Diary of an italian wannabe-writer teenager.

Here is a sneak peek into my dreams, my thoughts, my fears, my hopes.. a sneak peek into my world. I'm gonna talk about whatever comes to my mind, whatever I either love, hate or just feel like I have something to say about. It's gonna be random. It's gonna be sarcastic. It's gonna be harsh, sad, ruthless, disorganized. It's gonna be me.
Hope you enjoy it.

Feel free to comment.

I.

venerdì 13 novembre 2015

#StayStrongParis

Chiudere le frontiere è un decisione dettata dal senno di poi, e arriva troppo tardi. Li abbiamo portati nelle nostre case lasciando gli usci aperti nel nome dell'altruismo, dell'integrazione, nel nome della fiducia e della tolleranza verso ciò che è diverso. Siamo stati troppo umani con chi di umano non ha più niente se non le sembianze. Ma possiamo ancora tenerli fuori dalle nostre menti, la soddisfazione più grande per loro sarebbe vedere l' "infedele" Europa piegata sotto il loro regno del terrore. Non possiamo permettere che ci privino della nostra libertà, che ci impediscano di andare al ristorante, assistere ad un concerto, di camminare per strada, di vivere. Non possiamo permettergli di vincere. Questa è la più importante frontiera da chiudere, la prima indispensabile barriera da alzare.

Vorrei riuscire a mettere nero su bianco tutti i pensieri che mi girano per la testa da quando ho appreso la notizia. Vorrei poter dire a chi parla di pulizia etnica, di bombe atomiche, di stermini che lo capisco, capisco la paura e la rabbia che prova. Vorrei poter dire a chi professa la religione islamica in modo 'giusto' - nel rispetto degli altri e di se stessi- che mi dispiace, mi dispiace che stia assistendo allo scempio del proprio credo, della propria cultura e tradizione. Vorrei poter dire a chi ha perso qualcuno di caro che c'è un Dio buono da qualche parte che se ne prenderà cura, vorrei potergli dire che forse chi vivrà veramente l'inferno saremo noi che rimaniamo quaggiù. Vorrei poter urlare tutto il mio disprezzo verso le istituzioni religiose e la strumentalizzazione dei credi e delle debolezze delle persone. Questa è la storia che si ripete, come sempre e per sempre. 
Vorrei vorrei vorrei ma non riesco, non riesco perché non capisco, non capisco come sia possibile la perdita totale di ogni filtro, emozione, come sia possibile 'giustiziare' innocenti nel nome di un Dio di cui non conosci per certo neanche l'esistenza, figuriamoci il suo Volere. 

mercoledì 29 luglio 2015

MADE IN CHINA

Ogni tanto sento l'impulso di scrivere. Ogni tanto sento il bisogno di mettere un po' d'ordine tra gli scaffali della mia testa, il bisogno di lasciar fluire liberamente i miei pensieri.
Ogni tanto sento che solo nel momento in cui saranno nero su bianco saprò rendermi conto di cosa stia veramente succedendo sotto il mio cespuglio castano. 
Ogni tanto mi ricordo dell'esistenza del mio blog. 
Stasera è una di quelle volte. Non c'è un motivo particolare, è come un bisogno fisiologico, è come il morso della fame, la gola secca per la sete, come spingersi a galla per prendere una boccata d'aria. Quando arriva non posso fare altro che assecondarlo.
Sono in camera, ma non la mia piccola comoda cameretta veronese, bensì la stanza dove dormo da ormai più di due settimane a Zhengzhou, Cina. 
Due settimane durante le quali mi sono addentrata per la prima volta in quella terra misteriosa e variopinta che è la cultura orientale. 
Due settimane durante le quali mi sono addentrata per l'ennesima volta nella terra misteriosa e variopinta all'interno di me stessa.
Ma partiamo dall'inizio, perché sono qui? 
Ho deciso di lasciami nuovamente tutto alle spalle sfruttando l'occasione del mio viaggio di maturità: quale miglior modo di finire il mio percorso da adolescente se non uscire dalla mia routine e affrontare da sola una nuova avventura? Ho scelto l'esperienza di insegnamento dell' inglese per l'amore viscerale che provo per questa lingua, e ho scelto la Cina perché l'ho sempre pensato un paese vittima di radicati stereotipi e riguardo al quale mi sono trovata ad essere decisamente ignorante. Così il 12 luglio ho lasciato nuovamente l'Italia, esattamente un anno dopo essere tornata dagli Stati Uniti. Strane coincidenze. Sono atterrata a Shanghai dopo circa 12 ore di volo ed uno scalo a Copenhagen. 
Sin da subito mi ha stordito l'enormità della Cina. Shanghai da sola conta 23 milioni di abitanti. 
Enorme è il territorio nazionale. 
Enormi sono le città.
Enorme è la quantità di persone che popolano le strade a qualsiasi ora del giorno.
Enorme è il distacco tra elementi moderni e tradizionali, che però si fondono insieme con un'armonia stupefacente.
Enorme è la voglia dei cinesi di imitare il mondo occidentale, sentimento che li porta spesso all'esagerazione. Lasciano le decorazioni natalizie sulle porte tutto l'anno perché 'sono carine', i camion della spazzatura sono annunciati dalle melodie di Jingle Bells o di Happy Birthday to You perché 'these are happy songs'. I grattacieli sono sempre più alti, le città sono cantieri a cielo aperto addobbate da luccicanti insegne, enormi anche queste. 
Enorme è la varietà di suoni che questa lingua presenta. Spesso cerco di segnarmi la pronuncia delle classiche frasi di rito ma mi trovo sprovvista di modi per rappresentarla degnamente o almeno per rappresentarla in modo da essere in grado di farmi capire quando le rileggo. Dopo due settimane ancora mi guardano con aria interrogativa quando dico 'zài jiàn' (arrivederci). 
Enorme è anche la sorpresa nel rendersi conto di quanto le politiche isolazionistiche che caratterizzano la storia cinese e la Rivoluzione Culturale maoista influenzino ancora la vita di tutti i giorni. Appena ti spingi qualche centinaio di chilometri verso l'interno e le vetrine di Shanghai non diventano altro che un unico puntino luminoso, quasi nessuno parla inglese, o tutto ciò che conosce è qualche brandello di frasi di circostanza imparate a memoria durante gli anni di liceo. Essere occidentali è come essere un animale esotico in esposizione allo zoo: ti fissano, scattano foto oppure ne chiedono una con te, come se non avessero mai visto una persona che non abbia gli occhi a mandorla ed i capelli neri. Ecco questo è uno stereotipo che ho decisamente verificato. 
Verificato anche il fatto che mangino carne di cane: mi è stato offerto di provarla nella food court di un centro commerciale. Offerta che ho gentilmente declinato assieme a quella degli spiedini di scorpioni e millepiedi. 
Oltre a questo ed altri pochi spiacevoli episodi la cucina cinese è deliziosa, a partire dai classici noodles in brodo fino ad arrivare agli involtini ripieni (dumplings), passando per il tipico pane al vapore, vari tipi di deliziosa carne bollita e una grande varietà di pesce, il tutto rigorosamente condito con salse i cui ingredienti sono sconosciuti al cittadino medio occidentale. 
Ho conosciuto ragazzi che non sanno cosa sia l'Europa, persone che tutto ciò che conoscono del Cristianesimo è il fatto che segua la Bibbia, mi viene chiesto da dove vengo ma suppongo che dell'Italia conoscano solo il nome (che in cinese si pronuncia in un modo molto divertente), e non saprebbero trovarla su una cartina. Una delle maggiori potenze economiche mondiali è un popolo tenuto all'oscuro da ciò che succede nel mondo, come se il fenomeno globalizzazione li sfiorasse appena. La maggior parte dei siti stranieri sono bloccati e non possono essere visitati con IP cinesi, soprattutto quelli di informazione ma anche Google ed i vari social network. La loro ignoranza non credo gli pesi, visto che non puoi volere qualcosa di cui non conosci l'esistenza. Non credo si rendano conto di quanto siano controllati, di come molte loro libertà siano limitate, di come gli venga coperta la visuale con enormi paraocchi. Sembra quasi che l'elevato numero di abitanti li 'degradi' ad essere solo un anonimo viso in un oceano di facce. Sembra quasi che ogni tanto non riconoscano l'esistenza di altri all'infuori della proprio persona, il che li porta ad essere maleducati, ma in un modo così spudorato ed indifferente che mi sconcerta ogni volta. 
Sono un popolo difficile da inquadrare: passano dallo spintonarti all'uscita della metropolitana e dal guidare in modo indecente ad essere le persone più cordiali che io abbia mai incontrato, all'essere servizievoli quasi in modo nauseante.
Ci sono moltissimi aspetti della Cina che restano un enorme punto interrogativo, alcuni li scoprirò nelle prossime settimane, ma altri sono segreti gelosamente custoditi nelle radici della
loro cultura e della loro tradizione, che resteranno per sempre un mistero per ogni viaggiatore occidentale.


I.


domenica 24 agosto 2014

NEW ERA

Dopo sette mesi di abbandono ho deciso di riprendere il mio blog. O meglio, di rinnovarlo. 
Per chi non lo sapesse, era nato come diario della mia esperienza come exchange student in Michigan, uno degli stati della regione dei Grandi Laghi, al confine tra Stati Uniti e Canada. Se siete dei rapper mancati, fanatici di Eminem, guidate una Chrysler o seguite 'Il banco dei pugni' su DMAX, vi aiuterà sapere che mi trovavo esattamente a metà tra Chicago e Detroit. Se ancora non avete idea di cosa sto parlando, www.google.it fa al caso vostro. E vi consiglio di smettere di leggere qua e dedicarvi invece a ottenere un qualche tipo di cultura generale.
In ogni caso ho deciso di trasformare il mio blog: da diario di viaggio a luogo dove dare libero sfogo al corso dei miei pensieri, dove parlare di qualsiasi cosa mi passi per la testa, di qualsiasi cosa mi piaccia o che odi, dove lasciar correre riflessioni, paure, speranze.
Un luogo dove rifugiarmi quando sono in difficoltà, quando ho voglia di restare sola. Un luogo dove sfogarmi e poter scrivere ciò che magari non ho il coraggio di dire. Un luogo dove poter svuotare la mente dalla bufera di parole che la affolla. Un luogo dove poterle mettere in ordine, dove poter riflettere su me stessa e il mio modo di pensare. 
Ma perchè scrivere pubblicamente su un blog e non semplicemente per me stessa?
In realtà non lo so, credo che in qualche modo mi piaccia il fatto che chiunque possa leggere e commentare, che chiunque possa magari portarsi dentro un pezzetto di me anche senza conoscermi. Sarà che nella vita reale sono una di quelle persone 'a pentola a pressione', una di quelle che le loro emozioni le tengono tutte dentro, che appaiono sempre sorridenti, un vulcano dormiente. Visto da fuori sembra tutto calmo, ma dentro ribolle di mille pensieri. Questo non vuol dire che io sia una senza spina dorsale o che si lasci mettere i piedi in testa, ma semplicemente che faccio fatica ad aprirmi con gli altri, faccio fatica a fare affidamento sugli altri, a mostrarmi vulnerabile. Non voglio parlare dei miei problemi, delle mie preoccupazioni, perchè ognuno ha già la proprie ed io non voglio dovergli addossare pure le mie stupide ansie da ragazzina di diciotto anni. Me la cavo da sola. Presuntuosamente mi sento di non aver bisogno di contare su nessuno oltre che su me stessa. Questo ancora non vuol dire che io sia un' isola, sola e senza amici, ma solo che ogni tanto mi sento come se molti dei rapporti che intreccio siano superficiali. Come se le persone che fanno parte della mia vita sia lì giusto perchè c'era uno spazio vuoto che andava riempito. Non perchè io senta il bisogno di condividerla con loro. Ogni tanto tutto questo mi spaventa. Mi spaventa l'idea di non riuscire ad attaccarmi, di non riuscire a fidarmi completamente. 
Mentre molte altre adolescenti sognano ancora di veder arrivare il principe azzurro in sella al suo cavallo bianco, io semplicemente vorrei qualcuno con cui riuscire a confidarmi, qualcuno con cui sentirmi al sicuro, qualcuno con cui poter essere vulnerabile. Qualcuno con cui sentirmi a mio agio nel lasciar cadere tutte le mie maschere, la mia armatura, qualcuno con cui non dover fingere di essere sempre forte. 
Ecco perchè voglio che il mio blog sia pubblico. Mi dà come l'dea, l'illusione di aprirmi, di mettermi nudo. Alla fine, se non riesco a farlo con una persona sola, tanto vale farlo con tutti no? 
E come diceva William Gaddis: "oggi la critica è l'arte di cui abbiamo più bisogno", per cui sentitevi liberi di commentare e di esprimere le vostre opinioni.

"Se la libertà significa qualcosa, allora significa il diritto di dire alla gente cose che non vogliono sentire."
- George Orwell


I.

lunedì 27 gennaio 2014

METAMORFOSI

Ieri mi sono trovata davanti a una delle scelte più ardue da quando ho messo piede qui in Hamburgerlandia. Ma lasciate che vi dia un po' di contesto: ora di cena, siamo in giro per negozi e mi viene proposto di andare a mangiare da NOODLES&CO. Il mio orgoglio italiano avrebbe dovuto impedirmi di mettere piede in un fastfood dedicato alla pasta ma credo che negli ultimi mesi sia andato lentamente svanendo mentre mi trasformo in questo strano ibrido onnivoro comunemente conosciuto come exchange student. Quindi, cinque minuti dopo varco la soglia di quello che sarà il cimitero di quel poco che ne restava. Propongono svariati tipi di pasta dagli pseudo nomi italiani tipo 'pasta fresca' e 'penne rose' ma la mia attenzione viene catturata da due soli piatti: mac&cheese o spaghetti with meatballs?
E quando mi ci sono voluti dieci minuti buoni per decidermi ho capito di essere diventata troppo americana.

Ho ormai scavallato nella seconda metà della mia esperienza. Cinque mesi in salita e cinque in discesa giusto? Certo che no. Un continuo di alti e bassi da far venire la nausea. Sono quasi sicura di essere diventata bipolare. E sono felice di esserlo. Ma allo stesso tempo lo odio. Sono senza speranza.

La mia ignoranza ha raggiunto livelli apocalittici. Dal 13 agosto le uniche notizie che ho letto riguardavano la telenovela di Miley Cyrus, il parto di una delle Kardashian e Justin Bieber convinto di vivere dentro a GTA 5.
Stasera prometto che mi guardo il TG online, così allevio i sensi di colpa.

Mi ricordo come, durante le prime settimane che ho passato qua, la mia host mum avesse ripetutamente espresso la sua enorme incredulità su come le persone siano convinte che in Michigan ci sia freddo 24/7 dodici mesi all'anno. Veramente assurdo. Incredibile. Davvero non riesco a farmene una ragione. Qui non fa mai freddo: si gela. Anzi, dire che si gela è riduttivo. Nevi perenni da ottobre a nonsoquando, impossibile stare fuori per più di 15 minuti per rischio congelamento, pupazzi di neve che bussano alle porte nella speranza di essere accolti e potersi squagliare davanti al camino. Perfino i pinguini migrano verso la Florida.
Lati positivi? Scuola chiusa ogni due per tre. Come oggi per esempio. Come venerdì scorso. Come i cinque giorni extra di vacanze di natale. O le 8521749 ore saltate perchè apriva in ritardo.

Perchè gli americani sono la popolazione con il più alto tasso di obesità? Fast food direbbero tutti. Poca attività fisica. Ma la vera ragione è questa relazione di amore-odio con le splendide 'free refills'. Mi spiego meglio: perchè bere qualcosa di gratuito e salutare come l'acqua quando puoi pagare due dollari e avere tutta la coca cola che vuoi? Già, in qualunque ristorante, fast-food o pseudo camioncino ambulante che venda qualcosa di più o meno commestibile, se prendi una qualsiasi bibita hai diritto a riempire il tuo bicchiere quante volte vuoi. All'infinito. Il che può sembrare la cosa più eccitante del mondo agli occhi di una diciassettenne italiana abituata a dover pagare anche l'aria che respira.

Considero accettabile il classico annacquato caffè americano. Non mi dà fastidio dividere la pizza con altre 27 persone. Mi sono rassegnata a passare noiose giornate sul divano a cambiarmi lo smalto mentre siamo bloccati in casa per la neve. Ho imparato a riconoscere le vere voci degli attori. Ascolto musica country. Non so come farò a mangiare insalata senza ranch. Non riesco a immaginare la mia vita senza mangiare Taco Bell almeno una volta a settimana. O senza il caffè di BiggBY. Mi dimentico parole in italiano. Non mi ricordo il sapore dello spritz. Gli aperitivi sono un ricordo talmente lontano che ogni tanto penso di essermeli solo sognati. Davvero vivevo in Italia fino a cinque mesi fa? Davvero esiste una cosa chiamata acqua gasata? Non mi ricordo più  che sapore ha. Acqua probabilmente. Ho tristemente scoperto che la smart water non ti rende più intelligente. Il calcio è considerato più uno sport da ragazze. Conosco le regole del football. Le partite di basket della squadra della scuola al venerdì pomeriggio sono un appuntamento imperdibile. La pronuncia corretta di NIKE è 'naiki'. Mi sento strana quando mi trovo a pensare in italiano. L'unica parola spagnola che mi ricordo è 'hola'. Sono una fanatica dello shopping online.

Quante cose sono cambiate. Quante cose cambieranno.
Sono cresciuta. Ho imparato ad apprezzare le piccole cose che prima davo per scontate. Mi sono resa conto di essere più forte di quanto avrei mai pensato. Sono riuscita a non perdermi per strada. A cambiare rimanendo me stessa. Ma sono solo a metà del mio viaggio, è tutto ancora da vedere. E' tutto ancora da vivere.

lunedì 18 novembre 2013

STRUGGLE

A quanto pare quello che mi serve per mettermi a scrivere è un allarme tornado. Già, è tutto il pomeriggio imperversa una bufera di quelle che vedi solo nei film sull'apocalisse. No ok sono un'esagerata. E' che mi sto annoiando a morte e come tutti mi rifugio nella mia mente, dove tutto è perfetto e la mia vita non è mai sotto l'altezza delle mie aspettative. Dove questo tornado mi prende e mi riporta a casa anche solo per cinque minuti. La nostalgia si fa sentire. Eccome se si fa sentire. Sarà che sto attraversando la mensile 'settimana no', sarà che sono passati già tre mesi, sarà che sono semplicemente una normale diciassettenne e non un pezzo di ghiaccio, ma mi manca casa. Mi mancano i miei amici e le mie abitudini. Mi manca svegliarmi e trovare la colazione pronta, il sorriso della mamma, le battute di papà per cui mi arrabbiavo sempre ma che in fondo in fondo devo ammettere facevano ridere. Mi manca sedersi tutti insieme sul divano al giovedì sera per guardare x factor, mi mancano gli abbracci, le parole di conforto. Mi mancano i miei amici, quei pomeriggi tutti uguali, tra aperitivi e chiaccherate, di cui ero tanto stufa.
Con questo non sto dicendo che mi pento della mia scelta, assolutamente. Amo essere qui. Amo questo mondo. Solo che a volte è davvero difficile. E' difficile quando per quanto ti sforzi non riesci a far andare le cose come vuoi tu. Quando cerchi sempre di essere forte, perchè è quello che tutti si aspettano da te. Quando vorresti urlare, sfogarti ma invece ti tieni tutto dentro, mastichi e mandi giù. Perchè non vuoi creare problemi, devi stare attenta a tutto quello che fai, a quello che dici, a come lo dici e cerchi di accontentare tutti, ti senti costretto a annullare la tue opinione, i tuoi pensieri, perchè non sono mai abbastanza importanti, i tuoi problemi non sono abbastanza importanti, quell'insieme di piccole cose che ti fa diventare matta non è abbastanza importante. Gli altri vengono prima. Perchè loro stanno facendo un sacrificio per averti qua, perchè sei tu che arrivi nel loro mondo e lo scolnvolgi. Arrivi, scombini le carte e poi te ne vai, lasciando dietro di te un grande vuoto, un castello distrutto. E tutto questo fa paura. Loro sanno che affezionarsi a te significa poi doverti lasciare andare. L'hanno fatto tante altre volte. E sono stufi, stanchi. Vogliono qualcosa che non sia effimero, che duri, vogliono una roccia, un'ancora, una colonna. Vogliono la casa di mattoni del terzo porcellino: nonostante gli sbuffi del lupo resta sempre in piedi. Ma tu questo non glielo puoi dare, no. Tu tra sette mesi salirai su un aereo e puff ..svanita. Adios. Di nuovo nella tua vecchia vita. 
Sembra assurdo eh?
Ecco perchè più ti sforzi di avvicinarti più ti sembra che si allontanino. Forse tu stessa hai paura di aprirti a loro per lo stesso motivo. Ci hai mai pensato? Probabilmente si, ci pensi ogni giorno. Cerchi di metterti nei loro panni, cerchi di trovare un modo per aprire una breccia nelle loro barriere.
Forse siete troppo diverse. Ma continuerai a provare vero? Perchè non puoi fare altrimenti. Non hai un altra scelta. Essere forte. Stringere i denti. Non mollare. Impedire a chiunque di prendersi il tuo sogno e calpestarlo. No, non succederà. 
Ecco spiegato il titolo di questo post. Assurdo come ormai per me una parola inglese sortisca più effetto di dieci italiane. Struggle. Battaglia. Grande sforzo. Combattere. Dibattersi. Lottare. 
Come mi sento, racchiuso in otto semplici lettere. 

giovedì 7 novembre 2013

I'M BACK

Credo sia ora di dare una rispolverata al mio italiano e ricominciare a scrivere prima che il mio blog faccia la muffa.

L'autunno veloce come è arrivato se ne sta andando. Tirate fuori dagli armadi le giacche pesanti, stasera è prevista una nevicata!

Stasera non ho davvero tempo di raccontarvi tutto quello che è successo durante i miei due mesi di blocco dello scrittore, ma prometto per la fine della settimana sarete completamente aggiornati..

Kissesss

I.

sabato 21 settembre 2013

FALLING IN LOVE

Hi lovely folk!
Long time no seeing..
Scusate, ma qua la vita viaggia veramente a un ritmo folle!

Ci sono un bel po' di novità dall'ultima volta che ci siamo lasciati.
Per prima cosa, terrorizzata dalla qualità del cibo, mi sono iscritta alla squadra di cross country (corsa campestre per chi non lo sapesse).. dov'è il problema direte voi? 
Il problema è che a me non è mai piaciuto correre. 
Perché mi sono inscritta allora?
Perchè le squadre sportive dopo scuola sono il miglior modo per fare amicizia.. 
Chi immaginava che anche una cosa faticosa e individuale come la corsa potesse invece trasformarsi in uno dei momenti più attesi della mia giornata?
Due ore di allenamento dal lunedì al venerdì, che ci sia sole, pioggia, neve o un uragano.
E mi tocca ammettere che inizia pure a piacermi!

Mi mancavano le bellissime sensazioni che solo uno sport ti può dare. 
La soddisfazione che si prova nel vedere i propri miglioramenti giorno dopo giorno.
La gioiosa spossatezza alla fine di ogni allenamento.
Spingersi ogni volta un po' oltre i propri limiti, non mollare.
Il calore di una squadra, la pacca sulla spalla di chi sa quanto impegno ci vuole.
Stringere i denti, passo dopo passo, le gambe che fanno male, il tuo orgoglio che non ti permetterebbe mai di fermarti proprio adesso.
Non serve arrivare primi per essere dei campioni.
Un campione è chi non molla, è chi si rialza ogni volta, è chi ha il coraggio di affrontare le sfide.
Un campione è chi scopre i suoi limiti e non ha paura di superarli.
Un campione è chi tira fuori i suoi sogni dal cassetto e inizia a renderli realtà.

Bisogna però dire che la scuola qua non è certo quella dei campioni. Non so se sia per le classi che ho scelto io, ma fino a adesso non ho avuto nessuna particolare difficoltà.
La mia schedule prevede AP Biology, Psichology, Study Hall (un ora dove studiare o fare compiti), Photography, US History, Trigonometry e English 4.
I ragazzi sono tutti gentili e mi fanno morire dal ridere con le loro strane idee sull'Italia, tipo 'avete la pizza?', 'Vivi in una casa?', 'Credo che sia una delle isole più belle'.

Tutto questo mi fa davvero riflettere su quanto sono fortunata ad aver sempre avuto la possibilità di viaggiare, di vedere il mondo, di conoscere culture diverse.
Per molti di questi ragazzi, che non sono quasi mai usciti da questo minuscolo paesino di 3000 anime, anche le due ore per andare a Chicago sono un emozione.
Vorrei tanto sapere cosa pensano di me, che parlo tre lingue e ho visto posti che loro possono solo immaginare attraverso una fotografia. 
Vorrei sapere cosa pensano di questa ragazza che viene dalla 'gettonatissima' Italia, paese delle mille avventure.
Vorrei sapere cosa pensano di una diciassettenne che lascia la romantica città di Romeo e Giulietta per andare a vivere in un anonimo paesino nella campagna americana.
Devo sembrargli impazzita.
Invece per me, anche la più piccola cosa, dai semplici sorrisi nei corridoi della scuola ai marshmallow sul fuoco, dalle uova con il bacon alle canzoni country, tutto quanto è una nuova emozione.
Quando mai mi capiterà ancora di vedere carrozze di famiglie Amish su una strada asfaltata e non trovarle fuori posto?
Quando mai mi capiterà ancora di tifare la squadra di football al venerdì sera?
Quando mai mi capiterà ancora di andare a scuola in ciabatte, con addosso una maglia oversize e dei vecchi pantaloni della tuta e non essere squadrata dall'alto al basso?
Quando mai mi capiterà ancora di sentire l'inno nazionale ogni giorno a mezzogiorno su ogni stazione radio?
Quando mai mi capiterà ancora che un ragazzo mi chieda di recitare in un cortometraggio perché 'your italian accent is so cool'?
Di mangiare i cookies più buoni del mondo? Di dover finire i miei compiti seduta su un autobus giallo perché ho passato il pomeriggio a una gara di cross country?
Di essere sgridata perché 'quando si attraversano le rotaie del treno non si deve parlare'? Di partecipare a un bonfire?
Di cantare canzoni country a squarciagola non azzeccando una parola? Di sognare in una lingua che non è la mia? 

Certo, non è tutto rose e fiori.
Ci sono momenti in cui la nostalgia e la tristezza prendono il sopravvento.
Momenti in cui senti le lacrime pungerti gli occhi, momenti in cui non hai più nessuna certezza.

Ma non sono niente comparato a quello che sto vivendo. 
E' davvero difficile spiegare quello che sto provando, non sono sicura che chi non lo abbia vissuto sulla propria pelle possa capire.
Tutto quello che mi viene da dire e che mi sto innamorando.

Mi sto innamorando della mia America.


"One day, in retrospect, the years of struggle will strike you as the most beautiful."

-Sigmund Freud
I.