Diary of an italian wannabe-writer teenager.

Here is a sneak peek into my dreams, my thoughts, my fears, my hopes.. a sneak peek into my world. I'm gonna talk about whatever comes to my mind, whatever I either love, hate or just feel like I have something to say about. It's gonna be random. It's gonna be sarcastic. It's gonna be harsh, sad, ruthless, disorganized. It's gonna be me.
Hope you enjoy it.

Feel free to comment.

I.
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giovedì 8 agosto 2013

DREAMS COMING TRUE

Ore 05.17
Non riesco a dormire. È da un paio di giorni che mi succede. 
Diciamo che appena mi stendo a letto il mio cervello parte per la tangente. Comincio a pensare a tutte le cose che devo fare, alla valigia che devo ancora preparare, agli ultimi regali che devo ancora comprare, alle persone che devo ancora salutare. Comincio a immaginarmi la mia vita la, mi immagino quello che dirò, mi faccio degli assurdi filmini in testa sulle peggio scene che in realtà non succederanno mai( ..o almeno spero).
Mi metto nei panni dei miei genitori e li ringrazio, perché fanno di tutto per non mostrarmi la loro tristezza. Ogni tanto vorrei solo dargli un abbraccio e dirgli che va tutto bene. Solo che non riesco a capire se voglio farlo per rassicurare loro o me stessa.

Ore 11.37
Come da copione il risveglio è un disastro. Diciamo che ho avuto momenti migliori, momenti in cui non mi sembrava che mi fosse appena passato sopra un tir e non assomigliavo alla versione spettinata di un panda. 
Cerco sempre di acchiappare i rimasugli dei miei sogni, ma oggi sarebbe stato meglio non farlo. 
Perdevo l'aereo, mi dimenticavo a casa tutte le scarpe (credo che solo le donne possano capire il mio terrore), arrivavo in aeroporto e lo trovavo deserto.. Molto inquietante a dire la verità. 
Che siano premonizioni? Speriamo di no.

Certo che il subconscio è un bello stronzo. Più cerchi di tranquillizzarti più lui tira fuori le tue paure più assurde, quelle che non ti immaginavi neanche di avere o quelle che hai sempre cercato di chiudere nei punti più remoti del tuo cervello. 

E poi ci sono tutti i tuoi adorabili amici che non fanno altro che ripeterti:
"Ma sei pronta?" 
"Ma non hai paura?" 
"Io sarei terrorizzata"
"Ti immagini se ti trovi male?" 
"Ti immagine se.. blablabla"

Non sono pronta. Non al 100% almeno. Potremmo dire che sono 'abbastanza pronta'. E questo non vuol dire che io non abbia una voglia matta di partire, ma sono molto nervosa più che altro. In ogni caso credo che sia decisamente normale per cui non mi preoccupo.
Non ho paura. Non al 100% almeno. Potremmo dire che ho 'abbastanza paura'. O meglio potremmo dire che una piccola parte di me se la sta letteralmente facendo sotto.
Non mi immagino che mi troverò male. Mi piace partire ottimista, e non sono masochista. Perché dovrei torturarmi? Là avrò una famiglia fantastica e conoscerò un sacco di gente nuova. L'autoconvinzione prima di tutto ragazzi! Vi immaginate partire sicuri che andrà male? Si finirebbe per porsi nel modo sbagliato, in modo negativo, e allora si che tutto comincerebbe a andare storto. Si troverebbe in tutto qualcosa di sbagliato, si continuerebbe a lamentarsi, e no, non sono il tipo.

Però non riesco ancora a credere che tra una cinque giorni sarò qui a raccontarvi della mia notte insonne prima della partenza.
Ecco credo che la sorpresa sia l'emozione che provo di più in questi giorni. 
Mi sorprendo nel vedere un enorme albero solitario in mezzo a un campo al lato della strada per tornare a casa, strada che peraltro faccio tutti i giorni da ormai 10 anni. Non l'avevo mai visto.
Mi sorprendo a ammirare la bellezza della mia città al tramonto, un grande spettacolo che ho davanti agli occhi tutte le sere ma che non ho mai veramente guardato.
Mi sorprendo a vedere che amici su cui contavo non si fanno sentire, mentre vengono a salutarmi persone con cui magari scambiavo solo un semplice 'ciao'.
Mi sorprendo a scoprire le mie reazioni, il turbinio di emozioni che provo man mano che il conto alla rovescia si esaurisce.
Mi sorprendo a rendermi conto di essere stata capace di portare a termine il mio primo grande progetto. Di essere stata capace di tirare fuori uno dei miei sogni dal cassetto e farlo diventare realtà.

Perché tra poco è questo che sarà la mia ora immaginaria vita in America. Sarà finalmente realtà.

lunedì 15 luglio 2013

LUCKY THIRTEEN

È arrivata anche la conferma della mia data di partenza. Il 13 Agosto.
Devo dire che un po' me l'aspettavo. O forse sarebbe meglio dire che ci speravo.
Il 13 è sempre stato il numero della mia vita, il mio numero fortunato.
Compio gli anni il 13 giugno, mio fratello il 13 maggio, mio papà il 13 luglio e mia mamma il 31 luglio (la solita bastian contraria).
Da piccolina ero davvero ossessionata.
Alla lotteria sceglievo sempre il numero 13.
Nell'elenco della classe quasi tutti gli anni sono stata il numero 13.
Per calmarmi contavo fino a 13. Bevevo 13 sorsi d'acqua.
Ogni volta che facevamo un viaggio, contavo quello che vedevo fuori dal finestrino: 13 alberi, 13 macchine rosse, 13 cartelli. E arrivata al 13 o cambiavo oggetto o mi rifiutavo di andare avanti, smettevo di contare.
Poi mi ricordo ancora come mi arrabbiavo quando mi dicevano che era un numero sfortunato!

Non so bene perché io mi sia attaccata morbosamente a questo numero. Non sono una persona superstiziosa. Sono abbastanza sicura di me, non cerco scuse per quello che mi succede. Credo che ogni avvenimento, anche il più piccolo, sia semplicemente una conseguenza delle scelte che ognuno fa, e una causa di ciò che verrà dopo.
Eppure il numero 13 è per me una rassicurazione, un modo per convincermi che andrà tutto bene.
Probabilmente il ripetersi di questo numero è solo una strana coincidenza. Probabilmente molte delle volte che mi sembra di averlo trovato sono solo ricordi distorti da bambina. Probabilmente sto scrivendo la cosa più stupida del secolo. Ma in ogni caso, sapere che partirò per gli Stati Uniti quel giorno mi rassicura. Mi sento protetta, some se niente potesse andare storto.

Alla fine dei conti evidentemente ho solamente una gran paura. Sono terrorizzata.
Tutto di questa esperienza in realtà mi terrorizza.
Mi terrorizza non entrare più nel sicuro disordine della mia stanza.
Mi terrorizza non sedermi al solito banco, nella solita classe, con le solite facce.
Mi terrorizza la possibilità di non farcela, la possibilità di fare un solo stupido passo falso e mandare tutto all'aria.
Sono sempre stata abituata ad avere delle certezze, dei paletti, dei punti di riferimento. Sono sempre riuscita ad avere la mia vita abbastanza sotto controllo. Ma tra poco non sarà più così. Sto per saltare nel vuoto, e diciamo che schiantarsi al suolo farebbe male tanto quanto riuscire a superare questa prova mi renderebbe fiera di me. Tanto quanto mi farebbe crescere. Tanto quando mi darebbe la spinta per fare qualsiasi altra cosa.

Ecco perché ho bisogno del 13. Perché è una certezza. Insignificante certo, ma sempre una certezza.
È il mio paletto, il segno che mi indica che sto andando nella direzione giusta.
È un 'in bocca al lupo'.
È la mia conferma. L'appiglio che alla fine cerchiamo tutti quanti.
Io l'ho trovato.
E per quanto possa sembrare stupido, è un semplice, inutile numero.

E resta sempre il fatto che, partire sotto una 'buona stella' non ha mai fatto male a nessuno.
E resta sempre il fatto che, ogni volta che incrocio il numero civico 13 mi scappa un sorriso.


venerdì 5 luglio 2013

INDIPENDENCE DAY

Ieri, 4 luglio negli Stati Uniti si festeggiava l' Indipendence Day.

Che quello Americano sia un popolo nazionalista e patriottico, è un fatto risaputo in tutto il mondo. Questo deriva probabilmente dal fatto che non hanno una vera e proprio storia culturale, ma sono un miscuglio di usi, costumi e tradizioni provenienti dai luoghi più disparati.
Così la gente ha cercato di identificarsi in qualcosa di più grande e di cogliere ogni momento, soprattutto le ricorrenze storiche, per ostentare orgogliosamente la propria devozione alla bandiera a stelle e strisce.
Tutto questo raggiunge il suo apice proprio il 4 luglio.
Questo è il giorno in cui si celebra l'adozione della Dichiarazione d'Indipendenza, con la quale le Tredici Colonie si distaccarono dal Regno Unito di Gran Bretagna.
Questo è il giorno in cui si celebra l'essere americani, nella buona e nella cattiva sorte.

Durante la giornata le istituzioni non indispensabili vengono chiuse, per permettere a tutti di festeggiare. 
La mattina gli americani assistono e partecipano alle parate organizzate nelle città più grandi, poi le famiglie si riuniscono per grigliate, barbecue o picnic. La giornata viene trascorsa quasi interamente all'aria aperta, fino alla sera quando vengono sparati i tanto spettacolari fuochi d'artificio, accompagnati dall'inno nazionale e altre canzoni patriottiche. 

Il tributo militare, detto 'Salute to the Union', avviene in tutte le basi e consiste nello sparare un colpo di pistola per ogni stato americano. Questa tradizione viene presa direttamente dal 1777, quando a Bristol vennero sparati 13 colpi, uno per ogni colonia, all'alba e al tramonto.

Credo che il patriottismo americano sia un elemento da lodare e imitare, soprattutto da noi italiani.
Perché viviamo in uno dei paesi più belli del mondo, pieno di storia, tradizioni e diversità culturali che lo rendono imperfetto ma unico. Ma noi non ce ne rendiamo conto.


dedicato a chi è fiero di essere ciò che è.

I.

sabato 29 giugno 2013

THIRST FOR KNOWLEDGE


«Perchè parti Ilaria?»

Sinceramente non so rispondere a questa domanda, non so risponderti amico mio. Vorrei poterti spiegare come mi sento, la felicità e l'eccitazione che provo, ma è impossibile. Vorrei farti capire che parto perchè è come un bisogno viscerale, incontrollabile. Come un' insaziabile fame di conoscere, di vivere, di rischiare.
Sai, una volta mi è stata detta una frase:
"Se amate qualcuno per la sua bellezza non è amore ma desiderio,
 se amate qualcuno per la sua intelligenza non è amore ma ammirazione,
 se amate qualcuno per la sua ricchezza non è amore ma interesse,
 se amate qualcuno e non sapete il perché, questo è amore."
Ecco, diciamo che è un po' come mi sento riguardo alla mia partenza. Non c'è un perchè, ci sono tante piccole cose che non so spiegare, tante grandi emozioni che non riesco a controllare. 
Potremmo dire che il motivo per cui voglio farlo si trova nel nome stesso di quest'esperienza: EXCHANGE STUDENT.

Exchange. Change. Cambio. Cambio di casa, cultura, amici, abitudini. Cambio della proprio vita, cambio di se stessi. Ma anche scambio. Qualcosa dai e qualcosa ricevi. Intreccio di culture. Compromessi. 
Imparare, insegnare. Donare un pezzettino di se stessi, del proprio paese, del poco che puoi aver imparato. Scambiarlo, sostituirlo con ciò che ti viene offerto.
Paura. Non capire più chi si è, non sentirsi a casa da nessuna parte. Paura di perdere la propria cultura, le proprie radici. 
Crescere. Imparare dai propri errori. Imparare che il mondo è casa tua. Ovunque. 
Sperimentare. Emozionarsi. Conoscere. Scoprire. Un mondo nuovo. Un nuovo te stesso. Nuove prospettive, nuovi valori, nuovi pensieri. Chi sono? Chi sarò? 
Guardare al di là del proprio naso. Staccarsi dalle sottane di mamma, volare via dal nido. 
Ricordarsi da dove si è venuti, come si è arrivati qui, grazie a chi si è arrivati qui. E quando ci si sentirà persi, smarriti, ricordarsi qual'è il proprio obiettivo. 
Credere. Credere in se stessi. Credere di riuscirci. Credere di poter volare da soli, di poter fare tutto ciò che si vuole. D'altronde, 'l'unico limite è quello che tu poni a te stesso'.
Superare questi limiti. Rialzarsi ogni volta che si cade. Avere il coraggio di fare un salto nel vuoto. 
Viaggiare. Il viaggio della vita. Il viaggio più importante: il mio.

Capisci ora perchè parto? Capisci perchè non riesco a rimanere qua? Io spero che tu ci riesca amico mio, perchè niente mi tratterrà. Lo so che mi ritieni egoista, ma questo è quello che devo fare. E' quello che ho bisogno di fare. Per me. Mi dispiace ferirti, renderti triste, farti sentire abbandonato. Ma questo non è un semplice anno della mia vita, è la mia vita in un anno.

dedicato agli amici ritrovati.



I.



lunedì 17 giugno 2013

FRIENDSHIP

Sabato c'è stata la mia festa di compleanno, e mi sono resa conto di quanto sarà difficile andare via.

Mi mancherete tutti, mi mancheranno le serate, le risate, gli abbracci. 
Mi mancheranno quelle poche parole con cui riuscite a farmi stare bene.
Mi mancherà ascoltare i vostri problemi, le vostre delusioni, i vostri successi.
Mi mancherà vedervi, mi mancherà anche semplicemente stare seduti al Mercedes, tra un aperitivo e un caffè.
Nonostante tutto, mi mancherà anche questa città, con i suoi difetti, i turisti, le solite quattro facce che mi danno una certezza.
Mi mancherete amici miei, grazie di tutto. 
Vi ringrazio per avermi capito, sopportato.
Vi ringrazio per avermi consolato, per avermi fatto ridere. 
Vi ringrazio per riempire le mie giornate, per essere la mia 'ancora di salvezza'.
Vi ringrazio per tutto quanto, siete la cosa più importante che ho. 
Mi ricorderò di voi, promesso. E tornerò presto.
Spero di trovarvi ancora qui, spero che mi aspetterete. 
E' difficile spiegare come mi sento, un altalena di emozioni tra felicità, tristezza, euforia e paura. Un miscuglio che, lo so, a volte mi rende insopportabile.
Però so anche che voi siete qua, e questo mi fa sentire fortunata.

Mi mancherete amici miei, non c'è altro da dire. Non ci sono altre parole.
Vi voglio bene.

‟ Ci sono persone che hanno un'anima speciale che le illumina,
 sono le persone pure con un grande cuore che emana dolcezza ed un'infinita bontà: 
sono solo quelle che conquistano il tuo cuore senza nessuna spiegazione. „

- Soumaya Serena


dedicato a chi mi è sempre affianco, anche quando diventa difficile. 

I.

mercoledì 15 maggio 2013

TIME FLIES

L'altro giorno mio fratello ha compiuto 18 anni. Diciotto. 'Il grande passo'. L'inizio dell'età adulta. Il giorno speciale.
..in realtà quando compi 18 anni non cambia molto. Non è che ti svegli e ti senti diverso. No. Non c'è niente che scatta, nessuna svolta. L'unica cosa è che ora devi rendere conto delle tue azioni non solo a mamma e papà, ma anche a tutti gli altri, anche allo Stato. Hai delle responsabilità più grandi.
Ma non credo che tu te ne renda conto subito. Ci vuole tempo, ci vogliono le delusioni, le porte in faccia, le cadute, a ricordarti che non sei più un bambino. Allora, piano piano, ti accorgerai che qualcosa è cambiato. Il tuo ruolo è cambiato. E anche il tuo modo di vedere il mondo deve farlo.

Mentre guardavo mio fratello spegnare le candeline, mi sono improvvisamente resa conto di quanto il tempo voli. Ieri eravamo due piccoli mostriciattoli, oggi invece siamo quasi entrambi adulti.
Tutti diciamo 'il tempo corre', 'il tempo non aspetta'.
Tutti abbiamo fretta, vogliamo risparmiare tempo.
L'unica risorsa che ancora non riusciamo a controllare, a riprodurre, a plasmare: non possiamo fermarlo, non possiamo riavvolgerlo. Scorre inesorabile e silenzioso, incidendo sulle nostre vite più di ogni altra cosa.
Tutti ce ne rendiamo conto, ma tendiamo a ignorare questa situazione. Ci spaventa.
Tutti spesso sprechiamo il nostro tempo. Tutti. Nessuno escluso.
Lo sprechiamo ogni giorno.
Lo sprechiamo quando non siamo in movimento.
E per movimento non intendo lo spostamento fisico, ma i nostri cambiamenti.
Conoscere cose nuove porta a un cambiamento.
Quando resti incastrato in una grigia e noiosa routine, sei fermo. Stai sprecando il tuo tempo.
Quando hai paura di sperimentare, paura di sognare, sei fermo.
Ma il tempo no. Lui non si ferma mai. E nessuno te lo darà indietro.

Quando una giornata non è sprecata?
Quando a letto la sera puoi dire di aver fatto qualcosa di nuovo. Una nuova esperienza, nuove emozioni.
Quando puoi dire di aver visto un pezzetto di mondo che ieri non conoscevi. Anche minuscolo, basta una piccola cosa.
Quando sei un exchange student, che sia per tre, sei o nove mesi, devi poterlo dire tutti i giorni. Devi vivere ogni giorno.

Ho fatto una lista, si chiama 'Living-in-the-USA bucket list'. È l'elenco di tutte le cose che voglio fare quando sarò negli Stati Uniti. Tutte quelle che mi vengono in mente, dalle più stupide alle più importanti. Sono davvero tantissime, e ogni giorno aggiungo qualcosa. Per spuntare tutta la lista ho solo nove mesi. Nove mesi?! Sono niente. Credo che non mi basterebbe neanche una vita intera.
Per questo mi sono resa conto di quanto non sprecare il mio tempo sia importante. Perchè un'esperienza cosi non puoi fare altro se non viverla fino in fondo.
Non puoi fare altro che lasciarti travolgere.
Non puoi fare altro che assorbire ogni palpito, ogni emozione.

Partirai che sarai un foglio bianco, un film in bianco e nero.
Dovrai tornare assomigliando al miglior colossal mai esistito. Con storie emozionanti, commuoventi ed esilaranti. Con i colori più vividi e i migliori effetti speciali.
Dovrai tornare a casa con un bagaglio enorme di sogni realizzati.
Dovrai tornare a casa con la sola voglia di ripartire.



I.

sabato 11 maggio 2013

A BIG THANK YOU.

Questo post vorrei dedicarlo alle due persone che, con i loro sacrifici e le loro fatiche, mi hanno fatta diventare la ragazza che sono oggi, mi hanno dato l'opportunità di diventare un exchange student.

Grazie per avermi insegnato ad essere curiosa.
Grazie per avermi fatto viaggiare, conoscere.
Grazie per darmi un appoggio ogni giorno.
Grazie per essere stati presenti in ogni momento, per essere sempre dalla mia parte.
Grazie per avermi dato dei valori, per avermi insegnato a distinguere tra giusto e sbagliato.
Grazie per avermi insegnato a credere in me stessa e nelle mie capacità.
Grazie per avermi insegnato a non avere paura dei cambiamenti.
Grazie per avermi insegnato a inseguire i miei sogni.
Grazie per avermi dato tutte le possibilità.
Grazie per avermi insegnato a fare delle scelte.
Grazie per avermi insegnato che la mia opinione conta.
Grazie per sopportarmi tutti i giorni da ormai 17 anni.
Grazie perchè, nonostante per voi sia difficile lasciarmi andare, mi avete sostenuto nella mia scelta di vivere un anno all'estero.
Grazie perchè so che voi ci sarete sempre e comunque.

Grazie.
Non ve lo dirò mai abbastanza.
Come non vi dirò mai abbastanza che vi amo con tutto il mio cuore.

Quindi grazie mamma, grazie papà.

dedicato a Bruno e Alessandra.



I.

giovedì 9 maggio 2013

EXTREMELY FAR BUT INCREDIBLY CLOSE

Distanze.
Si può conservare un rapporto di amicizia, di amore, quando ci si trova separati da un oceano?
Si possono provare le stesse emozioni, le stesse sensazioni, anche se i giorni passano senza vedersi, senza parlarsi?
Frasi famose, aforismi, citazioni raccontano che tutto questo è possibile.
Raccontano che se i legami sono forti allora possono resistere contro il tempo, contro le distanze.
Raccontano che se solo le persone non cambiassero, allora nemmeno l'amicizia o l'amore potrebbero.
Raccontano che se si continuasse a chiamarsi o a scriversi messaggi si potrebbe essere aggiornati sulla vita dell'altra persona e si potrebbe dire 'io ti ho ascoltato', 'io ti ho consigliato'.
Ma la verità è diversa.
La verità è che i legami, con il tempo, diventano sempre più sottili, sempre più fragili.
La verità è che le persone cambiano, si trasformano, diventano altre persone che nemmeno tu conosci più.
La verità è che un 'ti ho ascoltato' o un 'ti ho consigliato' non potranno mai sostituire un 'ci sono stato', un 'ti ho guardato negli occhi e ti ho capito', un 'sono qua e ci sarò finchè vorrai'.
La verità è un'altra, ma spesso è più facile illudersi.
Illudersi che niente cambierà.
Illudersi per trovare il coraggio di staccarci dalle persone che amiamo.
Illudersi per sentirsi meno egoisti.
Illudersi perchè la vita ci sembri un po' più facile.
Illudersi per poi riuscire a capire che possiamo andare avanti da soli, un passo dopo l'altro.

Durante un intero anno da exchange student non si può passare le ore su skype o al cellulare, a cercare di mantenere uguali rapporti a miglia di distanza. Bisogna metterli in pausa, uscire a crearne di nuovi, altrettanto fantastici, altrettanto forti.
Non si può restare attaccati ai vecchi ricordi, bisogna crearne di nuovi, ancora più indimenticabili.
Perchè una cosa è sicura sulle distanze: sono rivelatrici.
Grazie a loro capiremo finalmente chi con noi è protagonista della nostra vita e chi invece è solo di passaggio, come una scritta sulla sabbia.

dedicato ad A.

I.

mercoledì 8 maggio 2013

BE BRAVE: LIVE.

Che cos'è la paura?
La paura è istinto.. viscerale, incontrollabile istinto. Istinto di sopravvivenza, istinto di difesa.
La paura è buio, nulla, è l'infinito rincorrersi di scuse e occasioni perse.
La paura è una maschera.
La paura è necessità, istinto di conservazione.
La paura è intrisa in ogni cosa che facciamo, in ogni scelta.
Ci sono paure comuni, come la paura del buio, la paura di affezionarsi, la paura di essere deboli. La paura dell'ignoto, della fine, degli addii. La paura di sognare.
Ma la paura più diffusa è chiamata dagli psicologi METATHESIOFOBIA: la paura dei cambiamenti.
Non esiste paura peggiore di questa. Lei ti costringe a rimanere incastrato in un lavoro che non ti piace, in una relazione che ti consuma. Ti costringe a rimanere attaccato a dei valori in cui ormai non credi più, ti fa perdere occasioni, rende la tua vita grigia, monotona.
Perchè abbiamo questa paura?
Semplice, perchè abbiamo il terrore di fallire, di rimanere soli, di non avere più l'appiglio sicuro, il rifugio, l'appoggio sotto i piedi. Il terrore di non avere la forza di rialzarci.
Abbiamo paura di rischiare, paura di volare, paura di vivere.

Io il coraggio l'ho trovato, non so bene come, ma una mattina era li. Mi tendeva la mano e mi ricordava che gli unici limiti nella vita sono quelli che noi poniamo a noi stessi.
Perchè alla fine è questo che vuol dire essere un exchange student: avere coraggio.
Coraggio di cambiare vita, amici, paese.
Coraggio di cambiare se stessi, di credere in se stessi.
Coraggio di adattarsi.
Coraggio di fare delle scelte.
Coraggio di crescere.
Coraggio di coprire la distanza che separa la persona che sei da quella che vorresti essere.
Coraggio di rischiare, volare, vivere.

Essere un exchange student significa avere il coraggio di inseguire e realizzare i propri sogni.

Perchè il prossimo anno sarà il più bello della nostra vita.
Ma anche il più difficile.
Il più doloroso.
Il più indimenticabile.

I.

martedì 7 maggio 2013

domenica 5 maggio 2013

'THAT CALL'

Hi guys, prima di farvi vedere le foto della mia famiglia americana, voglio raccontarvi di come mi è arrivata la grande notizia..
Era un tranquillo martedì di Febbraio, classica giornata a scuola, pranzo fuori con gli amici.. niente di che.
Ma appena arrivata a casa, ricevo la telefonata che ogni exchanger teme e aspetta di più, la telefonata che inizia con: 'Ciao ti chiamo perchè abbiamo trovato una famiglia per te!'
Tutti sapete (o potete immaginare) quanta ansia mi avesse messo l'attesa..
Però oltre alla trepidazione, il mio stato d'animo prevalente era terrore pure.
Il terrore di finire in Alaska o in una famiglia con cui non mi fossi trovata bene.
Il terrore perchè conoscere la mia famiglia significava che era tutto vero, stavo davvero facendo la pazzia di andare un anno negli Stati Uniti!
Ammetto che la mia ansia era però dovuta anche ad un'altra cosa: la settimana prima un' operatrice WEP mi aveva chiesto se per me fosse un problema andare una famiglia molto religiosa.
Premettendo che non ho problemi con le persone religiose, loro hanno le loro idee e le rispetto, però io non sono cresciuta in quel modo. Non ho mai fatto catechismo, niente confessione comunione o cresima, ho partecipato alla messa solo in occasione di matrimoni, battesimi o (purtroppo) funerali.
Quindi credo possiate facilmente immaginare quanto mi spaventasse l'idea, più che altro perché non ero sicura di potermi adattare al loro stile di vita, e avevo paura di trovarmi in contrasto con il loro modo di pensare. Cioè in fondo io non so neanche cosa voglia dire essere molto religiosi! Bisogna dire la preghiera prima dei pasti? Andare a messa tutte le domeniche? HELP!
Dopo una lunga telefonata con le operatrici WEP in cui mi spiegavano come la chiesa fosse parte integrante della cultura americana, mi raccontavano storie di ragazzi che la pensavano come me e che ora seguivano un corso doposcuola di 'lettura della Bibbia' e blablabla.. mi ero rassegnata e stavo cominciando a prepararmi psicologicamente a diventare una suora di clausura.
E invece successe tutt'altro! Durante quella fatidica chiamata mi dissere che la mia famiglia viveva a Vicksburg (un paesino di 3000 persone nel sud del Michigan), ed era composta da mamma Carolyn, papà Brian e tre figli Michael (16) Riley (21) e Andy (24). Tutti quanti vanno in motocross e hanno il pistino dietro casa! Giocano anche a tennis, pallavolo e football, fanno wakeboard sui laghi e hanno uno di quei mega camper/camion con cui girano un po' ovunque..
Ah in più hanno tre odorabili e pelosissimi cani.
Sono un po' dei matti ma sono la famiglia perfetta per me!

Credo che ci sarà da divertirsi, quindi..

STAY TUNED!

I.