Diary of an italian wannabe-writer teenager.

Here is a sneak peek into my dreams, my thoughts, my fears, my hopes.. a sneak peek into my world. I'm gonna talk about whatever comes to my mind, whatever I either love, hate or just feel like I have something to say about. It's gonna be random. It's gonna be sarcastic. It's gonna be harsh, sad, ruthless, disorganized. It's gonna be me.
Hope you enjoy it.

Feel free to comment.

I.

lunedì 18 novembre 2013

STRUGGLE

A quanto pare quello che mi serve per mettermi a scrivere è un allarme tornado. Già, è tutto il pomeriggio imperversa una bufera di quelle che vedi solo nei film sull'apocalisse. No ok sono un'esagerata. E' che mi sto annoiando a morte e come tutti mi rifugio nella mia mente, dove tutto è perfetto e la mia vita non è mai sotto l'altezza delle mie aspettative. Dove questo tornado mi prende e mi riporta a casa anche solo per cinque minuti. La nostalgia si fa sentire. Eccome se si fa sentire. Sarà che sto attraversando la mensile 'settimana no', sarà che sono passati già tre mesi, sarà che sono semplicemente una normale diciassettenne e non un pezzo di ghiaccio, ma mi manca casa. Mi mancano i miei amici e le mie abitudini. Mi manca svegliarmi e trovare la colazione pronta, il sorriso della mamma, le battute di papà per cui mi arrabbiavo sempre ma che in fondo in fondo devo ammettere facevano ridere. Mi manca sedersi tutti insieme sul divano al giovedì sera per guardare x factor, mi mancano gli abbracci, le parole di conforto. Mi mancano i miei amici, quei pomeriggi tutti uguali, tra aperitivi e chiaccherate, di cui ero tanto stufa.
Con questo non sto dicendo che mi pento della mia scelta, assolutamente. Amo essere qui. Amo questo mondo. Solo che a volte è davvero difficile. E' difficile quando per quanto ti sforzi non riesci a far andare le cose come vuoi tu. Quando cerchi sempre di essere forte, perchè è quello che tutti si aspettano da te. Quando vorresti urlare, sfogarti ma invece ti tieni tutto dentro, mastichi e mandi giù. Perchè non vuoi creare problemi, devi stare attenta a tutto quello che fai, a quello che dici, a come lo dici e cerchi di accontentare tutti, ti senti costretto a annullare la tue opinione, i tuoi pensieri, perchè non sono mai abbastanza importanti, i tuoi problemi non sono abbastanza importanti, quell'insieme di piccole cose che ti fa diventare matta non è abbastanza importante. Gli altri vengono prima. Perchè loro stanno facendo un sacrificio per averti qua, perchè sei tu che arrivi nel loro mondo e lo scolnvolgi. Arrivi, scombini le carte e poi te ne vai, lasciando dietro di te un grande vuoto, un castello distrutto. E tutto questo fa paura. Loro sanno che affezionarsi a te significa poi doverti lasciare andare. L'hanno fatto tante altre volte. E sono stufi, stanchi. Vogliono qualcosa che non sia effimero, che duri, vogliono una roccia, un'ancora, una colonna. Vogliono la casa di mattoni del terzo porcellino: nonostante gli sbuffi del lupo resta sempre in piedi. Ma tu questo non glielo puoi dare, no. Tu tra sette mesi salirai su un aereo e puff ..svanita. Adios. Di nuovo nella tua vecchia vita. 
Sembra assurdo eh?
Ecco perchè più ti sforzi di avvicinarti più ti sembra che si allontanino. Forse tu stessa hai paura di aprirti a loro per lo stesso motivo. Ci hai mai pensato? Probabilmente si, ci pensi ogni giorno. Cerchi di metterti nei loro panni, cerchi di trovare un modo per aprire una breccia nelle loro barriere.
Forse siete troppo diverse. Ma continuerai a provare vero? Perchè non puoi fare altrimenti. Non hai un altra scelta. Essere forte. Stringere i denti. Non mollare. Impedire a chiunque di prendersi il tuo sogno e calpestarlo. No, non succederà. 
Ecco spiegato il titolo di questo post. Assurdo come ormai per me una parola inglese sortisca più effetto di dieci italiane. Struggle. Battaglia. Grande sforzo. Combattere. Dibattersi. Lottare. 
Come mi sento, racchiuso in otto semplici lettere. 

giovedì 7 novembre 2013

I'M BACK

Credo sia ora di dare una rispolverata al mio italiano e ricominciare a scrivere prima che il mio blog faccia la muffa.

L'autunno veloce come è arrivato se ne sta andando. Tirate fuori dagli armadi le giacche pesanti, stasera è prevista una nevicata!

Stasera non ho davvero tempo di raccontarvi tutto quello che è successo durante i miei due mesi di blocco dello scrittore, ma prometto per la fine della settimana sarete completamente aggiornati..

Kissesss

I.

sabato 21 settembre 2013

FALLING IN LOVE

Hi lovely folk!
Long time no seeing..
Scusate, ma qua la vita viaggia veramente a un ritmo folle!

Ci sono un bel po' di novità dall'ultima volta che ci siamo lasciati.
Per prima cosa, terrorizzata dalla qualità del cibo, mi sono iscritta alla squadra di cross country (corsa campestre per chi non lo sapesse).. dov'è il problema direte voi? 
Il problema è che a me non è mai piaciuto correre. 
Perché mi sono inscritta allora?
Perchè le squadre sportive dopo scuola sono il miglior modo per fare amicizia.. 
Chi immaginava che anche una cosa faticosa e individuale come la corsa potesse invece trasformarsi in uno dei momenti più attesi della mia giornata?
Due ore di allenamento dal lunedì al venerdì, che ci sia sole, pioggia, neve o un uragano.
E mi tocca ammettere che inizia pure a piacermi!

Mi mancavano le bellissime sensazioni che solo uno sport ti può dare. 
La soddisfazione che si prova nel vedere i propri miglioramenti giorno dopo giorno.
La gioiosa spossatezza alla fine di ogni allenamento.
Spingersi ogni volta un po' oltre i propri limiti, non mollare.
Il calore di una squadra, la pacca sulla spalla di chi sa quanto impegno ci vuole.
Stringere i denti, passo dopo passo, le gambe che fanno male, il tuo orgoglio che non ti permetterebbe mai di fermarti proprio adesso.
Non serve arrivare primi per essere dei campioni.
Un campione è chi non molla, è chi si rialza ogni volta, è chi ha il coraggio di affrontare le sfide.
Un campione è chi scopre i suoi limiti e non ha paura di superarli.
Un campione è chi tira fuori i suoi sogni dal cassetto e inizia a renderli realtà.

Bisogna però dire che la scuola qua non è certo quella dei campioni. Non so se sia per le classi che ho scelto io, ma fino a adesso non ho avuto nessuna particolare difficoltà.
La mia schedule prevede AP Biology, Psichology, Study Hall (un ora dove studiare o fare compiti), Photography, US History, Trigonometry e English 4.
I ragazzi sono tutti gentili e mi fanno morire dal ridere con le loro strane idee sull'Italia, tipo 'avete la pizza?', 'Vivi in una casa?', 'Credo che sia una delle isole più belle'.

Tutto questo mi fa davvero riflettere su quanto sono fortunata ad aver sempre avuto la possibilità di viaggiare, di vedere il mondo, di conoscere culture diverse.
Per molti di questi ragazzi, che non sono quasi mai usciti da questo minuscolo paesino di 3000 anime, anche le due ore per andare a Chicago sono un emozione.
Vorrei tanto sapere cosa pensano di me, che parlo tre lingue e ho visto posti che loro possono solo immaginare attraverso una fotografia. 
Vorrei sapere cosa pensano di questa ragazza che viene dalla 'gettonatissima' Italia, paese delle mille avventure.
Vorrei sapere cosa pensano di una diciassettenne che lascia la romantica città di Romeo e Giulietta per andare a vivere in un anonimo paesino nella campagna americana.
Devo sembrargli impazzita.
Invece per me, anche la più piccola cosa, dai semplici sorrisi nei corridoi della scuola ai marshmallow sul fuoco, dalle uova con il bacon alle canzoni country, tutto quanto è una nuova emozione.
Quando mai mi capiterà ancora di vedere carrozze di famiglie Amish su una strada asfaltata e non trovarle fuori posto?
Quando mai mi capiterà ancora di tifare la squadra di football al venerdì sera?
Quando mai mi capiterà ancora di andare a scuola in ciabatte, con addosso una maglia oversize e dei vecchi pantaloni della tuta e non essere squadrata dall'alto al basso?
Quando mai mi capiterà ancora di sentire l'inno nazionale ogni giorno a mezzogiorno su ogni stazione radio?
Quando mai mi capiterà ancora che un ragazzo mi chieda di recitare in un cortometraggio perché 'your italian accent is so cool'?
Di mangiare i cookies più buoni del mondo? Di dover finire i miei compiti seduta su un autobus giallo perché ho passato il pomeriggio a una gara di cross country?
Di essere sgridata perché 'quando si attraversano le rotaie del treno non si deve parlare'? Di partecipare a un bonfire?
Di cantare canzoni country a squarciagola non azzeccando una parola? Di sognare in una lingua che non è la mia? 

Certo, non è tutto rose e fiori.
Ci sono momenti in cui la nostalgia e la tristezza prendono il sopravvento.
Momenti in cui senti le lacrime pungerti gli occhi, momenti in cui non hai più nessuna certezza.

Ma non sono niente comparato a quello che sto vivendo. 
E' davvero difficile spiegare quello che sto provando, non sono sicura che chi non lo abbia vissuto sulla propria pelle possa capire.
Tutto quello che mi viene da dire e che mi sto innamorando.

Mi sto innamorando della mia America.


"One day, in retrospect, the years of struggle will strike you as the most beautiful."

-Sigmund Freud
I.

lunedì 2 settembre 2013

SUMMER IS OVER

Sono passati già 21 giorni da quando sono salita su quell'aereo. 
504 ore da quando la mia avventura è cominciata.
Questa America, la mia America, la sto appena conoscendo.
La mia storia qui è ancora tutta da scrivere.

Mi sento come quando stai guardando il foglio di quell'esame importante che ti è appena stato consegnato.
Le uniche cose scritte sono il tuo nome, la data, magari la tua classe. Hai le richieste degli esercizi, chiamiamole 'linee guida' : quando arrivo, dove vado, quando inizia la scuola, il giorno del ringraziamento, gli stereotipi presi dai mille telefilm che adoro guardare. 
Il resto è bianco. Pulito. Vuoto. Pronto a essere riempito. Non importa che tu sia pronto o no, in qualche modo te la dovrai cavare. Non importa quanto hai studiato, quanto tu ti sia impegnato, c'è quel momento in cui lo stomaco si stringe e le mani ti iniziano a sudare. La testa completamente vuota, anche se il problema che hai davanti è il più semplice del mondo. Si sa, spesso ciò che facciamo più fatica a vedere è ciò che si trova proprio di fronte a noi. 
Poi però i tasselli cominciano a prendere posto e la tua penna inizia a scrivere in modo fluente, quasi come se sapesse da sola le risposte. Certo ogni tanto sbaglierai, dovrai tornare indietro, cancellare, riscrivere.
Ma non ti spaventa più, perché ormai sai che ce la puoi fare e tutto andrà per il meglio.
Ecco come mi sento. Solo che di fronte a me non c'è un esame su carta, ma uno che devo vivere.
C'è un paese, una lingua, una cultura che devo scoprire. 
La mia America.
La mia storia.
E sto iniziando a scriverla.

E' una storia che parla di verde, alberi, campagna.
Parla di un paesino, parla di una famiglia.
Parla di motocross, di wakeboard, di laghi.
Parla di marshmallow sul fuoco, di biscotti alla menta, di patatine all'aceto.
Parla dei cheeseburger più buoni del mondo, degli hot dog, del pollo marinato.
Parla di pasta scotta e caffè annacquato, parla di burro d'arachidi.
Parla di pick up, di canzoni country a tutto volume. 
Parla dello sconcerto nel sentire le voci vere degli attori. 
Parla di partite di football, del basket in televisione.
Parla di congelare per colpa dell'aria condizionata troppo forte, parla di odiose punture di zanzare.
Parla dei messaggi con gli amici in Italia, di videochiamate, di nostalgia.
Parla di tanti piccoli momenti quotidiani, parla di una vita che si intreccia con molte altre.
Parla di una ragazza di diciassette anni che cerca di dimostrare a se stessa di potercela fare.
Parla di me, delle mie paure e delle mie speranze. Della mia felicità e dei momenti di sconforto.
Parla di come domani entrerò per la prima volta nella mia nuova scuola. 
Da sola, in mezzo a mille ragazzi che non conosco e che parlano una lingua diversa dalla mia. 
Credo sia normale quest'ansia che comincio a sentire. 
Farò amicizia facilmente? Ci metterò mezz'ora ad aprire il mio armadietto? Riuscirò a salire le scale senza inciampare? Troverò tutte le mie classi? O mi perderò in quel labirinto di scuola?
Più ci penso, più mi agito, più mi ripeto che andrà tutto bene.

La mia estate è ufficialmente finita e per la prima volta, ne sono felice.


I.

venerdì 23 agosto 2013

FIRST WEEK

Cosa mi manca di più dell'Italia?
Non lo so.
Mi mancano mote cose, dipende dai momenti.
Però non ho ancora avuto nessuna crisi di nostalgia, nessun pianto incontrollabile, nessuna voglia di tornare a casa.
Per fortuna la mia famiglia è gentile e simpatica. Beh un po' tutti lo sono.

Qui è così diverso.
Non migliore o peggiore, semplicemente diverso.
Ogni tanto mi sembra di guardare un film, di guardare la vita di qualcun'altro.
Ogni tanto sono quasi sicura di essere lì lì per svegliarmi nel mio letto, nella mia camera, nella mia solita vita.
Sarà perché qui mi sento come se fossi a casa. 
Mi sento come se questa cultura, questa lingua mi appartenessero da sempre. Come se fossero state qui ad aspettarmi.

Ma adesso vi racconto dei primi giorni nella mia casa oltreoceano.
Tanto per iniziare, devo ancora finire di disfare le valigie (scusa mamma).
Non so bene perché ma credo che averle lì sia una sorta di difesa, un modo per non rendermi conto che starò lontano dall'Italia per tutto questo tempo. 
Credo che sia la mia barriera contro la nostalgia.
Non so bene perché ma mi sento come se, appena le mie valigie saranno vuote, appena mi sarò ambientata, il mio sogno svanirà.
Perché è questo che succede con i sogni.
Passi talmente tanto tempo ad aspettarli che quando sono qui, reali, quando li stai finalmente vivendo, hai il terrore che ti svaniscano tra le mani.
Hai il terrore di non viverli appieno.
Perché i sogni sono effimeri. Brevi. Transitori. Fugaci.
Eppure continuiamo a inseguirli, perché ne vale la pena. 
Eccome se vale.

Ma mi sono di nuovo allontanata da quello che in realtà è lo scopo di questo post: raccontare i miei primi giorni in questa terra "straniera".
Beh, quando sono arrivata ero decisamente stonata.
Forse per il fatto di non aver dormito per 30 ore, forse perché mi rendevo conto che quello era in realtà il vero inizio della mia avventura.
All'aeroporto c'era tutta la famiglia e siamo andati a mangiare l'immancabile enorme cheeseburger.
" Benvenuta in America Ilaria! ".

In questa settimana ho già provato motocross, wakeboarding, tubing (viene attaccato un ciambellone dietro alla barca e ti trainano) e un gioco che non mi ricordo come si chiama.
Ha più a meno le regole del golf, solo che invece di usare mazza e palline devi lanciare un frisbee. 
Il che non sarebbe neanche male se non lo giocassero in mezzo al bosco. 
Questo vuol dire che il mio caro frisbee, visto che sono negata, continuava a finire tra i rovi oppure andava a sbattere contro un albero.
Ciliegina sulla torta, avevo deciso di mettere le ciabatte e.. ho pestato su un serpente!
Credo di aver fatto un mezzo infarto ahah

Non sono mancate le classiche figura di merda, i classici 'misunderstanding' , non sono mancate le risate e piccoli momenti di sconforto.
Ho scelto le materie per la scuola. 
Ho conosciuto altri exchange e le loro famiglie ospitanti. 
Sono andata a farmi un giro per la cittadina in bicicletta.
Ho mangiato schifezze. 
Mi sono sentita in colpa. 
Sono andata a comprarmi della verdura. 
Ho cucinato la pasta. 
Ho chiamato i miei amici in Italia. 
Ho visto il più stupido film mai girato.
Mi sto abituando ai ritmi della mia nuova vita.

Cos'altro c'è da fare in una settimana?

Stay tuned!

I


venerdì 16 agosto 2013

PORTRAIT OF NYC

Scrivo di nuovo dall'aereo, il terzo di questa settimana. Ma non ancora l'ultimo.
Mi piace volare, ti fa vedere il mondo da un'altra prospettiva.
Ti permette di avere la testa fra le nuvole senza staccare la spina al cervello.

Ma torniamo a parlare di New York City. 
Per prima cosa cosa i grattacieli sono troppo alti. 
Finalmente capisco come si deve sentire una formica, piccola e insignificante. In cerca del modo per sembrare più maestosa e importante. 
Beh in realtà credo che le formiche cerchino solo il modo di sopravvivere, mentre sono io che, abituata alla mia vecchia Verona, mi trovo spaesata, non so come reagire di fronte a una città così.
Se dovessi paragonare NYC a qualcosa di reale, di tangibile, credo che probabilmente sarebbe un liquido. 
Qualcosa senza una forma definita, qualcosa in continua metamorfosi. 
Qualcosa che non si ferma mai.
Cambia, si adatta, si allarga. Un cantiere a cielo aperto. La città che non dorme mai.
La città di chi va di fretta, la città di chi non si ferma, la città di chi vuole di più.
La città dove puoi essere che vuoi.
Nessuno fa caso a come ti vesti, al tuo taglio di capelli. 
Sei solo uno dei tanti sguardi in un immenso oceano di volti.
Ma per questo stesso motivo è una città dove è facile sentirsi spaesati, soli.
Finchè non trovi il treno diretto dove vuoi andare tu, e inizi un viaggio con persone che suonano la tua stessa canzone. 
E se non esiste, nessuno ti impedisce di farne partire uno nuovo.

NYC è una città difficile da capire.
Cosa si nasconde dietro tutte quelle luci ammalianti e accecanti?
Dove vanno tutti quei taxi gialli? Dove corre tutta questa gente?

NYC è dove il vecchio e il nuovo si fondono in un armonia perfetta. 
È dove sopravvivere è un arte non da tutti.
È dove devi imparare a guardare oltre alle belle luci, oltre alle apparenze, fino al cuore pulsante di questa città.

NYC non è una città dove vivrei tutta la vita.
È un passaggio, una stazione di transito. 
È dove capire cosa vuoi fare, dove trovare il coraggio e la forza di realizzare i tuoi sogni. 
È l'esaltazione della personalità individuale, se non ne hai vieni inghiottito.
Ma non puoi restare qui per sempre, perché tu ad un certo punto tu ti fermerai, mentre lei no.
E tu diventerai una semplice ombra, grigia e spenta, in una città in esplosione. 
Diventerai parte dei muri, parte del contorno della vita di altri.
Devo ammettere che questa città mi incute un po' di timore, ti sprona a metterti in gioco, ad affrontare la paura di non potercela fare, ma cosa succede se non sei tu ad avercela vinta?

Ma cambiando argomento.. i propositi di non ingrassare?
Tutti in fumo.

Appena finisci la frase "Beh oggi a pranzo mi prendo un'insalatina leggera dai", ecco che arriva subito qualcuno che inizia un monologo su quanto sarebbe meglio per te , per l tua felicità e per la pace nel mondo se tu mangiassi uno dei suoi deliziosi hot dog. Un diavolo tentatore con delle ottime motivazioni non credete? Come si può dire di no?

martedì 13 agosto 2013

TODAY IS THE DAY

Eccoci qua. Il tanto atteso quanto temuto giorno della partenza è arrivato finalmente.  
Sto scrivendo dall'aereo, in questo momento dovremmo essere da qualche parte sopra l'oceano atlantico, vicino alla Groenlandia stando a quello che dice il monitor di fronte a me.
Forse sarebbe meglio se dormissi un po', visto che stamattina la sveglia è suonata alle sei.
Per fortuna i miei hanno deciso di andare a dormire in albergo vicino a Malpensa (da dove partiva il primo aereo), altrimenti sarebbe stata una levataccia ancora peggiore. 
Devo dire che il mio ultimo giorno in Italia è stato alquanto sofferto. 
Mi aspettava la tanto rimandata preparazione della valigia!
Non vi nascondo che è stata una faticaccia. Non immagino cosa avrei pensato se fossi stata nei panni di mia madre quando, entrando in camera mia, si è trovata davanti una figlia esasperata, seduta su una valigia che oggettivamente non si sarebbe chiusa neanche se avesse pregato in arabo.
Per fortuna questa scena patetica ha scatenato il suo istinto materno e mi ha aiutata prima che buttassi tutto fuori dalla finestra dal nervoso.

Ovviamente nel mio ultimo giorno non sono mancati i pianti, i saluti alle persone più importanti della mia vita sono stati veramente difficili. Mi sembra impossibile non vederli più per così tanto tempo.
Mi sembra impossibile che un esperienza così importante dovrò viverla senza di loro. Anche se in realtà saranno sempre con me, grazie al supporto che tutti mi danno. La vivranno attraverso i miei occhi.

La sera i miei genitori e mio fratello mi hanno portato fuori a cena e mi sono resa conto che sarà dura pensare di rimanere senza vero cibo italiano per dieci mesi! Ho mangiato così tanto che ero convinta mi sarebbe venuto un abbocco di quelli fotonici, il che non mi dispiaceva perché almeno mi sarei risolta il problema della temuta insonnia per l'ansia da partenza. La speranza è l'ultima a morire, no?
Beh la mia è morta appena mi sono distesa a letto e il mio cervello ha cominciato a girovagare fuori controllo. Neanche mi ricordo a cosa pensassi, un po' di tutto potremmo dire. Ricordi, speranze, progetti, emozioni.. cercavo di realizzare che la mia vita sta per cambiare drasticamente.
In realtà neanche ora che sono qua, sospesa a 36000 piedi di altezza, mi rendo conto che non tornerò a casa per dieci mesi. Mi sembra di stare partendo per una qualsiasi vacanza. Mi sento come in una bolla di sapone, sembra che le cose succedano senza che io me ne accorga. Ho preso l'aereo a Malpensa, tre ore di scalo a Francoforte, qualche nugget al Mac Donalds dell'aeroporto (giusto per entrare in un 'american moood'), e poi di nuovo in aereo verso New York. 
Sembrava tutto così lontano, ipotetico, che ora che è qui davanti a me non mi sembra vero. 

Mi aspettano tre giorni nella Grande Mela, il che mi elettrizza dato che non l'ho ancora mai visitata. 
E dopo via, verso la mia nuova casa, la mia nuova famiglia, la mia nuova vita.
Via, verso nuove emozioni, verso una nuova me stessa.  
Via, verso l'esperienza che mi cambierà, che mi farà crescere.
Via, via verso il mio sogno finalmente diventato realtà.

Ai miei amici e a tutti quelli che mi sono stati vicini ci tengo a dire solo che tutti i messaggi che mi avete scritto, tutte le volte che mi avete detto di non preoccuparmi, che sarebbe andato tutto bene, che avreste voluto venire via con me, non sono state parole al vento. Non è stato fiato sprecato. Mi avete dimostrato che non sono sola. Ogni 'ti voglio bene', ogni 'mi mancherai', ogni 'sarò qui a aspettarti', è importante. È importante perché è grazie a voi se sono salita su questo aereo, è grazie a voi se ho creduto in me stessa. È grazie a voi che mi avete ascoltato, consolato e rassicurato fino alla nausea, è grazie a voi che mi avete sopportato che io sono qua. Non ce l'avrei fatta senza di voi. Vi voglio bene, ci rivedremo presto ve lo prometto. 



NEW YORK CITY,
ORE 22.46 locali
         04.46 italiane

Non dormo da 24 ore. Dire che sono stanca sarebbe riduttivo. 
Dire che sono felice sarebbe riduttivo.
Dire che che amo questa città sarebbe riduttivo.
Mi sento molto americana in questo momento, non ho più le mezze misure. 
Tutte le mie sensazioni mi sembrano così enormi, quasi come se stessi per scoppiare. 
Amo tutto questo. Ed è solo l'inizio.


Last night in Verona




Times squareee




First true american hot dog 





Good morning NYC <3