Ogni tanto sento l'impulso di scrivere. Ogni tanto sento il bisogno di mettere un po' d'ordine tra gli scaffali della mia testa, il bisogno di lasciar fluire liberamente i miei pensieri.
Ogni tanto sento che solo nel momento in cui saranno nero su bianco saprò rendermi conto di cosa stia veramente succedendo sotto il mio cespuglio castano.
Ogni tanto mi ricordo dell'esistenza del mio blog.
Stasera è una di quelle volte. Non c'è un motivo particolare, è come un bisogno fisiologico, è come il morso della fame, la gola secca per la sete, come spingersi a galla per prendere una boccata d'aria. Quando arriva non posso fare altro che assecondarlo.
Sono in camera, ma non la mia piccola comoda cameretta veronese, bensì la stanza dove dormo da ormai più di due settimane a Zhengzhou, Cina.
Due settimane durante le quali mi sono addentrata per la prima volta in quella terra misteriosa e variopinta che è la cultura orientale.
Due settimane durante le quali mi sono addentrata per l'ennesima volta nella terra misteriosa e variopinta all'interno di me stessa.
Ma partiamo dall'inizio, perché sono qui?
Ho deciso di lasciami nuovamente tutto alle spalle sfruttando l'occasione del mio viaggio di maturità: quale miglior modo di finire il mio percorso da adolescente se non uscire dalla mia routine e affrontare da sola una nuova avventura? Ho scelto l'esperienza di insegnamento dell' inglese per l'amore viscerale che provo per questa lingua, e ho scelto la Cina perché l'ho sempre pensato un paese vittima di radicati stereotipi e riguardo al quale mi sono trovata ad essere decisamente ignorante. Così il 12 luglio ho lasciato nuovamente l'Italia, esattamente un anno dopo essere tornata dagli Stati Uniti. Strane coincidenze. Sono atterrata a Shanghai dopo circa 12 ore di volo ed uno scalo a Copenhagen.
Sin da subito mi ha stordito l'enormità della Cina. Shanghai da sola conta 23 milioni di abitanti.
Enorme è il territorio nazionale.
Enormi sono le città.
Enorme è la quantità di persone che popolano le strade a qualsiasi ora del giorno.
Enorme è il distacco tra elementi moderni e tradizionali, che però si fondono insieme con un'armonia stupefacente.
Enorme è la voglia dei cinesi di imitare il mondo occidentale, sentimento che li porta spesso all'esagerazione. Lasciano le decorazioni natalizie sulle porte tutto l'anno perché 'sono carine', i camion della spazzatura sono annunciati dalle melodie di Jingle Bells o di Happy Birthday to You perché 'these are happy songs'. I grattacieli sono sempre più alti, le città sono cantieri a cielo aperto addobbate da luccicanti insegne, enormi anche queste.
Enorme è la varietà di suoni che questa lingua presenta. Spesso cerco di segnarmi la pronuncia delle classiche frasi di rito ma mi trovo sprovvista di modi per rappresentarla degnamente o almeno per rappresentarla in modo da essere in grado di farmi capire quando le rileggo. Dopo due settimane ancora mi guardano con aria interrogativa quando dico 'zài jiàn' (arrivederci).
Enorme è anche la sorpresa nel rendersi conto di quanto le politiche isolazionistiche che caratterizzano la storia cinese e la Rivoluzione Culturale maoista influenzino ancora la vita di tutti i giorni. Appena ti spingi qualche centinaio di chilometri verso l'interno e le vetrine di Shanghai non diventano altro che un unico puntino luminoso, quasi nessuno parla inglese, o tutto ciò che conosce è qualche brandello di frasi di circostanza imparate a memoria durante gli anni di liceo. Essere occidentali è come essere un animale esotico in esposizione allo zoo: ti fissano, scattano foto oppure ne chiedono una con te, come se non avessero mai visto una persona che non abbia gli occhi a mandorla ed i capelli neri. Ecco questo è uno stereotipo che ho decisamente verificato.
Verificato anche il fatto che mangino carne di cane: mi è stato offerto di provarla nella food court di un centro commerciale. Offerta che ho gentilmente declinato assieme a quella degli spiedini di scorpioni e millepiedi.
Oltre a questo ed altri pochi spiacevoli episodi la cucina cinese è deliziosa, a partire dai classici noodles in brodo fino ad arrivare agli involtini ripieni (dumplings), passando per il tipico pane al vapore, vari tipi di deliziosa carne bollita e una grande varietà di pesce, il tutto rigorosamente condito con salse i cui ingredienti sono sconosciuti al cittadino medio occidentale.
Ho conosciuto ragazzi che non sanno cosa sia l'Europa, persone che tutto ciò che conoscono del Cristianesimo è il fatto che segua la Bibbia, mi viene chiesto da dove vengo ma suppongo che dell'Italia conoscano solo il nome (che in cinese si pronuncia in un modo molto divertente), e non saprebbero trovarla su una cartina. Una delle maggiori potenze economiche mondiali è un popolo tenuto all'oscuro da ciò che succede nel mondo, come se il fenomeno globalizzazione li sfiorasse appena. La maggior parte dei siti stranieri sono bloccati e non possono essere visitati con IP cinesi, soprattutto quelli di informazione ma anche Google ed i vari social network. La loro ignoranza non credo gli pesi, visto che non puoi volere qualcosa di cui non conosci l'esistenza. Non credo si rendano conto di quanto siano controllati, di come molte loro libertà siano limitate, di come gli venga coperta la visuale con enormi paraocchi. Sembra quasi che l'elevato numero di abitanti li 'degradi' ad essere solo un anonimo viso in un oceano di facce. Sembra quasi che ogni tanto non riconoscano l'esistenza di altri all'infuori della proprio persona, il che li porta ad essere maleducati, ma in un modo così spudorato ed indifferente che mi sconcerta ogni volta.
Sono un popolo difficile da inquadrare: passano dallo spintonarti all'uscita della metropolitana e dal guidare in modo indecente ad essere le persone più cordiali che io abbia mai incontrato, all'essere servizievoli quasi in modo nauseante.
Ci sono moltissimi aspetti della Cina che restano un enorme punto interrogativo, alcuni li scoprirò nelle prossime settimane, ma altri sono segreti gelosamente custoditi nelle radici della
loro cultura e della loro tradizione, che resteranno per sempre un mistero per ogni viaggiatore occidentale.
I.