che un esperienza così importante dovrò viverla senza di loro. Anche se in realtà saranno sempre con me, grazie al supporto che tutti mi danno. La vivranno attraverso i miei occhi.

La sera i miei genitori e mio fratello mi hanno portato fuori a cena e mi sono resa conto che sarà dura pensare di rimanere senza vero cibo italiano per dieci mesi! Ho mangiato così tanto che ero convinta mi sarebbe venuto un abbocco di quelli fotonici, il che non mi dispiaceva perché almeno mi sarei risolta il problema della temuta insonnia per l'ansia da partenza. La speranza è l'ultima a morire, no?
Beh la mia è morta appena mi sono distesa a letto e il mio cervello ha cominciato a girovagare fuori controllo. Neanche mi ricordo a cosa pensassi, un po' di tutto potremmo dire. Ricordi, speranze, progetti, emozioni.. cercavo di realizzare che la mia vita sta per cambiare drasticamente.
In realtà neanche ora che sono qua, sospesa a 36000 piedi di altezza, mi rendo conto che non tornerò a casa per dieci mesi. Mi sembra di stare partendo per una qualsiasi vacanza. Mi sento come in una bolla di sapone, sembra che le cose succedano senza che io me ne accorga. Ho preso l'aereo a Malpensa, tre ore di scalo a Francoforte, qualche nugget al Mac Donalds dell'aeroporto (giusto per entrare in un 'american moood'), e poi di nuovo in aereo verso New York. 
Sembrava tutto così lontano, ipotetico, che ora che è qui davanti a me non mi sembra vero. 

Mi aspettano tre giorni nella Grande Mela, il che mi elettrizza dato che non l'ho ancora mai visitata. 
E dopo via, verso la mia nuova casa, la mia nuova famiglia, la mia nuova vita.
Via, verso nuove emozioni, verso una nuova me stessa.  
Via, verso l'esperienza che mi cambierà, che mi farà crescere.
Via, via verso il mio sogno finalmente diventato realtà.

Ai miei amici e a tutti quelli che mi sono stati vicini ci tengo a dire solo che tutti i messaggi che mi avete scritto, tutte le volte che mi avete detto di non preoccuparmi, che sarebbe andato tutto bene, che avreste voluto venire via con me, non sono state parole al vento. Non è stato fiato sprecato. Mi avete dimostrato che non sono sola. Ogni 'ti voglio bene', ogni 'mi mancherai', ogni 'sarò qui a aspettarti', è importante. È importante perché è grazie a voi se sono salita su questo aereo, è grazie a voi se ho creduto in me stessa. È grazie a voi che mi avete ascoltato, consolato e rassicurato fino alla nausea, è grazie a voi che mi avete sopportato che io sono qua. Non ce l'avrei fatta senza di voi. Vi voglio bene, ci rivedremo presto ve lo prometto. 



NEW YORK CITY,
ORE 22.46 locali
         04.46 italiane

Non dormo da 24 ore. Dire che sono stanca sarebbe riduttivo. 
Dire che sono felice sarebbe riduttivo.
Dire che che amo questa città sarebbe riduttivo.
Mi sento molto americana in questo momento, non ho più le mezze misure. 
Tutte le mie sensazioni mi sembrano così enormi, quasi come se stessi per scoppiare. 
Amo tutto questo. Ed è solo l'inizio.


Last night in Verona




Times squareee




First true american hot dog 





Good morning NYC <3



giovedì 8 agosto 2013

DREAMS COMING TRUE

Ore 05.17
Non riesco a dormire. È da un paio di giorni che mi succede. 
Diciamo che appena mi stendo a letto il mio cervello parte per la tangente. Comincio a pensare a tutte le cose che devo fare, alla valigia che devo ancora preparare, agli ultimi regali che devo ancora comprare, alle persone che devo ancora salutare. Comincio a immaginarmi la mia vita la, mi immagino quello che dirò, mi faccio degli assurdi filmini in testa sulle peggio scene che in realtà non succederanno mai( ..o almeno spero).
Mi metto nei panni dei miei genitori e li ringrazio, perché fanno di tutto per non mostrarmi la loro tristezza. Ogni tanto vorrei solo dargli un abbraccio e dirgli che va tutto bene. Solo che non riesco a capire se voglio farlo per rassicurare loro o me stessa.

Ore 11.37
Come da copione il risveglio è un disastro. Diciamo che ho avuto momenti migliori, momenti in cui non mi sembrava che mi fosse appena passato sopra un tir e non assomigliavo alla versione spettinata di un panda. 
Cerco sempre di acchiappare i rimasugli dei miei sogni, ma oggi sarebbe stato meglio non farlo. 
Perdevo l'aereo, mi dimenticavo a casa tutte le scarpe (credo che solo le donne possano capire il mio terrore), arrivavo in aeroporto e lo trovavo deserto.. Molto inquietante a dire la verità. 
Che siano premonizioni? Speriamo di no.

Certo che il subconscio è un bello stronzo. Più cerchi di tranquillizzarti più lui tira fuori le tue paure più assurde, quelle che non ti immaginavi neanche di avere o quelle che hai sempre cercato di chiudere nei punti più remoti del tuo cervello. 

E poi ci sono tutti i tuoi adorabili amici che non fanno altro che ripeterti:
"Ma sei pronta?" 
"Ma non hai paura?" 
"Io sarei terrorizzata"
"Ti immagini se ti trovi male?" 
"Ti immagine se.. blablabla"

Non sono pronta. Non al 100% almeno. Potremmo dire che sono 'abbastanza pronta'. E questo non vuol dire che io non abbia una voglia matta di partire, ma sono molto nervosa più che altro. In ogni caso credo che sia decisamente normale per cui non mi preoccupo.
Non ho paura. Non al 100% almeno. Potremmo dire che ho 'abbastanza paura'. O meglio potremmo dire che una piccola parte di me se la sta letteralmente facendo sotto.
Non mi immagino che mi troverò male. Mi piace partire ottimista, e non sono masochista. Perché dovrei torturarmi? Là avrò una famiglia fantastica e conoscerò un sacco di gente nuova. L'autoconvinzione prima di tutto ragazzi! Vi immaginate partire sicuri che andrà male? Si finirebbe per porsi nel modo sbagliato, in modo negativo, e allora si che tutto comincerebbe a andare storto. Si troverebbe in tutto qualcosa di sbagliato, si continuerebbe a lamentarsi, e no, non sono il tipo.

Però non riesco ancora a credere che tra una cinque giorni sarò qui a raccontarvi della mia notte insonne prima della partenza.
Ecco credo che la sorpresa sia l'emozione che provo di più in questi giorni. 
Mi sorprendo nel vedere un enorme albero solitario in mezzo a un campo al lato della strada per tornare a casa, strada che peraltro faccio tutti i giorni da ormai 10 anni. Non l'avevo mai visto.
Mi sorprendo a ammirare la bellezza della mia città al tramonto, un grande spettacolo che ho davanti agli occhi tutte le sere ma che non ho mai veramente guardato.
Mi sorprendo a vedere che amici su cui contavo non si fanno sentire, mentre vengono a salutarmi persone con cui magari scambiavo solo un semplice 'ciao'.
Mi sorprendo a scoprire le mie reazioni, il turbinio di emozioni che provo man mano che il conto alla rovescia si esaurisce.
Mi sorprendo a rendermi conto di essere stata capace di portare a termine il mio primo grande progetto. Di essere stata capace di tirare fuori uno dei miei sogni dal cassetto e farlo diventare realtà.

Perché tra poco è questo che sarà la mia ora immaginaria vita in America. Sarà finalmente realtà.