Per chi non lo sapesse, era nato come diario della mia esperienza come exchange student in Michigan, uno degli stati della regione dei Grandi Laghi, al confine tra Stati Uniti e Canada. Se siete dei rapper mancati, fanatici di Eminem, guidate una Chrysler o seguite 'Il banco dei pugni' su DMAX, vi aiuterà sapere che mi trovavo esattamente a metà tra Chicago e Detroit. Se ancora non avete idea di cosa sto parlando, www.google.it fa al caso vostro. E vi consiglio di smettere di leggere qua e dedicarvi invece a ottenere un qualche tipo di cultura generale.
In ogni caso ho deciso di trasformare il mio blog: da diario di viaggio a luogo dove dare libero sfogo al corso dei miei pensieri, dove parlare di qualsiasi cosa mi passi per la testa, di qualsiasi cosa mi piaccia o che odi, dove lasciar correre riflessioni, paure, speranze.
Un luogo dove rifugiarmi quando sono in difficoltà, quando ho voglia di restare sola. Un luogo dove sfogarmi e poter scrivere ciò che magari non ho il coraggio di dire. Un luogo dove poter svuotare la mente dalla bufera di parole che la affolla. Un luogo dove poterle mettere in ordine, dove poter riflettere su me stessa e il mio modo di pensare.
Ma perchè scrivere pubblicamente su un blog e non semplicemente per me stessa?
In realtà non lo so, credo che in qualche modo mi piaccia il fatto che chiunque possa leggere e commentare, che chiunque possa magari portarsi dentro un pezzetto di me anche senza conoscermi. Sarà che nella vita reale sono una di quelle persone 'a pentola a pressione', una di quelle che le loro emozioni le tengono tutte dentro, che appaiono sempre sorridenti, un vulcano dormiente. Visto da fuori sembra tutto calmo, ma dentro ribolle di mille pensieri. Questo non vuol dire che io sia una senza spina dorsale o che si lasci mettere i piedi in testa, ma semplicemente che faccio fatica ad aprirmi con gli altri, faccio fatica a fare affidamento sugli altri, a mostrarmi vulnerabile. Non voglio parlare dei miei problemi, delle mie preoccupazioni, perchè ognuno ha già la proprie ed io non voglio dovergli addossare pure le mie stupide ansie da ragazzina di diciotto anni. Me la cavo da sola. Presuntuosamente mi sento di non aver bisogno di contare su nessuno oltre che su me stessa. Questo ancora non vuol dire che io sia un' isola, sola e senza amici, ma solo che ogni tanto mi sento come se molti dei rapporti che intreccio siano superficiali. Come se le persone che fanno parte della mia vita sia lì giusto perchè c'era uno spazio vuoto che andava riempito. Non perchè io senta il bisogno di condividerla con loro. Ogni tanto tutto questo mi spaventa. Mi spaventa l'idea di non riuscire ad attaccarmi, di non riuscire a fidarmi completamente.
Mentre molte altre adolescenti sognano ancora di veder arrivare il principe azzurro in sella al suo cavallo bianco, io semplicemente vorrei qualcuno con cui riuscire a confidarmi, qualcuno con cui sentirmi al sicuro, qualcuno con cui poter essere vulnerabile. Qualcuno con cui sentirmi a mio agio nel lasciar cadere tutte le mie maschere, la mia armatura, qualcuno con cui non dover fingere di essere sempre forte.
Ecco perchè voglio che il mio blog sia pubblico. Mi dà come l'dea, l'illusione di aprirmi, di mettermi nudo. Alla fine, se non riesco a farlo con una persona sola, tanto vale farlo con tutti no?
E come diceva William Gaddis: "oggi la critica è l'arte di cui abbiamo più bisogno", per cui sentitevi liberi di commentare e di esprimere le vostre opinioni.
"Se la libertà significa qualcosa, allora significa il diritto di dire alla gente cose che non vogliono sentire."
- George Orwell
I.
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