Diary of an italian wannabe-writer teenager.

Here is a sneak peek into my dreams, my thoughts, my fears, my hopes.. a sneak peek into my world. I'm gonna talk about whatever comes to my mind, whatever I either love, hate or just feel like I have something to say about. It's gonna be random. It's gonna be sarcastic. It's gonna be harsh, sad, ruthless, disorganized. It's gonna be me.
Hope you enjoy it.

Feel free to comment.

I.
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martedì 13 agosto 2013

TODAY IS THE DAY

Eccoci qua. Il tanto atteso quanto temuto giorno della partenza è arrivato finalmente.  
Sto scrivendo dall'aereo, in questo momento dovremmo essere da qualche parte sopra l'oceano atlantico, vicino alla Groenlandia stando a quello che dice il monitor di fronte a me.
Forse sarebbe meglio se dormissi un po', visto che stamattina la sveglia è suonata alle sei.
Per fortuna i miei hanno deciso di andare a dormire in albergo vicino a Malpensa (da dove partiva il primo aereo), altrimenti sarebbe stata una levataccia ancora peggiore. 
Devo dire che il mio ultimo giorno in Italia è stato alquanto sofferto. 
Mi aspettava la tanto rimandata preparazione della valigia!
Non vi nascondo che è stata una faticaccia. Non immagino cosa avrei pensato se fossi stata nei panni di mia madre quando, entrando in camera mia, si è trovata davanti una figlia esasperata, seduta su una valigia che oggettivamente non si sarebbe chiusa neanche se avesse pregato in arabo.
Per fortuna questa scena patetica ha scatenato il suo istinto materno e mi ha aiutata prima che buttassi tutto fuori dalla finestra dal nervoso.

Ovviamente nel mio ultimo giorno non sono mancati i pianti, i saluti alle persone più importanti della mia vita sono stati veramente difficili. Mi sembra impossibile non vederli più per così tanto tempo.
Mi sembra impossibile che un esperienza così importante dovrò viverla senza di loro. Anche se in realtà saranno sempre con me, grazie al supporto che tutti mi danno. La vivranno attraverso i miei occhi.

La sera i miei genitori e mio fratello mi hanno portato fuori a cena e mi sono resa conto che sarà dura pensare di rimanere senza vero cibo italiano per dieci mesi! Ho mangiato così tanto che ero convinta mi sarebbe venuto un abbocco di quelli fotonici, il che non mi dispiaceva perché almeno mi sarei risolta il problema della temuta insonnia per l'ansia da partenza. La speranza è l'ultima a morire, no?
Beh la mia è morta appena mi sono distesa a letto e il mio cervello ha cominciato a girovagare fuori controllo. Neanche mi ricordo a cosa pensassi, un po' di tutto potremmo dire. Ricordi, speranze, progetti, emozioni.. cercavo di realizzare che la mia vita sta per cambiare drasticamente.
In realtà neanche ora che sono qua, sospesa a 36000 piedi di altezza, mi rendo conto che non tornerò a casa per dieci mesi. Mi sembra di stare partendo per una qualsiasi vacanza. Mi sento come in una bolla di sapone, sembra che le cose succedano senza che io me ne accorga. Ho preso l'aereo a Malpensa, tre ore di scalo a Francoforte, qualche nugget al Mac Donalds dell'aeroporto (giusto per entrare in un 'american moood'), e poi di nuovo in aereo verso New York. 
Sembrava tutto così lontano, ipotetico, che ora che è qui davanti a me non mi sembra vero. 

Mi aspettano tre giorni nella Grande Mela, il che mi elettrizza dato che non l'ho ancora mai visitata. 
E dopo via, verso la mia nuova casa, la mia nuova famiglia, la mia nuova vita.
Via, verso nuove emozioni, verso una nuova me stessa.  
Via, verso l'esperienza che mi cambierà, che mi farà crescere.
Via, via verso il mio sogno finalmente diventato realtà.

Ai miei amici e a tutti quelli che mi sono stati vicini ci tengo a dire solo che tutti i messaggi che mi avete scritto, tutte le volte che mi avete detto di non preoccuparmi, che sarebbe andato tutto bene, che avreste voluto venire via con me, non sono state parole al vento. Non è stato fiato sprecato. Mi avete dimostrato che non sono sola. Ogni 'ti voglio bene', ogni 'mi mancherai', ogni 'sarò qui a aspettarti', è importante. È importante perché è grazie a voi se sono salita su questo aereo, è grazie a voi se ho creduto in me stessa. È grazie a voi che mi avete ascoltato, consolato e rassicurato fino alla nausea, è grazie a voi che mi avete sopportato che io sono qua. Non ce l'avrei fatta senza di voi. Vi voglio bene, ci rivedremo presto ve lo prometto. 



NEW YORK CITY,
ORE 22.46 locali
         04.46 italiane

Non dormo da 24 ore. Dire che sono stanca sarebbe riduttivo. 
Dire che sono felice sarebbe riduttivo.
Dire che che amo questa città sarebbe riduttivo.
Mi sento molto americana in questo momento, non ho più le mezze misure. 
Tutte le mie sensazioni mi sembrano così enormi, quasi come se stessi per scoppiare. 
Amo tutto questo. Ed è solo l'inizio.


Last night in Verona




Times squareee




First true american hot dog 





Good morning NYC <3



giovedì 8 agosto 2013

DREAMS COMING TRUE

Ore 05.17
Non riesco a dormire. È da un paio di giorni che mi succede. 
Diciamo che appena mi stendo a letto il mio cervello parte per la tangente. Comincio a pensare a tutte le cose che devo fare, alla valigia che devo ancora preparare, agli ultimi regali che devo ancora comprare, alle persone che devo ancora salutare. Comincio a immaginarmi la mia vita la, mi immagino quello che dirò, mi faccio degli assurdi filmini in testa sulle peggio scene che in realtà non succederanno mai( ..o almeno spero).
Mi metto nei panni dei miei genitori e li ringrazio, perché fanno di tutto per non mostrarmi la loro tristezza. Ogni tanto vorrei solo dargli un abbraccio e dirgli che va tutto bene. Solo che non riesco a capire se voglio farlo per rassicurare loro o me stessa.

Ore 11.37
Come da copione il risveglio è un disastro. Diciamo che ho avuto momenti migliori, momenti in cui non mi sembrava che mi fosse appena passato sopra un tir e non assomigliavo alla versione spettinata di un panda. 
Cerco sempre di acchiappare i rimasugli dei miei sogni, ma oggi sarebbe stato meglio non farlo. 
Perdevo l'aereo, mi dimenticavo a casa tutte le scarpe (credo che solo le donne possano capire il mio terrore), arrivavo in aeroporto e lo trovavo deserto.. Molto inquietante a dire la verità. 
Che siano premonizioni? Speriamo di no.

Certo che il subconscio è un bello stronzo. Più cerchi di tranquillizzarti più lui tira fuori le tue paure più assurde, quelle che non ti immaginavi neanche di avere o quelle che hai sempre cercato di chiudere nei punti più remoti del tuo cervello. 

E poi ci sono tutti i tuoi adorabili amici che non fanno altro che ripeterti:
"Ma sei pronta?" 
"Ma non hai paura?" 
"Io sarei terrorizzata"
"Ti immagini se ti trovi male?" 
"Ti immagine se.. blablabla"

Non sono pronta. Non al 100% almeno. Potremmo dire che sono 'abbastanza pronta'. E questo non vuol dire che io non abbia una voglia matta di partire, ma sono molto nervosa più che altro. In ogni caso credo che sia decisamente normale per cui non mi preoccupo.
Non ho paura. Non al 100% almeno. Potremmo dire che ho 'abbastanza paura'. O meglio potremmo dire che una piccola parte di me se la sta letteralmente facendo sotto.
Non mi immagino che mi troverò male. Mi piace partire ottimista, e non sono masochista. Perché dovrei torturarmi? Là avrò una famiglia fantastica e conoscerò un sacco di gente nuova. L'autoconvinzione prima di tutto ragazzi! Vi immaginate partire sicuri che andrà male? Si finirebbe per porsi nel modo sbagliato, in modo negativo, e allora si che tutto comincerebbe a andare storto. Si troverebbe in tutto qualcosa di sbagliato, si continuerebbe a lamentarsi, e no, non sono il tipo.

Però non riesco ancora a credere che tra una cinque giorni sarò qui a raccontarvi della mia notte insonne prima della partenza.
Ecco credo che la sorpresa sia l'emozione che provo di più in questi giorni. 
Mi sorprendo nel vedere un enorme albero solitario in mezzo a un campo al lato della strada per tornare a casa, strada che peraltro faccio tutti i giorni da ormai 10 anni. Non l'avevo mai visto.
Mi sorprendo a ammirare la bellezza della mia città al tramonto, un grande spettacolo che ho davanti agli occhi tutte le sere ma che non ho mai veramente guardato.
Mi sorprendo a vedere che amici su cui contavo non si fanno sentire, mentre vengono a salutarmi persone con cui magari scambiavo solo un semplice 'ciao'.
Mi sorprendo a scoprire le mie reazioni, il turbinio di emozioni che provo man mano che il conto alla rovescia si esaurisce.
Mi sorprendo a rendermi conto di essere stata capace di portare a termine il mio primo grande progetto. Di essere stata capace di tirare fuori uno dei miei sogni dal cassetto e farlo diventare realtà.

Perché tra poco è questo che sarà la mia ora immaginaria vita in America. Sarà finalmente realtà.

martedì 30 luglio 2013

GOODBYES

Tempo di vacanze anche per me, finalmente. Niente di che, quattro giorni al Grand Hotel Carezza da una mia amica (<3).
Relax più totale.
Devo dire che ne avevo bisogno, ora che lo stress della partenza comincia a farsi sentire. 
Mancano 14 giorni, ci credete? 
È arrivato il momento dei saluti. I tanto odiati. 
Sono la parte più difficile, sia per chi saluta sia per chi viene salutato.
Sono ciò che non vorresti mai dover fare.
Per quanto mi riguarda io non li sopporto.
Non li sopporto perché fanno nascere in me la paura che, quando tornerò, non ritroverò chi ho lasciato.
La paura di perdere le persone a cui voglio bene.
Non li sopporto perché so benissimo che, durante questi dieci mesi, se qualcuno di loro avrà bisogno di me, io non ci sarò. 
Non ci sarò nei loro momenti più belli. 
Non ci sarò a tenergli la mano quando saranno emozionati.
A asciugare le loro lacrime.
A condividere i loro sorrisi.
E loro non saranno con me. 
Non saranno con me in questa importante esperienza.
Ma forse è proprio questo che la rende così importante, il fatto che dovrò farcela da sola.
E sono sicura che là troverò tante altre persone con cui condividere i miei migliori e peggiori momenti.
Troverò chi mi aiuterà, chi mi sosterrà durante tutta questa esperienza.
Chi mi aiuterà a crescere.
Chi mi insegnerà.
Chi mi asciugherà le lacrime.
Chi riderà con me.
Troverò chi mi mostrerà quel nuovo mondo in cui ho deciso di buttarmi.
Troverò chi me lo farà amare.

‟ 'Addio' gli ho detto,  
e in quelle cinque lettere c'era un mare infinito. „
 - Antonia Gravina

I.

mercoledì 17 luglio 2013

MESS IN MY HEAD

Non mi sembra vero che mancano solo 27 giorni.
27 giorni e poi vivrò dall'altra parte del mondo.
VEN-TI-SET-TE. Oddio.
Mi sembra impossibile.
Mi sembra quasi di guardare un film, di essere spettatrice alla vita di qualcun'altro.
È andato tutto così in fretta.
Non riesco a credere di aver trovato il coraggio di portare avanti un progetto simile.
Per la prima volta dall'inizio di questa esperienza non riesco a esprimere quello che sto provando.
Non riesco neanche a spiegarlo a me stessa. Non riesco a capire cosa mi passi per la testa.
Non riesco a immaginare come sarà la mia vita là.
Non riesco proprio a mettere in ordine i pensieri che mi affollano la testa.
Spero solo di essere veramente forte come dicono.
Spero solo di riuscire a godermi quest'esperienza al meglio.
Spero solo di riuscire a maturare e crescere.

Cristo alla fine non so neanche io cosa spero! Il punto è che mi sto trovando a non sapere più niente.
Non so cosa significhi la stretta allo stomaco che sento ogni volta che penso alla partenza. Ansia? Paura? Felicità?
Non so niente. E mi agito. E vorrei sfogarmi ma non trovo le parole per farlo. Pensavo che scrivere mi avrebbe aiutato a chiarirmi le idee ma non è cambiato un granché.
Alla fine spero solo che leggendo le mie paranoie qualche altro povero exchange student che si trova nella mia situazione si senta un po' rincuorato. Si senta meno solo. Sappia che qualcuno che lo capisce c'è.
Alla fine spero solo che qualche buon anima dica a me lo stesso. Che qualcuno mi dica che capisce davvero. Che lo ha vissuto. Che lo sta vivendo. Qualcuno che mi dica che davvero andrà tutto bene.

Perché andrà tutto bene vero? Certo che si.
..o almeno spero.

Sto delirando!
Non trovo le parole per descrivere come mi sento. E non mi succede mai.
Ho sempre qualcosa da dire, ma oggi no.
Oggi niente. Vuoto totale.

Il fatto è che sono sicura solo di due cose. E si oppongono una all'altra, ecco il perché di tutta questa confusione.
La prima è che mi mancherà tutto da morire. Mi mancherà la mia famiglia, i miei amici, il disordine della mia camera, i colori della mia bellissima città. Mi mancherà tutto da togliere il fiato.
E l'altra? Beh ragazzi, io non vedo l'ora di salire su quell'aereo.


















I.

sabato 29 giugno 2013

THIRST FOR KNOWLEDGE


«Perchè parti Ilaria?»

Sinceramente non so rispondere a questa domanda, non so risponderti amico mio. Vorrei poterti spiegare come mi sento, la felicità e l'eccitazione che provo, ma è impossibile. Vorrei farti capire che parto perchè è come un bisogno viscerale, incontrollabile. Come un' insaziabile fame di conoscere, di vivere, di rischiare.
Sai, una volta mi è stata detta una frase:
"Se amate qualcuno per la sua bellezza non è amore ma desiderio,
 se amate qualcuno per la sua intelligenza non è amore ma ammirazione,
 se amate qualcuno per la sua ricchezza non è amore ma interesse,
 se amate qualcuno e non sapete il perché, questo è amore."
Ecco, diciamo che è un po' come mi sento riguardo alla mia partenza. Non c'è un perchè, ci sono tante piccole cose che non so spiegare, tante grandi emozioni che non riesco a controllare. 
Potremmo dire che il motivo per cui voglio farlo si trova nel nome stesso di quest'esperienza: EXCHANGE STUDENT.

Exchange. Change. Cambio. Cambio di casa, cultura, amici, abitudini. Cambio della proprio vita, cambio di se stessi. Ma anche scambio. Qualcosa dai e qualcosa ricevi. Intreccio di culture. Compromessi. 
Imparare, insegnare. Donare un pezzettino di se stessi, del proprio paese, del poco che puoi aver imparato. Scambiarlo, sostituirlo con ciò che ti viene offerto.
Paura. Non capire più chi si è, non sentirsi a casa da nessuna parte. Paura di perdere la propria cultura, le proprie radici. 
Crescere. Imparare dai propri errori. Imparare che il mondo è casa tua. Ovunque. 
Sperimentare. Emozionarsi. Conoscere. Scoprire. Un mondo nuovo. Un nuovo te stesso. Nuove prospettive, nuovi valori, nuovi pensieri. Chi sono? Chi sarò? 
Guardare al di là del proprio naso. Staccarsi dalle sottane di mamma, volare via dal nido. 
Ricordarsi da dove si è venuti, come si è arrivati qui, grazie a chi si è arrivati qui. E quando ci si sentirà persi, smarriti, ricordarsi qual'è il proprio obiettivo. 
Credere. Credere in se stessi. Credere di riuscirci. Credere di poter volare da soli, di poter fare tutto ciò che si vuole. D'altronde, 'l'unico limite è quello che tu poni a te stesso'.
Superare questi limiti. Rialzarsi ogni volta che si cade. Avere il coraggio di fare un salto nel vuoto. 
Viaggiare. Il viaggio della vita. Il viaggio più importante: il mio.

Capisci ora perchè parto? Capisci perchè non riesco a rimanere qua? Io spero che tu ci riesca amico mio, perchè niente mi tratterrà. Lo so che mi ritieni egoista, ma questo è quello che devo fare. E' quello che ho bisogno di fare. Per me. Mi dispiace ferirti, renderti triste, farti sentire abbandonato. Ma questo non è un semplice anno della mia vita, è la mia vita in un anno.

dedicato agli amici ritrovati.



I.



venerdì 7 giugno 2013

ANOTHER YEAR OVER

Oggi è finita la scuola. FINITA. Niente più sveglie a orari improponibili, niente più verifiche, interrogazioni, niente più compiti. Niente di niente.
L'unica cosa che mi resta è una grande ansia. Già perchè la prossima volta che metterò piede in una scuola sarò dall'altra parte del mondo, sola, impaurita, nostalgica e non capirò una parola di quello che mi diranno.

Gli ultimi giorni di scuola sono arrivati troppo in fretta, il tempo è volato. E questo per me vuol dire che i due mesi di estate che ho davanti saranno ancora più veloci. Voleranno via in un attimo. 
Stamattina nella mia testa è scattato un campanello d'allarme, non so perchè ma ancora faceva fatica a rendermi conto dell'incombenza della mia partenza. Mancano 67 giorni. 1675 ore. Troppi pochi minuti. Troppi pochi secondi.
Pensieri pensieri pensieri che mi affollano la testa. Speranze, paure, ansie, progetti, cose da fare. Sarà all'altezza delle mie aspettative? O sto costruendo castelli in aria? Sarò capace di vivere 10 mesi senza la mia famiglia, i miei amici? E le persone là, mi guarderanno come un alieno? O mi capiranno e mi accoglieranno? 

Gli ultimi giorni di scuola mi fanno sempre guardare indietro, un altro anno è passato. Mi trovo a valutare tutto questo tempo. Quanto ne ho sprecato? Quante cose sono cambiate? Sono dove volevo essere? Come volevo essere? Quanti sogni, quanti progetti ho dimenticato in fondo a un cassetto? 
Quest'anno sono soddisfatta. Ho fatto delle scelte. Ho incontrato persone, alcune le ho ritrovate, altre le ho perse. Ho vissuto esperienze nuove. Ho acquistato fiducia in me stessa e nelle mie capacità. Ho passato momenti brutti e momenti indimenticabili. Ho viaggiato, ho visto. Sono cresciuta.
Tutto è molto diverso da come me lo immaginavo un anno fa. Ma non ho rimpianti. Nessuno. Perchè ogni scelta, ogni salto nel vuoto, ogni piccola cosa, l'ho fatta con la mia testa. L'ho fatta seguendo le mie idee, niente sguardi indietro, niente cambi di rotta. Non mi sono fatta mettere i piedi in testa, ho saputo reagire davanti alle difficoltà. Lungo la strada ho perso persone che consideravo importanti, mi ha sono resa conto di quanto poco io lo fossi per loro. E no ho trovate di migliori. Si sa, la gente viene, la gente va. Pochi sono quelli che restano. Ma sono felice di poter dire a tutti quelli che hanno cercato di cambiarmi, di farmi sentire inadeguata, che non ci sono riusciti. 

Gli ultimi giorni di scuola creano nuove speranze, nuovi progetti, nuove aspettative per l'anno che verrà. I miei prossimi ultimi giorni di scuola sarò a 7150 km di distanza da qui, in una cultura diversa, con una famiglia diversa, con amici diversi, con pensieri diversi. L'unica speranza che ho è quella di poter dire di avere appena finito l'esperienza più bella della mia vita. Di poter dire di non aver sprecato neanche un secondo. Di aver colto ogni attimo, ogni emozione. Di poter dire di essere cresciuta, maturata, cambiata. Di poter dire che sono riuscita a cavarmela da sola. Di poter dire di avere appena passato l'anno più incredibile, difficile e indimenticabile.



‟ per scoprire il valore di un anno, chiedilo a uno studente che è stato bocciato all'esame finale,
per scoprire il valore di un mese, chiedilo a una madre che ha messo al mondo un bambino troppo presto,
per scoprire il valore di una settimana, chiedilo a un padre lavoratore,
per scoprire il valore di un' ora, chiedilo agli innamorati che stanno aspettando per vedersi,
per scoprire il valore di un minuto, chiedilo a qualcuno che ha perso il treno, l'autobus o l'aereo,
per scoprire il valore di un secondo, chiedilo a qualcuno che è sopravvissuto ad un incidente,
per scoprire il valore di un millisecondo, chiedilo a un atleta che alle olimpiadi ha vinto la medaglia d'argento.
Il tempo non aspetta nessuno. Raccogli ogni momento che ti rimane, perche ha un grande valore. Condividilo con persone importanti e diventerà ancora più importante. 
-Anonimo



 


I.

mercoledì 15 maggio 2013

TIME FLIES

L'altro giorno mio fratello ha compiuto 18 anni. Diciotto. 'Il grande passo'. L'inizio dell'età adulta. Il giorno speciale.
..in realtà quando compi 18 anni non cambia molto. Non è che ti svegli e ti senti diverso. No. Non c'è niente che scatta, nessuna svolta. L'unica cosa è che ora devi rendere conto delle tue azioni non solo a mamma e papà, ma anche a tutti gli altri, anche allo Stato. Hai delle responsabilità più grandi.
Ma non credo che tu te ne renda conto subito. Ci vuole tempo, ci vogliono le delusioni, le porte in faccia, le cadute, a ricordarti che non sei più un bambino. Allora, piano piano, ti accorgerai che qualcosa è cambiato. Il tuo ruolo è cambiato. E anche il tuo modo di vedere il mondo deve farlo.

Mentre guardavo mio fratello spegnare le candeline, mi sono improvvisamente resa conto di quanto il tempo voli. Ieri eravamo due piccoli mostriciattoli, oggi invece siamo quasi entrambi adulti.
Tutti diciamo 'il tempo corre', 'il tempo non aspetta'.
Tutti abbiamo fretta, vogliamo risparmiare tempo.
L'unica risorsa che ancora non riusciamo a controllare, a riprodurre, a plasmare: non possiamo fermarlo, non possiamo riavvolgerlo. Scorre inesorabile e silenzioso, incidendo sulle nostre vite più di ogni altra cosa.
Tutti ce ne rendiamo conto, ma tendiamo a ignorare questa situazione. Ci spaventa.
Tutti spesso sprechiamo il nostro tempo. Tutti. Nessuno escluso.
Lo sprechiamo ogni giorno.
Lo sprechiamo quando non siamo in movimento.
E per movimento non intendo lo spostamento fisico, ma i nostri cambiamenti.
Conoscere cose nuove porta a un cambiamento.
Quando resti incastrato in una grigia e noiosa routine, sei fermo. Stai sprecando il tuo tempo.
Quando hai paura di sperimentare, paura di sognare, sei fermo.
Ma il tempo no. Lui non si ferma mai. E nessuno te lo darà indietro.

Quando una giornata non è sprecata?
Quando a letto la sera puoi dire di aver fatto qualcosa di nuovo. Una nuova esperienza, nuove emozioni.
Quando puoi dire di aver visto un pezzetto di mondo che ieri non conoscevi. Anche minuscolo, basta una piccola cosa.
Quando sei un exchange student, che sia per tre, sei o nove mesi, devi poterlo dire tutti i giorni. Devi vivere ogni giorno.

Ho fatto una lista, si chiama 'Living-in-the-USA bucket list'. È l'elenco di tutte le cose che voglio fare quando sarò negli Stati Uniti. Tutte quelle che mi vengono in mente, dalle più stupide alle più importanti. Sono davvero tantissime, e ogni giorno aggiungo qualcosa. Per spuntare tutta la lista ho solo nove mesi. Nove mesi?! Sono niente. Credo che non mi basterebbe neanche una vita intera.
Per questo mi sono resa conto di quanto non sprecare il mio tempo sia importante. Perchè un'esperienza cosi non puoi fare altro se non viverla fino in fondo.
Non puoi fare altro che lasciarti travolgere.
Non puoi fare altro che assorbire ogni palpito, ogni emozione.

Partirai che sarai un foglio bianco, un film in bianco e nero.
Dovrai tornare assomigliando al miglior colossal mai esistito. Con storie emozionanti, commuoventi ed esilaranti. Con i colori più vividi e i migliori effetti speciali.
Dovrai tornare a casa con un bagaglio enorme di sogni realizzati.
Dovrai tornare a casa con la sola voglia di ripartire.



I.

mercoledì 8 maggio 2013

BE BRAVE: LIVE.

Che cos'è la paura?
La paura è istinto.. viscerale, incontrollabile istinto. Istinto di sopravvivenza, istinto di difesa.
La paura è buio, nulla, è l'infinito rincorrersi di scuse e occasioni perse.
La paura è una maschera.
La paura è necessità, istinto di conservazione.
La paura è intrisa in ogni cosa che facciamo, in ogni scelta.
Ci sono paure comuni, come la paura del buio, la paura di affezionarsi, la paura di essere deboli. La paura dell'ignoto, della fine, degli addii. La paura di sognare.
Ma la paura più diffusa è chiamata dagli psicologi METATHESIOFOBIA: la paura dei cambiamenti.
Non esiste paura peggiore di questa. Lei ti costringe a rimanere incastrato in un lavoro che non ti piace, in una relazione che ti consuma. Ti costringe a rimanere attaccato a dei valori in cui ormai non credi più, ti fa perdere occasioni, rende la tua vita grigia, monotona.
Perchè abbiamo questa paura?
Semplice, perchè abbiamo il terrore di fallire, di rimanere soli, di non avere più l'appiglio sicuro, il rifugio, l'appoggio sotto i piedi. Il terrore di non avere la forza di rialzarci.
Abbiamo paura di rischiare, paura di volare, paura di vivere.

Io il coraggio l'ho trovato, non so bene come, ma una mattina era li. Mi tendeva la mano e mi ricordava che gli unici limiti nella vita sono quelli che noi poniamo a noi stessi.
Perchè alla fine è questo che vuol dire essere un exchange student: avere coraggio.
Coraggio di cambiare vita, amici, paese.
Coraggio di cambiare se stessi, di credere in se stessi.
Coraggio di adattarsi.
Coraggio di fare delle scelte.
Coraggio di crescere.
Coraggio di coprire la distanza che separa la persona che sei da quella che vorresti essere.
Coraggio di rischiare, volare, vivere.

Essere un exchange student significa avere il coraggio di inseguire e realizzare i propri sogni.

Perchè il prossimo anno sarà il più bello della nostra vita.
Ma anche il più difficile.
Il più doloroso.
Il più indimenticabile.

I.