Diary of an italian wannabe-writer teenager.

Here is a sneak peek into my dreams, my thoughts, my fears, my hopes.. a sneak peek into my world. I'm gonna talk about whatever comes to my mind, whatever I either love, hate or just feel like I have something to say about. It's gonna be random. It's gonna be sarcastic. It's gonna be harsh, sad, ruthless, disorganized. It's gonna be me.
Hope you enjoy it.

Feel free to comment.

I.
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lunedì 27 gennaio 2014

METAMORFOSI

Ieri mi sono trovata davanti a una delle scelte più ardue da quando ho messo piede qui in Hamburgerlandia. Ma lasciate che vi dia un po' di contesto: ora di cena, siamo in giro per negozi e mi viene proposto di andare a mangiare da NOODLES&CO. Il mio orgoglio italiano avrebbe dovuto impedirmi di mettere piede in un fastfood dedicato alla pasta ma credo che negli ultimi mesi sia andato lentamente svanendo mentre mi trasformo in questo strano ibrido onnivoro comunemente conosciuto come exchange student. Quindi, cinque minuti dopo varco la soglia di quello che sarà il cimitero di quel poco che ne restava. Propongono svariati tipi di pasta dagli pseudo nomi italiani tipo 'pasta fresca' e 'penne rose' ma la mia attenzione viene catturata da due soli piatti: mac&cheese o spaghetti with meatballs?
E quando mi ci sono voluti dieci minuti buoni per decidermi ho capito di essere diventata troppo americana.

Ho ormai scavallato nella seconda metà della mia esperienza. Cinque mesi in salita e cinque in discesa giusto? Certo che no. Un continuo di alti e bassi da far venire la nausea. Sono quasi sicura di essere diventata bipolare. E sono felice di esserlo. Ma allo stesso tempo lo odio. Sono senza speranza.

La mia ignoranza ha raggiunto livelli apocalittici. Dal 13 agosto le uniche notizie che ho letto riguardavano la telenovela di Miley Cyrus, il parto di una delle Kardashian e Justin Bieber convinto di vivere dentro a GTA 5.
Stasera prometto che mi guardo il TG online, così allevio i sensi di colpa.

Mi ricordo come, durante le prime settimane che ho passato qua, la mia host mum avesse ripetutamente espresso la sua enorme incredulità su come le persone siano convinte che in Michigan ci sia freddo 24/7 dodici mesi all'anno. Veramente assurdo. Incredibile. Davvero non riesco a farmene una ragione. Qui non fa mai freddo: si gela. Anzi, dire che si gela è riduttivo. Nevi perenni da ottobre a nonsoquando, impossibile stare fuori per più di 15 minuti per rischio congelamento, pupazzi di neve che bussano alle porte nella speranza di essere accolti e potersi squagliare davanti al camino. Perfino i pinguini migrano verso la Florida.
Lati positivi? Scuola chiusa ogni due per tre. Come oggi per esempio. Come venerdì scorso. Come i cinque giorni extra di vacanze di natale. O le 8521749 ore saltate perchè apriva in ritardo.

Perchè gli americani sono la popolazione con il più alto tasso di obesità? Fast food direbbero tutti. Poca attività fisica. Ma la vera ragione è questa relazione di amore-odio con le splendide 'free refills'. Mi spiego meglio: perchè bere qualcosa di gratuito e salutare come l'acqua quando puoi pagare due dollari e avere tutta la coca cola che vuoi? Già, in qualunque ristorante, fast-food o pseudo camioncino ambulante che venda qualcosa di più o meno commestibile, se prendi una qualsiasi bibita hai diritto a riempire il tuo bicchiere quante volte vuoi. All'infinito. Il che può sembrare la cosa più eccitante del mondo agli occhi di una diciassettenne italiana abituata a dover pagare anche l'aria che respira.

Considero accettabile il classico annacquato caffè americano. Non mi dà fastidio dividere la pizza con altre 27 persone. Mi sono rassegnata a passare noiose giornate sul divano a cambiarmi lo smalto mentre siamo bloccati in casa per la neve. Ho imparato a riconoscere le vere voci degli attori. Ascolto musica country. Non so come farò a mangiare insalata senza ranch. Non riesco a immaginare la mia vita senza mangiare Taco Bell almeno una volta a settimana. O senza il caffè di BiggBY. Mi dimentico parole in italiano. Non mi ricordo il sapore dello spritz. Gli aperitivi sono un ricordo talmente lontano che ogni tanto penso di essermeli solo sognati. Davvero vivevo in Italia fino a cinque mesi fa? Davvero esiste una cosa chiamata acqua gasata? Non mi ricordo più  che sapore ha. Acqua probabilmente. Ho tristemente scoperto che la smart water non ti rende più intelligente. Il calcio è considerato più uno sport da ragazze. Conosco le regole del football. Le partite di basket della squadra della scuola al venerdì pomeriggio sono un appuntamento imperdibile. La pronuncia corretta di NIKE è 'naiki'. Mi sento strana quando mi trovo a pensare in italiano. L'unica parola spagnola che mi ricordo è 'hola'. Sono una fanatica dello shopping online.

Quante cose sono cambiate. Quante cose cambieranno.
Sono cresciuta. Ho imparato ad apprezzare le piccole cose che prima davo per scontate. Mi sono resa conto di essere più forte di quanto avrei mai pensato. Sono riuscita a non perdermi per strada. A cambiare rimanendo me stessa. Ma sono solo a metà del mio viaggio, è tutto ancora da vedere. E' tutto ancora da vivere.

giovedì 8 agosto 2013

DREAMS COMING TRUE

Ore 05.17
Non riesco a dormire. È da un paio di giorni che mi succede. 
Diciamo che appena mi stendo a letto il mio cervello parte per la tangente. Comincio a pensare a tutte le cose che devo fare, alla valigia che devo ancora preparare, agli ultimi regali che devo ancora comprare, alle persone che devo ancora salutare. Comincio a immaginarmi la mia vita la, mi immagino quello che dirò, mi faccio degli assurdi filmini in testa sulle peggio scene che in realtà non succederanno mai( ..o almeno spero).
Mi metto nei panni dei miei genitori e li ringrazio, perché fanno di tutto per non mostrarmi la loro tristezza. Ogni tanto vorrei solo dargli un abbraccio e dirgli che va tutto bene. Solo che non riesco a capire se voglio farlo per rassicurare loro o me stessa.

Ore 11.37
Come da copione il risveglio è un disastro. Diciamo che ho avuto momenti migliori, momenti in cui non mi sembrava che mi fosse appena passato sopra un tir e non assomigliavo alla versione spettinata di un panda. 
Cerco sempre di acchiappare i rimasugli dei miei sogni, ma oggi sarebbe stato meglio non farlo. 
Perdevo l'aereo, mi dimenticavo a casa tutte le scarpe (credo che solo le donne possano capire il mio terrore), arrivavo in aeroporto e lo trovavo deserto.. Molto inquietante a dire la verità. 
Che siano premonizioni? Speriamo di no.

Certo che il subconscio è un bello stronzo. Più cerchi di tranquillizzarti più lui tira fuori le tue paure più assurde, quelle che non ti immaginavi neanche di avere o quelle che hai sempre cercato di chiudere nei punti più remoti del tuo cervello. 

E poi ci sono tutti i tuoi adorabili amici che non fanno altro che ripeterti:
"Ma sei pronta?" 
"Ma non hai paura?" 
"Io sarei terrorizzata"
"Ti immagini se ti trovi male?" 
"Ti immagine se.. blablabla"

Non sono pronta. Non al 100% almeno. Potremmo dire che sono 'abbastanza pronta'. E questo non vuol dire che io non abbia una voglia matta di partire, ma sono molto nervosa più che altro. In ogni caso credo che sia decisamente normale per cui non mi preoccupo.
Non ho paura. Non al 100% almeno. Potremmo dire che ho 'abbastanza paura'. O meglio potremmo dire che una piccola parte di me se la sta letteralmente facendo sotto.
Non mi immagino che mi troverò male. Mi piace partire ottimista, e non sono masochista. Perché dovrei torturarmi? Là avrò una famiglia fantastica e conoscerò un sacco di gente nuova. L'autoconvinzione prima di tutto ragazzi! Vi immaginate partire sicuri che andrà male? Si finirebbe per porsi nel modo sbagliato, in modo negativo, e allora si che tutto comincerebbe a andare storto. Si troverebbe in tutto qualcosa di sbagliato, si continuerebbe a lamentarsi, e no, non sono il tipo.

Però non riesco ancora a credere che tra una cinque giorni sarò qui a raccontarvi della mia notte insonne prima della partenza.
Ecco credo che la sorpresa sia l'emozione che provo di più in questi giorni. 
Mi sorprendo nel vedere un enorme albero solitario in mezzo a un campo al lato della strada per tornare a casa, strada che peraltro faccio tutti i giorni da ormai 10 anni. Non l'avevo mai visto.
Mi sorprendo a ammirare la bellezza della mia città al tramonto, un grande spettacolo che ho davanti agli occhi tutte le sere ma che non ho mai veramente guardato.
Mi sorprendo a vedere che amici su cui contavo non si fanno sentire, mentre vengono a salutarmi persone con cui magari scambiavo solo un semplice 'ciao'.
Mi sorprendo a scoprire le mie reazioni, il turbinio di emozioni che provo man mano che il conto alla rovescia si esaurisce.
Mi sorprendo a rendermi conto di essere stata capace di portare a termine il mio primo grande progetto. Di essere stata capace di tirare fuori uno dei miei sogni dal cassetto e farlo diventare realtà.

Perché tra poco è questo che sarà la mia ora immaginaria vita in America. Sarà finalmente realtà.

lunedì 15 luglio 2013

LUCKY THIRTEEN

È arrivata anche la conferma della mia data di partenza. Il 13 Agosto.
Devo dire che un po' me l'aspettavo. O forse sarebbe meglio dire che ci speravo.
Il 13 è sempre stato il numero della mia vita, il mio numero fortunato.
Compio gli anni il 13 giugno, mio fratello il 13 maggio, mio papà il 13 luglio e mia mamma il 31 luglio (la solita bastian contraria).
Da piccolina ero davvero ossessionata.
Alla lotteria sceglievo sempre il numero 13.
Nell'elenco della classe quasi tutti gli anni sono stata il numero 13.
Per calmarmi contavo fino a 13. Bevevo 13 sorsi d'acqua.
Ogni volta che facevamo un viaggio, contavo quello che vedevo fuori dal finestrino: 13 alberi, 13 macchine rosse, 13 cartelli. E arrivata al 13 o cambiavo oggetto o mi rifiutavo di andare avanti, smettevo di contare.
Poi mi ricordo ancora come mi arrabbiavo quando mi dicevano che era un numero sfortunato!

Non so bene perché io mi sia attaccata morbosamente a questo numero. Non sono una persona superstiziosa. Sono abbastanza sicura di me, non cerco scuse per quello che mi succede. Credo che ogni avvenimento, anche il più piccolo, sia semplicemente una conseguenza delle scelte che ognuno fa, e una causa di ciò che verrà dopo.
Eppure il numero 13 è per me una rassicurazione, un modo per convincermi che andrà tutto bene.
Probabilmente il ripetersi di questo numero è solo una strana coincidenza. Probabilmente molte delle volte che mi sembra di averlo trovato sono solo ricordi distorti da bambina. Probabilmente sto scrivendo la cosa più stupida del secolo. Ma in ogni caso, sapere che partirò per gli Stati Uniti quel giorno mi rassicura. Mi sento protetta, some se niente potesse andare storto.

Alla fine dei conti evidentemente ho solamente una gran paura. Sono terrorizzata.
Tutto di questa esperienza in realtà mi terrorizza.
Mi terrorizza non entrare più nel sicuro disordine della mia stanza.
Mi terrorizza non sedermi al solito banco, nella solita classe, con le solite facce.
Mi terrorizza la possibilità di non farcela, la possibilità di fare un solo stupido passo falso e mandare tutto all'aria.
Sono sempre stata abituata ad avere delle certezze, dei paletti, dei punti di riferimento. Sono sempre riuscita ad avere la mia vita abbastanza sotto controllo. Ma tra poco non sarà più così. Sto per saltare nel vuoto, e diciamo che schiantarsi al suolo farebbe male tanto quanto riuscire a superare questa prova mi renderebbe fiera di me. Tanto quanto mi farebbe crescere. Tanto quando mi darebbe la spinta per fare qualsiasi altra cosa.

Ecco perché ho bisogno del 13. Perché è una certezza. Insignificante certo, ma sempre una certezza.
È il mio paletto, il segno che mi indica che sto andando nella direzione giusta.
È un 'in bocca al lupo'.
È la mia conferma. L'appiglio che alla fine cerchiamo tutti quanti.
Io l'ho trovato.
E per quanto possa sembrare stupido, è un semplice, inutile numero.

E resta sempre il fatto che, partire sotto una 'buona stella' non ha mai fatto male a nessuno.
E resta sempre il fatto che, ogni volta che incrocio il numero civico 13 mi scappa un sorriso.


sabato 11 maggio 2013

A BIG THANK YOU.

Questo post vorrei dedicarlo alle due persone che, con i loro sacrifici e le loro fatiche, mi hanno fatta diventare la ragazza che sono oggi, mi hanno dato l'opportunità di diventare un exchange student.

Grazie per avermi insegnato ad essere curiosa.
Grazie per avermi fatto viaggiare, conoscere.
Grazie per darmi un appoggio ogni giorno.
Grazie per essere stati presenti in ogni momento, per essere sempre dalla mia parte.
Grazie per avermi dato dei valori, per avermi insegnato a distinguere tra giusto e sbagliato.
Grazie per avermi insegnato a credere in me stessa e nelle mie capacità.
Grazie per avermi insegnato a non avere paura dei cambiamenti.
Grazie per avermi insegnato a inseguire i miei sogni.
Grazie per avermi dato tutte le possibilità.
Grazie per avermi insegnato a fare delle scelte.
Grazie per avermi insegnato che la mia opinione conta.
Grazie per sopportarmi tutti i giorni da ormai 17 anni.
Grazie perchè, nonostante per voi sia difficile lasciarmi andare, mi avete sostenuto nella mia scelta di vivere un anno all'estero.
Grazie perchè so che voi ci sarete sempre e comunque.

Grazie.
Non ve lo dirò mai abbastanza.
Come non vi dirò mai abbastanza che vi amo con tutto il mio cuore.

Quindi grazie mamma, grazie papà.

dedicato a Bruno e Alessandra.



I.

mercoledì 8 maggio 2013

BE BRAVE: LIVE.

Che cos'è la paura?
La paura è istinto.. viscerale, incontrollabile istinto. Istinto di sopravvivenza, istinto di difesa.
La paura è buio, nulla, è l'infinito rincorrersi di scuse e occasioni perse.
La paura è una maschera.
La paura è necessità, istinto di conservazione.
La paura è intrisa in ogni cosa che facciamo, in ogni scelta.
Ci sono paure comuni, come la paura del buio, la paura di affezionarsi, la paura di essere deboli. La paura dell'ignoto, della fine, degli addii. La paura di sognare.
Ma la paura più diffusa è chiamata dagli psicologi METATHESIOFOBIA: la paura dei cambiamenti.
Non esiste paura peggiore di questa. Lei ti costringe a rimanere incastrato in un lavoro che non ti piace, in una relazione che ti consuma. Ti costringe a rimanere attaccato a dei valori in cui ormai non credi più, ti fa perdere occasioni, rende la tua vita grigia, monotona.
Perchè abbiamo questa paura?
Semplice, perchè abbiamo il terrore di fallire, di rimanere soli, di non avere più l'appiglio sicuro, il rifugio, l'appoggio sotto i piedi. Il terrore di non avere la forza di rialzarci.
Abbiamo paura di rischiare, paura di volare, paura di vivere.

Io il coraggio l'ho trovato, non so bene come, ma una mattina era li. Mi tendeva la mano e mi ricordava che gli unici limiti nella vita sono quelli che noi poniamo a noi stessi.
Perchè alla fine è questo che vuol dire essere un exchange student: avere coraggio.
Coraggio di cambiare vita, amici, paese.
Coraggio di cambiare se stessi, di credere in se stessi.
Coraggio di adattarsi.
Coraggio di fare delle scelte.
Coraggio di crescere.
Coraggio di coprire la distanza che separa la persona che sei da quella che vorresti essere.
Coraggio di rischiare, volare, vivere.

Essere un exchange student significa avere il coraggio di inseguire e realizzare i propri sogni.

Perchè il prossimo anno sarà il più bello della nostra vita.
Ma anche il più difficile.
Il più doloroso.
Il più indimenticabile.

I.

lunedì 6 maggio 2013

Vicksburg, MICHIGAN

Ed ecco a voi (voi chi poi.. nessuno starà leggendo quello che scrivo)... RULLO DI TAMBURI!
Le foto della mia host family e della mia futura casa!

HOME




FAMILY 


DOGS


SCHOOL



I JUST CAN'T WAIT TO BE THERE!

I.





domenica 5 maggio 2013

'THAT CALL'

Hi guys, prima di farvi vedere le foto della mia famiglia americana, voglio raccontarvi di come mi è arrivata la grande notizia..
Era un tranquillo martedì di Febbraio, classica giornata a scuola, pranzo fuori con gli amici.. niente di che.
Ma appena arrivata a casa, ricevo la telefonata che ogni exchanger teme e aspetta di più, la telefonata che inizia con: 'Ciao ti chiamo perchè abbiamo trovato una famiglia per te!'
Tutti sapete (o potete immaginare) quanta ansia mi avesse messo l'attesa..
Però oltre alla trepidazione, il mio stato d'animo prevalente era terrore pure.
Il terrore di finire in Alaska o in una famiglia con cui non mi fossi trovata bene.
Il terrore perchè conoscere la mia famiglia significava che era tutto vero, stavo davvero facendo la pazzia di andare un anno negli Stati Uniti!
Ammetto che la mia ansia era però dovuta anche ad un'altra cosa: la settimana prima un' operatrice WEP mi aveva chiesto se per me fosse un problema andare una famiglia molto religiosa.
Premettendo che non ho problemi con le persone religiose, loro hanno le loro idee e le rispetto, però io non sono cresciuta in quel modo. Non ho mai fatto catechismo, niente confessione comunione o cresima, ho partecipato alla messa solo in occasione di matrimoni, battesimi o (purtroppo) funerali.
Quindi credo possiate facilmente immaginare quanto mi spaventasse l'idea, più che altro perché non ero sicura di potermi adattare al loro stile di vita, e avevo paura di trovarmi in contrasto con il loro modo di pensare. Cioè in fondo io non so neanche cosa voglia dire essere molto religiosi! Bisogna dire la preghiera prima dei pasti? Andare a messa tutte le domeniche? HELP!
Dopo una lunga telefonata con le operatrici WEP in cui mi spiegavano come la chiesa fosse parte integrante della cultura americana, mi raccontavano storie di ragazzi che la pensavano come me e che ora seguivano un corso doposcuola di 'lettura della Bibbia' e blablabla.. mi ero rassegnata e stavo cominciando a prepararmi psicologicamente a diventare una suora di clausura.
E invece successe tutt'altro! Durante quella fatidica chiamata mi dissere che la mia famiglia viveva a Vicksburg (un paesino di 3000 persone nel sud del Michigan), ed era composta da mamma Carolyn, papà Brian e tre figli Michael (16) Riley (21) e Andy (24). Tutti quanti vanno in motocross e hanno il pistino dietro casa! Giocano anche a tennis, pallavolo e football, fanno wakeboard sui laghi e hanno uno di quei mega camper/camion con cui girano un po' ovunque..
Ah in più hanno tre odorabili e pelosissimi cani.
Sono un po' dei matti ma sono la famiglia perfetta per me!

Credo che ci sarà da divertirsi, quindi..

STAY TUNED!

I.